Nel corso del tempo – venerdi’ 01.04.2011 ore 20.30
sabato 26 marzo 2011, 16:50
Filed under: Cinemapiù 28,Video

recupero della data del 17/12/2010

Germania   1975   176′
di Wim Wenders
con Rudiger Vogler, Lisa Kreuzer, Hanns Zischler, Rudolf Schundler, Marquard Bohm, Hans Dieter Trayer, Franziska Stömmer, Patric Kreuzer, Wim Wenders

È la storia dell’incontro casuale di due uomini sui trent’anni (uno ripara proiettori cinematografici, l’altro è uno psicolinguista), del loro viaggio lungo il confine tra le due Germanie, della loro reciproca conoscenza, della loro separazione. A Cannes nel 1976 vinse il premio della Critica internazionale. Film di viaggio (anzi, di erranza) come Alice nelle città (1973) e Falso movimento (1974), è una riflessione sulla Germania prospera, mercantile e americanizzata del miracolo economico, sul malessere della generazione postbellica, sulla dissoluzione del mito dell’uomo forte, sul cinema, rappresentato nel suo versante materiale (la pellicola, la macchina da proiezione, il sonoro). È uno di quei rari film che trasmettono il piacere di andare al cinema, rispettando l’intelligenza dello spettatore e, insieme, sollecitandone i sensi.

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Simon Konianski – venerdi’ 25.03.11 ore 20.30
martedì 15 marzo 2011, 22:24
Filed under: Cinemapiù 28,Video
Belgio, Francia, Canada   2009   100′
di Micha Wald con Jonathan Zaccaï, Popeck, Abraham Leber, Irène Herz, Nassim Ben Abdeloumen
Simon Konianski ha trentacinque anni, un bambino e poca voglia di impegnarsi nella vita. Ipocondriaco e separato dalla moglie, una danzatrice goy, Simon è costretto a ripiegare sulla casa del padre con cui vive un rapporto conflittuale. Ernest, ex deportato, abita nella provincia belga e in un passato doloroso che espone come una favola al nipotino. Alla morte del padre, Simon scoprirà che l’uomo nascondeva un segreto, una prima moglie morta giovane, accanto alla quale desidera essere seppellito. Escluso il dispendioso viaggio in aereo, Simon partirà alla volta di Lublino a bordo del suo fuoristrada e in compagnia del figlio e di una coppia di zii. La visita al campo di concentramento di Majdanek e l’incontro con la comunità ebraica locale, muoveranno Simon alla commozione e alla maturità.
Simon Konianski è un ebreo che non vuole avere niente a che fare con gli ebrei, che aspira alla “normalità” e per questo sente il bisogno di “rinnegare” il padre, o almeno di disubbidirgli. Spettinato e incerottato, Simon preferisce indossare una felpa filo-araba con la scritta “Baghdad” nel tentativo di fugare ogni possibile fraintendimento circa le sue origini e le sue posizioni. Il sipario si alza allora su un doloroso (e necessario) strappo di natura generazionale. La morte annunciata del genitore lascia tuttavia Simon con la responsabilità di doversi riappropriare di un’identità perduta. Micha Wald, regista belga al suo secondo lungometraggio, getta le premesse per un’esilarante commedia familiare, che attraverso il filtro cattivante dell’ironia, esplora temi e nodi fondamentali della cultura ebraica. Il racconto si svolge on the road, dividendo senza possibilità di riconciliazione due generazioni: quella del “giovane” Konianski, ebreo secolarizzato che rifugge la tradizione ebraica e l’ebraismo e quella degli anziani, religiosi ferventi attraversati dal fantasma della Shoah. I vecchi traumi della deportazione nazista e degli arresti della Stasi emergono dalla convivenza forzata in auto tra zii e nipote. 
Gli ambienti in cui si muove il protagonista, la camera “in subaffitto” e l’automobile in panne, ne accentuano il senso di precarietà, facendone un eroe perdente e infantile, respinto dalla moglie e compatito dai parenti. Simon Konianski svolge con grazia e leggerezza argomenti lontani da ogni leggerezza. Il magnifico protagonista di Jonathan Zaccaï è posseduto da un dybbuk, lo spirito di un morto che chiede di non essere dimenticato. Quell’anima è Ernest, che dopo la dipartita riappare fantasmatizzato al figliolo prodigo, “perseguitandolo” con i suoi consigli e riconducendolo verso un’identità negata. Il risultato che conseguirà il viaggio non sarà il recupero dei valori religiosi o la riconquista di una dignità sociale, Simon è e resterà disoccupato, ma l’unità della famiglia Konianski, vero premio dell’eredità paterna. Davanti alla dimora estrema del padre, Simon scoprirà la sua vera identità, che adesso vibra di un dolore antico che ha già imparato a tramandare.
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Laboratori
giovedì 10 marzo 2011, 17:21
Filed under: Iniziative

Continuano i laboratori per bambini…

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Calamari Union – venerdi’ 11.03.2011 ore 20.30
martedì 01 marzo 2011, 23:09
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Finlandia   1984   80′
di Aki Kaurismäki con Timo Eränkö, Kari Heiskanen, Asmo Hurula, Sakke Jarvenpaa, Matti Pellonpaa

Calamari Union, senz’ombra di dubbio uno dei vertici della carriera del regista scandinavo: inguainato in uno splendido bianco e nero immortalato dal fido Timo Salminen, il film narra le vicende di diciassette uomini che, nella Helsinki fredda e spietata degli anni ’80, si perdono alla ricerca di un luogo mitico, il quartiere Eira. Calamari Union, opera seconda dopo l’esordio avvenuto con Crime and Punishment, mostra già un autore dalla poetica stratificata e matura. La diaspora dei Franck nella notte di Helsinki nasconde al suo interno l’intera intricata rete di pensieri sull’uomo e sulla società che identifica in maniera netta e inconfondibile lo sguardo di Kaurismäki. Come accenna la didascalia che apre il film, Calamari Union è dedicato “Agli spettri di Baudelaire, Michaux e Prévert che si aggirano ancora su questa terra”: è dunque al popolo dei poeti, degli esclusi dalla vita civile, dei sognatori, degli utopisti che si rivolge idealmente Kaurismäki. Come i letterati ai quali fa riferimento, i Franck nel loro errare inconsulto vanno incontro a un ostracismo da parte della società che è, in realtà, una vera e propria dichiarazione di incomprensione (la stessa, se vogliamo, che vive nel nostro paese l’opera di Henri Michaux, misconosciuto a tal punto da spingere l’Einaudi a non ristampareLo spazio interiore e la Feltrinelli ad agire con le stesse modalità nei confronti di Miserabile miracolo). Saltando a pie’ pari il manicheismo della suddivisione in giusto e sbagliato,Kaurismäki studia da vicino i suoi protagonisti, senza elevarli al grado di eroi e senza mai giudicarli, neanche quando la loro visione della moralità si dimostra quantomai originale.
Nell’atto di pedinare un manipolo di uomini destinati alla sconfitta – il paradiso artificiale al quale vanno incontro si rivelerà essere un sogno infranto – il regista di Orimattila disegna le traiettorie di un’umanita, quella finlandese nel pieno degli anni ottanta, ritrovatasi nel cuore della tempesta senza sapere come e perché; il suo cinema è la fotografia assurda e surreale, e per questo ancora più puntuale e universale, del sentire comune di un occidente che ha smarrito l’ideale ma che ancora ha la forza di spinmgersi al di là dell’ostacolo, pur ignorandone le motivazioni. Per questo la barca a remi finale dispersa nell’oceano in direzione dell’Estonia ha, pur nello sberleffo tipico del regista, ancora un vagito di speranza.
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