Lundi matin Francia-Italia 2002 122’
di: Otar Iosseliani
con: Jacques Bidou, Anne Kravz-Tarnavsky, Dato Tarielashvili-Iosseliani, Narda Blanchet, Radslav Kinski, Adrien Pachod, Otar Iosseliani
E’ un artista, un ricercatore del gusto perduto della vita, l’operaio Vincent, pendolare di industria chimica ma aspirante vagabondo, interpretato dal documentarista Bidou, che gli dà la cadenzata noncuranza dei semplici. Con ironia e senso della vacuità, la giornata di Vincent incomincia dalla scompigliata casetta di paese dove i tempi della fabbrica scandiscono anche quelli dei campi. Accanito fumatore, vive in un mondo dove fumare ormai è come delinquere. Appassionato acquarellista, deve rinunciare per tenere in piedi una casa che va a pezzi, dove tuttavia convivono l’estremo inizio del secolo (una nonnina che usa ancora il telegrafo) e l’estrema sopravvivenza nel nuovo secolo (i figli elettro-amatori che aggiustano il telegrafo). La visita al padre morente, un grottesco vegliardo che fa il tirassegno in casa, lo sprona a partire. A Venezia risalta il gioco peripatetico del film: si unisce a un’allegra combriccola, ubriaco e felice, poi s’imbarca per l’Egitto e torna a casa per un nuovo “lunedì mattina”, mentre il figlio più grande vola sulla campagna con un parapendio. Cinema del secolo, in cui Iosseliani riprende nei dettagli Tati e Gremillon. Da vedere, più che da raccontare.
Il Giorno (28/2/2002), Silvio Danese

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