The Road – venerdì 03.06.2011 ore 20.30
sabato 21 maggio 2011, 18:01
Filed under: Cinemapiù 28,Video

USA   2009   111′
di John Hillcoat
con Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce

httpv://www.youtube.com/watch?v=kE5g_ki5Vhg

Sulla strada un uomo e un bambino procedono dietro a un carrello e dentro “una notte più buia del buio e un giorno più grigio di quello passato”. Una pioggia radioattiva ha spento i colori del mondo, una guerra o forse un’apocalisse nucleare ha terminato la natura e le sue creature: gli alberi cadono, gli uccelli hanno perso l’intenzione del volo, il mare ha esaurito il blu, gli uomini non sognano più e si nutrono di uomini e crudeltà. Dal passato verso un futuro che non si vede si muovono un padre e un figlio, resistendo alle intemperie e agli assalti dei disperati con due colpi in canna e il fuoco dell’amore. In viaggio verso sud, il genitore racconta al bambino la sua vita a colori, piena di musica e della dolcezza bionda di sua madre, inghiottita dalla notte e dalla paura di sopravvivere. Lungo la strada il ragazzo esplorerà la propria umanità, imparando la conoscenza del bene e del male. 
Bastano pochi minuti e una manciata di inquadrature a consegnare allo spettatore il senso di un’opera che si incammina su una strada chiusa dentro l’ossessione di un padre concentrato e accanito nella cura genitoriale. Trasponendo le visioni disperate di Cormac McCarthy, il regista John Hillcoat, colloca la relazione padre-figlio dentro un mondo estremo, un ambiente post- apocalittico di cui non si saprà mai niente, se non le informazioni contenute nello sguardo, nel pensiero o nel sogno dei protagonisti. Se con Non è un paese per vecchi, i Coen hanno dimostrato che il cinema può lavorare sull’universo letterario di McCarthy, l’autore australiano sottoscrive questo impegno e si confronta opportunamente con l’arte, la trama compatta e le parole solenni dello scrittore di Rhode Island.
Accomunati dalla matrice letteraria Non è un paese per vecchi e La strada sono film intimamente legati, con l’inaridimento morale del primo come logica causa (e premessa) del secondo. La tempesta di violenza, denaro, edonismo e droga che si abbatteva sull’orizzontalità delle grandi pianure texane, l’ineluttabile decadenza del Paese per cui smetteva di battersi lo sceriffo Bell di Tommy Lee Jones, si accumulano e deflagrano lasciando vuoto, cenere e silenzio ferale. Ma se il road movie dei Coen veniva desaturato di sentimenti e di pathos, se nel loro Texas senza più regole chiare i padri si potevano soltanto evocare in sogno, nell’America smantellata e spogliata di Hillcoat avanza irresistibile l’amore incondizionato che investe i due protagonisti, che resistono ai guasti della solitudine e ai morsi della fame. 
Alla base del loro sentimento c’è la capacità di condividere, il coraggio di affrontare le avversità attivando le proprie umane risorse. Viggo Mortensen, ancora una volta emotivamente aderente alla situazione drammaturgica, è un padre “sempre in campo” scandito da urgenza e dolcezza, è un genitore che si racconta, evocando nei flashback “a colori” momenti intensi di vita “navigata”, è ancora fonte di (in)formazione e conoscenza per quel figlio che trasforma nell’epilogo da oggetto passivo di “cure” a soggetto emancipato, avanzato, civilizzato. 
Un figlio che si ingigantisce nella sua presenza e dentro l’ultimo primo piano che lascia fuori campo l’America, un mondo dove gli spietati sopravvivono ma dove si può (ancora) scegliere di abbandonare la vita o di restare in vita.

 

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Nord – venerdì 20.05.2011 ore 20.30
sabato 07 maggio 2011, 17:57
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North   Norvegia   2009   78′
di Rune Denstad Langlo. Con Anders Baasmo Christiansen, Kyrre Hellum, Marte Aunemo, Mads Sjøgård Pettersen, Lars Olsen, Astrid Solhaug, Even Vesterhus, Ragnhild Vannebo, Celine Engebrigtsen, Ole Dalen, Tommy Almenning

httpv://www.youtube.com/watch?v=nBi44w_Ev9U

Ormai ritiratosi in solitudine a lavorare come guardia di un parco sciistico, Jomar scopre di essere il padre di un bambino nato nell’estremo Nord del paese e quindi sceglie di partire in viaggio attraverso la Norvegia. Mezzo utilizzato una motoslitta, uniche provviste cinque litri d’alcol.
Che sia per un’iniziazione di qualche genere o per riallacciare dei rapporti da troppo tempo (e magari bruscamente) interrotti, quella del road movie è una delle formule più antiche e consolidate del cinema, dove il viaggio rappresenta l’occasione per l’incontro fugace, casuale, ma spesso cruciale, con degli sconosciuti.
Nord non fa nulla per uscire da questo canovaccio, non ci prova nemmeno, ma funziona ugualmente, forse per l’umiltà ossequiosa con cui lo ripropone o forse per la colonna sonora country dei Motorpsycho in versione International Tussler Society o forse ancora per come indugia sugli sguardi diffidenti e carichi di solitudine di questi norvegesi sparsi tra i ghiacci del nord. Anche topoi di per sé abusati come l’incendio della casa che Jomar abbandona o altri eventi che simboleggiano un taglio netto con il passato riescono a rientrare nel contesto dimesso del film senza appesantire la narrazione. 
Jomar incontra (pochi) esseri umani durante il suo viaggio: per alcuni di loro l’isolamento è una scelta, per altri una necessità con cui convivere, per tutti significa estraniarsi inevitabilmente dalla società e crearsi un proprio mondo parallelo, con delle sue bizzarre regole e con dei suoi ancor più bizzarri passatempi. 
Sono proprio questi nuclei di personaggi borderline, tappe senzienti del viaggio di Jomar, a risultare i veri protagonisti di un delizioso ed eccentrico snow trail movie.

 

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Paura e delirio a Las Vegas – venerdì 06.05.2011 ore 2030
sabato 23 aprile 2011, 17:52
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Fear and Loathing in Las Vegas   USA   1998   119′
di Terry Gilliam
con Johnny Depp, Benicio Del Toro, Tobey Maguire, Ellen Barkin, Gary Busey

httpv://www.youtube.com/watch?v=Zm7r491n-8o

Dal romanzo Paura e disgusto a Las Vegas (1971) di Hunter S. Thompson, sceneggiato da T. Gilliam con Tony Grisoni, Tod Davies, Alex Cox. Sottotitolo: Una selvaggia cavalcata nel cuore del sogno americano. Su una decappottabile Red Shark, noleggiata con una carta di credito scaduta e il bagagliaio pieno di alcolici e di droghe, il lisergico giornalista sportivo Raoul Duke (Depp) e il suo amico avvocato Dr. Gonzo (Del Toro), partono da L.A. verso Las Vegas. Con il suo 10° film Gilliam tenta di dare una dimensione audiovisiva – senza indulgere alla nostalgia – a uno dei più stravaganti romanzi in cui, da Jack Kerouac a William S. Burroughs e Allen Ginsberg, la beat generation diede voce letteraria alla controcultura, all’esperienza visionaria della droga, all’energia vitale e antistituzionale degli anni ’60. Accoglienze divise fin dal Festival di Cannes 1998 (premio per il contributo artistico). Fiasco commerciale e critico negli USA. J. Depp con il cranio rasato conferma il suo talento con un esercizio inventivo di recitazione eccentrica.

 

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Un storia vera – venerdì 22.04.2011 ore 20.30
venerdì 15 aprile 2011, 17:45
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The Straight Story   USA, Francia   1999   111′
di David Lynch
con Sissy Spacek, Harry Dean Stanton, Richard Farnsworth, Everett McGill, Jane Galloway

httpv://www.youtube.com/watch?v=8OnsVDKjhpc

Per visitare il fratello infartuato Lyle con cui non parla da dieci anni per una lite, nell’autunno 1994 il 73enne Alvin Straight – che cammina con due bastoni e non ha patente – parte su un tagliaerba con rimorchio da Laurens (Iowa) per Mount Zion (Wisconsin), distante 317 miglia (circa 500 km). Opus n. 8 di D. Lynch, prodotto dalla montatrice Mary Sweeney (che firma la sceneggiatura, ispirata a una storia vera, con John Roach) anche con finanziamenti francesi, è il film più controcorrente e meno hollywoodiano degli anni ’90. È un road movie che ha tutto per essere fuori moda: lentezza (10-15 km all’ora), malinconia della vecchiaia, scrittura di classica semplicità, personaggi positivi, ritmo disteso senza eventi drammatici. Pur ribaltando la propria prospettiva (in una logica taoista Una storia vera sarebbe lo yang, il precedente Strade perdute lo yin), Lynch non altera il suo inconfondibile stile: lascia allo spettatore il tempo di pensare, commuoversi, immergersi nei colori del paesaggio, guardare un temporale e il cielo stellato. “Straight” sta per diritto, semplice, onesto ed è anche il cognome del protagonista. Attivo nel cinema come comparsa dal 1937, ancora bambino, poi stuntman, R. Farnsworth passò a parti di caratterista nel 1963, ebbe una nomination all’Oscar per Arriva un cavaliere libero e selvaggio (1977) e una per questo film. Nel 2000, malato terminale, si è tolto la vita.

 

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L’estate di Kikujiro – venerdi’ 8 aprile 2011 ore 20.30
lunedì 04 aprile 2011, 18:06
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di Takeshi Kitano
con Takeshi Kitano, Kayoko Kishimoto, Yusuke Sekiguchi, Kazuko Yoshiyuki
Giappone   1999   121′

D’estate, a scuola chiusa, con la scorta di Kikujiro (Kitano), sfaticato yakuza di periferia, Masao (Sekiguchi), di nove anni, lascia Tokyo e la nonna lavoratrice per andare, a piedi, dalla madre che non conosce e che abita in riva al mare. Il grande insegna al piccolo che la realtà può avere risvolti di magia e impara da lui un po’ di gentilezza. Tanto per cambiare, Kitano fa un film a colori di pastello, una luminosa, squilibrata e decontratta commedia di strada, piena di risvolti surreali e di trucchi alla Méliès, imperniata sul tema polimorfico del gioco. Ha la semplicità sorridente di un libro illustrato per bambini. Anche se ancorato alla realtà. È un film da scuola di cinema per far vedere in che misura sia riconoscibile lo stile di un cineasta-autore, qualunque cosa faccia. Kikujiro è il nome del padre del regista.

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Nel corso del tempo – venerdi’ 01.04.2011 ore 20.30
sabato 26 marzo 2011, 16:50
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recupero della data del 17/12/2010

Germania   1975   176′
di Wim Wenders
con Rudiger Vogler, Lisa Kreuzer, Hanns Zischler, Rudolf Schundler, Marquard Bohm, Hans Dieter Trayer, Franziska Stömmer, Patric Kreuzer, Wim Wenders

È la storia dell’incontro casuale di due uomini sui trent’anni (uno ripara proiettori cinematografici, l’altro è uno psicolinguista), del loro viaggio lungo il confine tra le due Germanie, della loro reciproca conoscenza, della loro separazione. A Cannes nel 1976 vinse il premio della Critica internazionale. Film di viaggio (anzi, di erranza) come Alice nelle città (1973) e Falso movimento (1974), è una riflessione sulla Germania prospera, mercantile e americanizzata del miracolo economico, sul malessere della generazione postbellica, sulla dissoluzione del mito dell’uomo forte, sul cinema, rappresentato nel suo versante materiale (la pellicola, la macchina da proiezione, il sonoro). È uno di quei rari film che trasmettono il piacere di andare al cinema, rispettando l’intelligenza dello spettatore e, insieme, sollecitandone i sensi.

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