Persepolis – 06.03.2009
sabato 28 febbraio 2009, 19:58
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In occasione dell’ 8 marzo, Festa della Donna, il nostro circolo assieme al Partito della Rifondazione Comunista è lieto di invitare tutti, venerdì 6 marzo alle ore 20.15 presso la sala maggiore del centro civico Primo Levi a San Canzian d’Isonzo, alla proiezione di Persepolis della regista iraniana Marjana Satrapi, vincitore del premio della giuria del Festival di  Cannes 2007. Seguira’ un brindisi conviviale…

PERSEPOLIS
95′   Francia, USA   2007
di Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
con Chiara Mastroianni, Catherine Deneuve, Danielle Darrieux, Simon Abkarian, Gabrielle Lopes

httpv://www.youtube.com/watch?v=pHOIff2SlmM


Teheran, 1978: Marjane, otto anni, sogna di essere un profeta che salverà il mondo. Educata da genitori molto moderni e particolarmente legata a sua nonna, segue con trepidazione gli avvenimenti che porteranno alla Rivoluzione e provocheranno la caduta dello Scià.
Con l’instaurazione della Repubblica islamica inizia il periodo dei “pasdaran” che controllano i comportamenti e i costumi dei cittadini. Marjane, che deve portare il velo, diventa rivoluzionaria.
La guerra contro l’Iraq provoca bombardamenti, privazioni e la sparizione di parenti. La repressione interna diventa ogni giorno più dura e i genitori di Marjane decidono di mandarla a studiare in Austria per proteggerla.
A Vienna, Marjane vive a 14 anni la sua seconda “rivoluzione”: l’adolescenza, la libertà, l’amore ma anche l’esilio, la solitudine, la diversità.
Sono rari i film di animazione in grado di far percepire al pubblico le difficoltà dell’esistenza di chi li ha ideati. Spesso impegno in difesa dei diritti e qualità grafica non convivono. In questo caso il connubio è perfettamente riuscito. Marjane Satrapi è riuscita a trasformare i quattro volumi di fumetti in cui raccontava, con dolore e ironia, la propria crescita come donna in un Iran in repentina trasformazione e in un’Europa incapace di accogliere veramente il diverso, in un lungometraggio di animazione di qualità. Ha anche un altro merito che le va attribuito: è riuscita a sfuggire alle sirene hollywoodiane che la volevano sedurre con la proposta di film in cui Jennifer Lopez sarebbe divenuta sua madre e Brad Pitt suo padre. Ha tenuto duro e ne è nata un’opera in bianco e nero (con lampi di colore) capace di raccontare un’infanzia e un’adolescenza al femminile comune e differente al contempo. Comune perchè tante giovani donne si potranno ritrovare nel suo percorso di crescita. Differente perchè la donna in Iran è (per chi ha dettato e detta le leggi) meno donna. Per una volta ci venga concessa una citazione diretta: vedere questa giovane regista non riuscire più a trattenere le lacrime nel corso di una standing ovation durata 15 minuti a Cannes dava la misura della difficoltà di una vita ma anche della necessità di non dimenticare lo springsteeniano “No retreat no surrender”.
Giancarlo Zappoli

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Il minestrone – 27.02.2009 ore 20.30
martedì 17 febbraio 2009, 19:49
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It.   1981   56′ + 51′ + 57′
di: Sergio Citti
con: Roberto Benigni, Franco Citti, Ninetto Davoli, Daria Nicolodi, Fabio Traversa, Giorgio Gaber, Olimpia Carlisi

Due pellegrini affamati partono da Roma verso il Nord, attraverso la campagna; lungo la strada altri si aggiungono a loro, ciascuno diverso dall’altro, ma accomunati dal bisogno di cibo. Scritta con Vincenzo Cerami, è una fiaba comico-poetica, dominata dallo sguardo dal basso del suo autore: distaccato, affettuoso, semplice eppur misteriosamente trasfiguratore. È lo sguardo di un anarchico epicureo che guarda il mondo come se per istinto (o antica saggezza?) sapesse già tutto.
Il  Morandini

httpv://www.youtube.com/watch?v=-NIuhZCkJT8

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Casotto – 13.02.2009 ore 20.30
sabato 07 febbraio 2009, 16:56
Filed under: Cinemapiù 26,Video

Italia 1977 100’
di: Sergio Citti
con: Jodie Foster, Luigi Proietti, Ugo Tognazzi, Paolo Stoppa, Michele Placido, Mariangela Melato, Ninetto Davoli,vCatherine Deneuve

“Mi è venuto il sospetto che non si guardi più per strada, che non si veda più cosa fa realmente la gente. Tanto meno al cinema. Allora mi sono detto: facciamo un film in cui non succede niente, così forse si imparerà di nuovo a guardare attorno a sé” (Sergio Citti).
Da un racconto di Vincenzo Cerami. Una ventina di persone si spogliano nella stessa cabina – la n. 19 – di una spiaggia libera di Ostia in una calda domenica d’agosto. Dopo vari episodi un acquazzone improvviso costringe tutti a un frettoloso ritorno. Con un colpo di genio pratico e poetico Citti risolve in una mossa sola 3 problemi: il basso costo, le esigenze commerciali, un’originale struttura drammatica. Allegria crudele, pessimismo ilare, ironia blasfema.
Il Morandini 2007

Casotto, un titolo incasinato
Il titolo ha diversi significati. Per chi conosce il lessico romanesco, i casotti sono quegli spogliatoi collettivi che si affittano negli stabilimenti balneari o nelle grandi spiagge gestite dal comune (il paesaggio mediterraneo descritto dalla panoramica a trecentosessanta gradi che apre il film ci riconduce alle grandi spiagge dette ‘I cancelli’, sulla litoranea che va da Ostia a Torvajanica, a ridosso della grande macchia di Castelporziano, chiuse l’inverno da enormi cancelli (la stessa zona dove in Ecce bombo Nanni Moretti e gli amici aspettano invano l’alba), quindi meta di un ceto sociale non certo tra i più abbienti. Ma casotto vuol anche dire confusione, caciara, è quasi una pudica contrazione di ‘casino’, che è un suo sinonimo, e indica le case di tolleranza chiuse con la legge Merlin del 1954 (e sostituite oggi da centri relax, saune, bagni turchi, body massage tailandesi), ultimamente tornate alla ribalta per il dibattito sulla prostituzione scatenato dalle dichiarazioni di Berlusconi (ma le reti Mediaset non basano i loro varietà sulla profusione di ‘tette e culi ballanti’?). Voler incasellare il film in un genere è ardua impresa. Un po’ commedia, un po’ tragedia, attraversato da lampi di surreale e grottesco, con una (non) storia che l’autore trae dal movimento delle comparse sullo sfondo delle inquadrature balneari di Una domenica d’agosto di Luciano Emmer.  

Casotto, la produzione
Il 2 novembre del 1975 è una data che segna una cesura netta nell’attività cinematografica di Sergio Citti, che impiegherà due anni per tornare dietro la macchina da presa. Con Salò al montaggio (di cui aveva scritto la prima sceneggiatura insieme a Pupi Avati), Sergio non resta comunque inattivo: scrive per Giulio Paradisi Ragazzo di borgata, collaborando anche al casting, cura l’adattamento dei dialoghi e il doppiaggio di Brutti, sporchi e cattivi di Ettore Scola, scrive il soggetto di Qualcosa di biondo, realizzato poi da Maurizio Ponzi, e collabora ai dialoghi e al montaggio di Puttana galera! Colpo grosso al penitenziario di Gianfranco Piccioli. Il ritorno dietro la macchina da presa avverrà con Casotto, il primo film di cui Pasolini non conosceva neppure l’idea di partenza (mentre sapeva quella di Duepezzidipane e Mortacci, che sono film tutti di Sergio), film che, seppur risolto in chiave comica, si distingue nettamente dalla classica commedia all’italiana, e dalla commedia erotica alla Giovannona coscialunga… allora di grande successo commerciale. Il film viene prodotto a basso costo da due giovani produttori, Mauro Berardi e Gianfranco Piccioli della Parva Cinematografica. La conoscenza con Piccioli nasce sul set di Puttana galera.

Ricorda Piccioli:
Puttana galera […] rientrava quasi a pieno titolo nel genere della commedia all’italiana. È proprio in quella occasione che cominciò il contatto con Citti, perché il fratello Franco era attore nel mio film. Poi Sergio era già un mito per me in quel momento: avevo visto Ostia, di una bellezza e di una profondità incredibile, e Storie scellerate. L’incontro con i due fratelli fu, così, eccezionale, in più avvolto dalla mitologia pasoliniana. Sergio allora veniva spesso sul set di Puttana galera a trovare il fratello, ma era nato anche un rapporto di reciproca stima e di affetto. Mi aiutò anche nella fase di montaggio e di doppiaggio del film: mi dava dei suggerimenti, per esempio sui colori. Espressioni molto originali: la cultura di Sergio è sempre stata molto particolare, specialmente per quell’ambientazione nel mondo del penitenziario, mi fu così anche molto utile. Da lì nacque l’idea di Casotto, l’episodio, in tutti questi anni, più significativo che abbia mai vissuto, perché si crearono tante e tante cose in questo film… innanzitutto era un film non costoso per quella che era l’esigenza del film, una storia tutta raccontata all’interno di uno spogliatoio (e per questo io fui preso per pazzo, mi beccai insulti); poi nacque una partecipazione artistica talmente forte, nel cast, che sono quelle cose che capitano una volta nella vita. Tipo l’arrivo a Roma di Jodie Foster, già premio Oscar, preso per Taxi driver.

Così Mauro Berardi su Casotto:
Mi ha dato queste tre o quattro cartelle che erano il soggetto di Casotto, e io ci ho immediatamente creduto e mi sono dato da fare, montando l’operazione. Io riuscii, attraverso quello che Sergio in quel momento rappresentava per tutto il cinema, a coinvolgere tutti gli attori in partecipazione. Quindi il film costò poco. Coi nomi degli attori, ho portato il pacchetto a un distributore, come si fa di solito, e il distributore mi ha dato il minimo garantito, che io ho monetizzato, eccetera, secondo la trafila normale. Gli attori furono tutti squisiti, ricordo che la Jodie Foster era deliziosa, e avevamo un po’ paura, ci aspettavamo chissà che arie, e invece… Ci furono innumerevoli turni di doppiaggio, poi. Sul film si era radunata un po’ la troupe solita di Pier Paolo, c’erano Franco, Ninetto, Vincenzo Cerami… E c’era Tonino Delli Colli e tutta la troupe, c’era anche Graziella, la nipote di Pasolini, e c’era Umberto Angelucci, che era l’aiuto di Pier Paolo e poi ha fatto l’aiuto su Ricomincio da tre.

Sulla irripetibile composizione del cast ricorda Piccioli:
Citti neanche conosceva Jodie Foster. Quello che fece partire tutto fu Mastroianni. Marcello era un grande amico di Sergio e di Franco, stavano spesso insieme, due o tre volte a settimana si vedevano a Fiumicino, passavano le serate insieme, a bere, a divertirsi, a scherzare. Per cui Sergio stava costruendo l’idea del film e Marcello, il cui ruolo lo fece poi Tognazzi, disse subito, come diceva sempre lui: “Sì, sì, il film lo faccio io”. E la presenza di Mastroianni influenzò anche gli altri, la notizia cominciò a circolare, per cui cominciarono ad aderire molti attori (non so questo però quanto influenzò Jodie Foster). Poi, chissà perché, allora mi venne questa idea, ora non lo ricordo: anche perché nel film la nipote di Stoppa è una ragazzetta di borgata; visto il cast pensavo comunque che potevamo aprire gli orizzonti, quindi feci tradurre la sceneggiatura in inglese e la mandai a Los Angeles; c’era un agente qui a Roma che aveva preso un contatto di corrispondenza con gli Stati Uniti, che quindi in un certo senso rappresentava Jodie Foster per l’Italia. Era la signora Flavia Tonnai: le diedi la sceneggiatura e lei la mandò a Los Angeles con una lettera in cui si spiegava chi era Sergio Citti. In quindici giorni neanche Flavia mi chiamò per dire che la Foster stava prendendo l’aereo e il giorno dopo sarebbe arrivata a Roma con la madre, aveva letto la sceneggiatura ed era impazzita; noi poi non avevamo i soldi, c’erano difficoltà economiche per il film. Tutti gli attori parteciparono prendendo al di sotto di quello che era il loro abituale cachet professionale, ripeto un’esperienza irrepetibile: Jodie Foster, Mastroianni (che poi scappò via), Tognazzi, la Melato, Stoppa, Proietti, Placido, eccetera.
di Gaetano Gentile

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