Spider – 19.03.04
venerdì 19 marzo 2004, 20:51
Filed under: Cinemapiù 21,Video

di David Cronenberg
con Ralph Fiennes, Miranda Richardson, Gabriel Byrne, Lynn Redgrave, John Neville, Gary Reineke
Canada-Francia-GB 2002 98’

C’è una vecchia cisterna del gas che incombe sul paesaggio della Londra industriale e squallida che accoglie Spider all’uscita del manicomio: una città affogata in strade e stanze antiquate, con la tappezzeria lise e una patina grigiastra e polverose che ricopre ogni cosa. L’ultimo film di David Cronenberg avrebbe potuto essere girato in bianco e nero, e l’autore e lo scenografo Andrew Sanders hanno raccontato di aver sottratto gamme cromatiche alla pellicola, per ricreare un’atmosfera astratta e la monotonia desolata che caratterizzava certi reportage londinesi del dopoguerra. Spider, il protagonista, vive infatti fuori dal tempo reale, o meglio vive in un tempo tutto suo, dove passato e presente, vero e falso, quello che lui crede sia successo e quello che invece si è davvero verificato, si sovrappongono incessantemente. Spider è schizofrenico e la sua vita fuori dalla casa di cura spazia in un disordine indefinito. Spider cerca le immagini giuste, il bendalo della matassa che gli si è tessuta intorno come una tela ,la faccia di sua madre nei volti di tutte le donne che incontra. Cerca la sessualità e il calore di sua madre: Kafka incontra Freud (ma anche i paradossi crudeli di Beckett e Pinter) in un sobborgo di Londra. E su tutto aleggia un gran puzzo di gas. Sarebbe stato impossibile trovare un regista più adatto di Cronenberg per raccontare il solitario viaggio nell’incubo di Spider, per riuscire a rendere gli impercettibili confini tra i suoi mondi, per fargli rivivere da spettatore quello che ha già vissuto da bambino (o forse no). Il regista canadese è un maestro nella materializzazione di un’atmosfera che si fa racconto, sperdimento interiore, e nella frantumazione concentrica dei punti di vista, tanto da affogarci nella stessa incertezza di prospettiva del protagonista, nella sua memoria e nella sua coscienza frantumate. “Spider” è un film di “percezione” più che di “narrazione”, non un plot ma una trama che pare modellata da Escher. Sentire quello che Spider borbotta, intuire quello che scarabocchia, annusare l’aria che lui annusa. Nulla ha senso se non l’odore di gas, la mamma, un’infanzia devastata.

Film TV (3/12/2002) Emanuela Martini

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Concerto per Emergency
sabato 06 marzo 2004, 18:34
Filed under: Musica

Presso il Team Club Motoring di Ronchi dei Legionari alle ore 21:30 suoneranno gli FLK e Paolo Paolin & i Rocciosi.
Ingresso libero ad offerta.
Tutto il ricavato verrà devoluto ad Emergency perle sue iniziative di aiuto umanitario ed intervento medico nel mondo.

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Elling – 05.03.04
venerdì 05 marzo 2004, 19:35
Filed under: Cinemapiù 21,Video

di Petter Naess con Per Christian Ellefsen, Sven Nordin, Peter Christensen, Jorgen Langhelle, Marit Pia Jacobsen Elling Norvegia 2001 90’ Una commedia norvegese comica e seria per prendere un po´ in giro l´impeccabile servizio social-sanitario del Paese, per raccontare due personaggi maschili in modo che gli spettatori ridano ma che li considerino anche con affetto. «Elling» è il nome di uno di loro: «Sono sempre stato un cocco di mamma. Sempre noi due insieme, per quarant´anni. Nessuno veniva a trovarci». Alla morte della madre il trauma di Elling è forte. Finisce in una casa di cura per «persone che sono in uno stato di particolare confusione», nella stessa stanza con un grosso giovanotto mangione, sessuomane, vergine. Dopo qualche tempo lo Stato si sostituisce alla madre, assegna ai due un bell´appartamento, un po´ di soldi e un assistente sociale perchè «tentino un ritorno alla realtà», dimostrino di poter vivere da soli in modo normale. Ma per i due, e soprattutto per Elling che è il più bisbetico, nulla è normale. Li sbalordisce il telefono: «Non è naturale parlare in un affare di plastica con qualcuno che neppure vedi». Li sconcerta dover uscire di casa: «Che senso ha avere un appartamento se poi bisogna uscirne in continuazione?». Li urtano la sollecitudine dell´assistente sociale, la necessità di orinare accanto a uno sconosciuto nel gabinetto d´un ristorante, l´alto costo delle telefonate erotiche. (…) Tratto da un testo teatrale ricavato da un romanzo di Ingvar Ambjornsen, il film aspira a mescolare buffe stravaganze della malattia e umana simpatia dei personaggi. È la solita aspirazione del cinema, la stessa di «Forrest Gump», «L´uomo della pioggia» o «Qualcuno volò sul nido del cuculo»: in «Elling» assoluta assenza di volgarità, leggerezza, affettuosità, delicatezza, divertimento e la gran bravura di Per Christian Ellefsen, rendono l´aspirazione del tutto raggiunta. La Stampa (23/11/2002) Lietta Tornabuoni

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