Cuore di vetro – 26.02.2010 ore 20.30
martedì 16 febbraio 2010, 19:36
Filed under: Cinemapiù 27,Video

Herz aus Glas   Germania   1976   94’
di: Werner Herzog
con: Joseph Bierbichler, Stefan Guttler, Clemens Scheitz, Volker Precht

Parlare di Cuore di vetro non è una cosa facile. Leggendo svariate recensioni, ciò che emerge è proprio una grande pluralità di lettura, denotando la polisemia dell’arte. Chi guarda attua un suo modo di leggere le immagini, attua una sua chiave di lettura, mette la sua cultura in quello che vede. Ciò che non si possiede non si riconosce, si impara a vedere, si impara a conoscere, l’atto del vedere è un appropriarsi delle cose. Dico questo, perchè Cuore di vetro è un evento, un nuovo modo di guardare al mondo, un nuovo modo di sentire. La trama è in parte inesistente, almeno in senso lato, e ciò che emerge è questa psicosi collettiva che azzera la comunicazione rendendo impossibile il dialogo basato su una struttura logica precostituita. Si azzera la conoscenza e tutto compare avvolto in un alone rivelatorio dell’abisso che si và spalancando.Visioni su visioni scorrono davanti a noi nella visione del film e si sente che il mondo stà subendo un grosso trauma. Nella Baviera, un pastore ha delle visioni dove gli viene rivelato che la fine del mondo è vicina.Visioni molto vicine a Diluvi Universali, proprio a livello visivo, iconograficamente parlando, si susseguono nei primi minuti del film con un impatto visivo e pittorico devastante. Rara intensità. In queste montagne della Baviera una bottega conosce il segreto della produzione del vetro rubino. Morto il capomastro della bottega, l’unico a conoscere il segreto, la popolazione cade in una psicosi collettiva cadendo in una sorta di ipnosi congelante (reale!). Incapaci a reagire e privati della conoscenza tecnologica il paese impazzisce, forse il mondo impazzisce, infatti il tempo e gli spazii si dilatano assorbendo così una patologica perdita di senso. Nel film mai ci viene rivelato il periodo in cui le vicende sono ambientate. Quello che emerge, anche dagli abiti, è che il film è ambientato in un’epoca di trapasso, fra il 1700 e il 1800. L’ambiente è isolato, privo di contatto con l’esterno, fuori dal mondo. In questi luoghi un uomo emerge e inizia a profetizzare la fine e questi avvenimenti si trovano in concomitanza con la morte del capomastro. I presagi della sciagura compaiono dovunque, ma il paese perso nella sua malattia subcosciente non è in grado di riconoscerli e si incammina verso la sua fine, arrivando addirittura ad incarcerare il pastore profeta che pare l’unico ad essere lucido (pare). Le visioni diventano sempre piu’ frequenti e la morte si annuncia quasi come una perdita di coscenza, e il profeta vede una zona remota del mondo dove la gente crede che la terra sia quadrata, ed essendo su un’isola decidono di vedere dove il mare finisce…
www.mescalina.it, Marco Genzanella

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