Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore – venerdì 6 giugno 2014 ore 20.30
venerdì 30 maggio 2014, 22:54
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Moonrise Kingdom   USA   2012   94′
di: Wes Anderson
con: Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton

Estate 1965. Su un’isola del New England vive la dodicenne Suzy, preadolescente incompresa dai genitori. Sulla stessa isola si trova in campeggio scout il coetaneo Sam, orfano affidato a una famiglia che lo considera troppo ‘difficile’ per continuare ad occuparsene. I due si sono conosciuti casualmente, si sono innamorati e hanno deciso di fuggire insieme seguendo un antico sentiero tracciato dai nativi nei boschi. Gli adulti, ivi compreso lo sceriffo Sharp, si mettono alla loro ricerca anche perché è in arrivo una devastante tempesta.
È indispensabile prestare attenzione all’ouverture di Moonrise Kingdom e non abbandonare la sala prima della fine dei titoli di coda per comprendere il senso profondo del film di Anderson che, altrimenti, rischia di essere letto superficialmente come un’ulteriore esibizione di genialità narrativa infarcita di gag e di trovate visive senza però che si vada oltre. Non è così. Chi era bambino nella prima metà degli Anni Sessanta ha molto probabilmente nella propria raccolta di vinili la suite didattica “Young Person’s Guide to the Orchestra” di Benjamin Britten in cui si presentavano i diversi strumenti che compongono l’orchestra basandosi su un tema di Purcell in cui l’ensemble si riuniva per eseguire una fuga.
Una fuga è esattamente ciò che mettono in atto Suzy e Sam. Una fuga che serve apparentemente a scomporre ma in realtà ha come meta la ricomposizione dei frammenti di due vite che rischiano la dissoluzione. Alla fine del film Anderson gioca con questo fil rouge sonoro di nuovo ‘scomponendo': questa volta tocca alla musica di Desplat, autore del soundtrack originale del film. Ci ricorda così, al contempo, che fare cinema (stanno scorrendo i titoli di coda non dimentichiamolo) è ‘orchestrare’ varie e quasi innumerevoli professionalità ma riesce anche a fare di più. Sottolinea che il suo cinema più recente è orientato a cercare le radici del comportamento adulto in accadimenti che hanno marcato gli anni giovanili.
Così era per i fratelli de Il treno per il Darjeeling, così è stato per Fantastic Mr.Fox (un ritorno alle proprie origini con il portare sullo schermo il primo libro che Anderson ricorda di aver letto), così accade ora. Suzy e Sam sono non dei disadattati ma dei ‘disadatti’ a un mondo adulto che si sta spegnendo nell’indifferenza (la famiglia della ragazzina) o sopravvive grazie a regole applicate puntigliosamente che pretendono di imbrigliare l’avventura (il campo scout per Sam). Nel prologo, dalla casa di bambola in cui vive con i genitori e i fratelli, Suzy osserva il mondo grazie alla distanza del suo binocolo ma, per un istante, guarda in macchina interrogandoci.
Siamo ancora capaci di emozionarci per un bacio? Sappiamo capire fino a che punto un essere umano in formazione abbia bisogno del nostro aiuto per togliersi il costume nero da corvo (e viene in mente “Blackbird”, masterpiece dei Beatles) e quanto invece possa e debba affrontare il piacere dell’avventura della vita con quel tanto di libertà che gli permetta di dipingere un mondo nuovo? Sono quesiti che ogni tanto gli adulti dovrebbero porsi. Anderson fa bene a riproporceli.

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Cane randagio – venerdì 30 maggio 2014 ore 20.30
venerdì 16 maggio 2014, 22:46
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Giappone   1949   95′
di: Akira Kurosawa
con: Takashi Shimura, Yasushi Nagata, Toshiro Mifune

Derubato della pistola, giovane poliziotto, travestito da barbone, setaccia i quartieri malfamati di Tokyo finché identifica il ladro e ingaggia con lui una lotta mortale. Storia di un’indagine poliziesca e di una ricerca morale, questo film straordinario è anche quella di un’amicizia e di un’iniziazione, un bellissimo documentario su una metropoli in mutazione, una straziante sinfonia dei bassifondi.
Il Morandini

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Cosa piove dal cielo? – venerdì 9 maggio 2014 ore 20.30
venerdì 11 aprile 2014, 22:40
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Un Cuento Chino   Argentina/Spagna   2011   93′
di: Sebastián Borensztein
con: Ricardo Darín, Huang Sheng Huang, Muriel Santa Ana, Enric Rodriguez, Ivan Romanelli

Roberto è un burbero proprietario di un negozio di ferramenta a Buenos Aires. Nella sua vita, ogni giorno è meticolosamente uguale all’altro e di questa routine ha fatto una rude corazza per restare isolato dal mondo esterno e dalle assurde richieste della sua clientela. Unici capricci di questa burbera esistenza sono la costante ricerca di notizie bizzarre e incredibili sui quotidiani mondiali e le visite di Mari, un’amica di campagna da sempre innamorata di lui. Un giorno, proprio di fronte al suo negozio, viene scaraventato fuori da un taxi un giovane cinese. Il ragazzo non parla una parola di spagnolo ma ha un indirizzo scritto sul braccio che li porta a un alimentari un tempo gestito da suo zio. Roberto chiede allora aiuto all’ambasciata cinese, dove gli annunciano che per tutto il tempo necessario a ritrovare lo zio disperso, il giovane resterà sotto la sua tutela.
Come partorito da un destino stravagante, Cosa piove dal cielo? si presenta come un classico “Canto di Natale” dickensiano contaminato dalla comicità da cartoon e dalle fantasie bizzarre di Jean-Pierre Jeunet. Il protagonista Roberto è infatti un moderno Scrooge pronto a redimersi non di fronte alle visite dei fantasmi natalizi ma di quella altrettanto fantasmatica di un ragazzo cinese sopravvissuto a una mucca caduta dal cielo; così come la sua passione per le storie assurde e surreali ricorda molto da vicino gli aneddoti che entusiasmavano la giovane Amélie Poulain. Malgrado le notevoli differenze che dividono i profili delle due città e i caratteri dei relativi protagonisti, la Buenos Aires di Borensztein finisce col somigliare alla Parigi di Jeunet in funzione di un viraggio vagamente vintage che rende fuori dal tempo le proprie immagini, e di quel tono “favoloso” e dolce-amaro che fa dell’elemento surreale e grottesco il collante umoristico per portare avanti storie di personaggi soli e singolari.
Incupito dai fantasmi della guerra delle Falkland, il Roberto di Cosa piove dal cielo? fa vagare attorno a sé molti meno personaggi satellitari rispetto alla più giovane e radiosa cugina di Montmartre. Ma, pur demandando all’inevitabile ilarità di una “strana coppia” formata da un burbero argentino e da un cinese sfortunato l’energia comica della sua parabola di socializzazione, al cuore della storia resta la stessa schietta filosofia prevertiana che vede che in quei casi senza senso della vita ciò che dà un senso a tutto il resto.

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Una pura formalità – venerdì 11 aprile 2014 ore 20.30
venerdì 28 marzo 2014, 22:35
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Italia   1994   110′
di: Giuseppe Tornatore
con: Gérard Depardieu, Roman Polanski, Nicola Di Pinto, Sergio Rubini, Paolo Lombardi

Storia di un incubo in forma di interrogatorio al quale lo scrittore Onoff (Depardieu), apparentemente in preda all’amnesia, è sottoposto da parte di un commissario di polizia (Polanski). Fin dal titolo il 4° film di Tornatore è sotto il segno dell’ambiguità: oltre al suo significato di gergo burocratico-poliziesco, potrebbe essere letto come un esercizio di pura forma, ossia di stile, che mette in discussione lo statuto di credibilità delle immagini: qual è il confine tra fantasia e realtà? tra falso e vero? Allucinato dramma notturno di nordico onirismo, giocato sulla corda pazza dell’assurdo, è un film da prendere o lasciare, senza vie di mezzo. Chi prende ne gusterà la sagacia della costruzione, l’alta tenuta figurativa e sonora (fotografia di Blasco Giurato, musiche di Ennio Morricone), l’ammirevole concertazione degli attori: oltre a Depardieu e Polanski (doppiati da Corrado Pani e Leo Gullotta), c’è un incisivo S. Rubini come poliziotto che verbalizza.
Il Morandini

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L’isola – venerdì 28 marzo 2014 ore 20.30
venerdì 14 marzo 2014, 22:24
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Seom   Corea del sud   2000   85′
di: Kim Ki-Duk.
con: Jung Suh, Yoo-Suk Kim, Sung.Hee Park, Jae-Hyung Cho, Hang-Sun Jang

Di giorno traghettatrice in una riserva di pesca e prostituta di notte, la silenziosa Hee-jin distoglie dal suicidio un giovane fuggiasco due volte assassino e ne diventa l’amante. L’ossessione amorosa è l’amo feroce che li conduce a fare altre vittime e a una tragica fine. In altalena fra tragico e grottesco, all’insegna di un ironico darwinismo sociale, è un crudelissimo film dove si postula una identificazione tra uomo e pesce. Interamente giocato sull’ambiguità simbolica del pesce (segreta immagine del pene, ma anche animale a sangue freddo, alieno dalle passioni). K. Kim, autore a pieno titolo, “gioca su questa doppiezza e costruisce un complesso gioco a intarsi in cui interagiscono vari gradi di ferocia e dipendenza.” (A. Morsiani). Braccato dalla polizia, lui inghiotte un mazzetto di ami. Quando se ne va, lei se li infila nella vagina. La storia termina con un ritorno nell’acqua, cioè nel liquido amniotico, che è anche un’immersione nell’inconscio. Alla Mostra di Venezia 2000 fece scalpore tra il pubblico e sconcertò i critici.
Il Morandini

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Motel Woodstock – venerdì 14 marzo 2014 ore 20.30
venerdì 28 febbraio 2014, 22:12
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Taking Woodstock   USA   2009   121′
di: Ang Lee
con: Paul Dano , Mamie Gummer , Kelli Garner , Henry Goodman , Eugene Levy

1969. Elliot fa l’arredatore al Greenwich Village, ma è costretto a tornare a casa dei genitori, ebrei fuggiti dalla Russia, che stanno per perdere il decrepito motel che gestiscono nello Stato di New York. Quando viene a sapere che nella vicina cittadina di Wallkill è stato negato il permesso per organizzare un megafestival musicale, Elliot, sperando di dare una mano ai genitori, propone agli organizzatori il terreno di un suo vicino di casa. E fu così che nacquero i “3 giorni di pace, amore e musica” più famosi della Storia. L’idea di base – piccola ma genialmente simpatica – è presa dal libro Taking Woodstock. A True Story of a Riot, a Concert and a Life che Elliot Tiber ha scritto con Tom Monte. Critico ma sorridente, Lee si diverte, divertendo, a fare un salto indietro nel passato, raccontando il più celebre concerto del mondo senza mai farlo vedere, né sentire, restituendo l’atmosfera dell’epoca con tutta la sua ingenua trasgressività. Può essere anche visto come racconto di formazione in chiave quasi leggendaria, ma “da qualunque parte lo si prenda, sociologica o romantica o sessuale, il film di Ang Lee è bello divertente, originale” (M. Porro) e la taccagna e feroce madre di Imelda Staunton è indimenticabile.
Il Morandini

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