Saimir – venerdì 10.02.2012 ore 20.30
domenica 29 gennaio 2012, 12:57
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Saimir   2004   88′
di Francesco Munzi
con Xhevdet Feri, Anna Ferruzzo, Lavinia Guglielman, Mishel Manoku

Saimir significa Il giusto, un destino segnato fin dal nome che tenta in tutti i modi di ribellarsi al suo ineluttabile karma. Perché Saimir, sedicenne albanese finito chissà come nel degradato litorale laziale, Ë costretto dal padre a una sporca complicità in un traffico di clandestini. Sogna di andarsene Saimir, mentre scappa via da se stesso in sella al suo motorino, sogna di innamorarsi, di condurre una vita normale. E sogna suo padre, che la sera conta i risparmi, pensando a un altro matrimonio, a un altro lavoro, a un’altra vita. L’opera prima di Francesco Munzi arriva dopo una solida esperienza documentaristica concentrata sulle strazianti problematiche degli stranieri in Italia, sulle nuove, tragiche coordinate di un’immigrazione che paga ogni giorno pesantissimi dazi, Il suo linguaggio e il suo sguardo sono debitori soprattutto al cinema dei fratelli Dardenne (in special modo, La promessa) e le radici affondano nell’immaginario pasoliniano di Ragazzi di vita, Una vita violenta e Accattone. Una scelta di campo dunque che impone uno stile essenziale, che fa parlare i corpi, le sfumature, i silenzi, e che ribalta in tragedia la gioiosa passeggiata in Vespa del Moretti di Caro diario.
Alberto Fittante, Film TV

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Tutta colpa di Voltaire – venerdì 27 gennaio 2012 ore 20.30
domenica 15 gennaio 2012, 18:22
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La faute à Voltaire   2000   124′
di Abdel Kechiche
con Elodie Bouchez, Sami Bouajila

Jallel e i suoi fratelli, i sans papiers. Una volta c’era il lucano Rocco nella Milano boom Anni Sessanta oggi c’è questo bravo ragazzo algerino che si trova a Parigi, strappa un permesso di soggiorno e poi finisce nella banale odissea quotidiana dei vu’ cumprà che vendono frutta e tulipani nei mezzanini del metrò. Dice il deb-regista Abdel Kechiche, premiato l’anno scorso a Venezia, che non esistono immigrati clandestini, ma soltanto esseri umani che cercano di sfruttare un diritto fondamentale quello di circolare liberamente. Un tema che il cinema tratta da sempre, basta ricordare America America di Kazan oppure il capolavoro letterario di Henry Roth Chiamalo sonno, ma oggi la libertà di circolare è messa a dura prova dal contrasto globalizzato tra i Nord e i Sud del mondo e il tema dell’immigrazione clandestina è all’ordine del giorno di qualsiasi governo, a partire dal nostro. Tutta colpa di Voltaire, al di là dell’ironia illuministica del titolo che denuncia il falso liberismo, ha un approccio molto umano al problema della convivenza nellíefficace descrizione di un qualunque povero Cristo che le tenta tutte per campare, ma che in Francia può in qualche modo essere aiutato anche dalle strutture e dal volontariato. Nel suo “albergo dei poveri” Jallel incontra, senza chiedere pietà allo spettatore, amici di ogni ordine, grado e follia, tenta di farsi sposare a scopo cittadinanza, va in clinica per depressione sotto falso nome e ne esce con una ninfomane patologica alle calcagna che non lo lascia più˘ vivere. Fino a quando un giorno, per caso, la polizia lo becca con i tulipani in mano e lo rispedisce a casa. La vita improvvisamente finisce con un foglio di via. Giusto? Il regista, attento al fattore umano e al piacere del racconto, riesce a suscitare simpatia e comprensione in un film in cui batte e si stupisce il cuore e non si sventolano ideali o partiti.
Maurizio Porro

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L’ospite inatteso – venerdì 13 gennaio 2012 ore 20.30
martedì 03 gennaio 2012, 21:06
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The Visitor 2008 103′
di Thomas McCarthy
con Hiam Abbass, Richard Jenkins

Walter Vale, professore universitario quasi pensionato, vedovo e annoiato, torna a New York per una conferenza e scopre che il suo appartamento è stato subaffittato a una giovane coppia, il percussionista siriano Tarek e la disegnatrice di gioielli africana Zainab. Non li caccia, anzi fa amicizia con loro, al punto che, quando il ragazzo capisce la sua passione segreta per la musica, gli insegna a suonare e lo porta con sé e il suo gruppo. La polizia arresta Tarek, immigrato clandestino, e solo Walter può seguire la vicenda. Il suo affetto e interesse per il giovane si rafforza con l’arrivo della madre di Tarek. Opera seconda di McCarthy, è un piccolo film sull’amicizia e l’integrazione, che racconta con delicatezza i personaggi e i sentimenti che tra loro nascono; attacca con durezza l’ottusità delle leggi sull’immigrazione e la xenofobia del dopo 11 settembre. L’evoluzione psicologica e affettiva del maturo professore è resa da Jenkins che recita sotto le righe, in sordina.

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