Le tre sepolture – venerdì 30.12.2011 ore 20.30
domenica 18 dicembre 2011, 17:16
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The three burials of Melquiades Estrada   USA   2005   115′
di Tommy Lee Jones
con Julio César Cedillo, January Jones, Tommy Lee Jones, Melissa Leo, Barry Pepper

Una guardia di frontiera stupida e arrogante uccide per errore Melquiades Estrada, messicano immigrato in Texas. Pete Perkins, datore di lavoro e unico amico del defunto trova il colpevole e lo punisce costringendolo a riportare insieme a lui la salma fino al suo paese natio in Messico, dove dargli degna sepoltura. Sceneggiato da Guillermo Arriaga (Amores Perros, 21 grammi e Babel), che qui compare nella parte del messicano che offre carne d’orso, è il film che segna lo straordinario esordio del 60enne T.L. Jones (che ha al suo attivo una sessantina di film come interprete) alla regia sul grande schermo con un bellissimo western moderno privo di inutili citazioni ma che svela uno dopo l’altro gli insegnamenti di maestri quali Peckinpah, Eastwood, Leone, Sayles e Richardson. Un affascinante e lirico road movie sul tema dell’amicizia e della pietas, irrispettoso del comune ordine narrativo, in un intreccio di flashback e flashforward di grande perfezione, a ritmo ora pacato ora impervio. Una storia d’iniziazione che nel raccontare la durezza della vita alla frontiera con il Messico parla con spietata e struggente onestà di morti ammazzati, di razzismo, dell’indifferenza – quando non è violenza – dei rappresentati della legge. Ottima colonna musicale di Marco Beltrami. Premio a Cannes alla sceneggiatura e all’interpretazione di Jones.

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Welcome – venerdì 16 dicembre 2011 ore 20.30
lunedì 12 dicembre 2011, 22:05
Filed under: Cinemapiù 29,Video

Welcome 2009 110′
di Philippe Lioret
con Vincent Lindon

Bilal, giovane curdo, ha lasciato il suo paese alla volta di Calais, dove sogna e spera di imbarcarsi per l’Inghilterra. Dall’altra parte della Manica lo attende un’adolescente che il padre ha promesso in sposa a un ricco cugino. Fallito il tentativo di salire clandestinamente su un traghetto, Bilal è deciso ad attraversare la Manica a nuoto. Recatosi presso una piscina comunale incontra Simon, un istruttore di nuoto di mezza età prossimo alla separazione dalla moglie, amata ancora enormemente e in segreto. Colpito dall’ostinazione e dal sentimento del ragazzo, Simon lo allenerà e lo incoraggerà a non cedere mai ai marosi della vita. A sua volta Bilal aprirà nel cuore infranto di Simon una breccia in cui accoglierlo. Ma il mondo fuori è avverso e inospitale e l’uomo dovrà sfidare le delazioni dei vicini di casa e la legge sull’immigrazione che condanna i cittadini troppo umani e “intraprendenti” col prossimo.


Premiato dal pubblico a Berlino e campione di incassi in Francia, Welcome è un racconto morale che si interroga sul concetto di alterità e in cui è facile riconoscere i canoni dell’attualità. Polemizzando con la legge sull’immigrazione voluta da Sarkozy, che infligge sanzioni severe ai residenti colpevoli di cuore con la straniero, Philippe Lioret mette al centro del suo film l’Altro, un corpo estraneo da sfruttare o da espellere, senza una vera possibilità di integrazione. Come aveva già fatto con Tombès du ciel, film d’esordio del 1994, il regista francese riconferma la sua attenzione per la mercificazione delle vite nel complessivo processo di disumanizzazione dell’Europa contemporanea. Welcome, storia d’amore e di amicizia tra un uomo e un ragazzo, affronta con lirismo la realtà nelle sue manifestazioni più crude, disumane e inaccettabili. La sopraffazione del più debole è analoga a tutte le latitudini, compresa la democratica e “rivoluzionaria” Francia che “ospita” una teoria di convivenze rese difficili dai codici sociali e da paure ingiustificate. La coscienza collettiva è assente o rallentata da egoismi, bassezze e diffidenze, che sono l’humus in cui cresce e prospera l’intolleranza di una comunità verso una minoranza. Il coraggio del singolo, incarnato e interpretato da un intenso e dolente Vincent Lindon, sembra allora essere l’unica speranza contro la violenza delle istituzioni, raccontata non come attrito deflagrante ma come forza di inerzia, attraverso un logorio costante tra i personaggi.
Nella livida immobilità di fondo entrano in contatto e dialogano un uomo e un ragazzo, suggerendo un movimento paterno dell’uno verso l’altro e diminuendo “a bracciate” le distanze tra le parti. Il punto di incontro tra Simon e Bilal è rappresentato dall’acqua, elemento primitivo che innesca autentiche dinamiche relazionali e allo stesso tempo attende e accoglie la risoluzione del dramma. Il giovane curdo, in cerca di una patria e di un amore, E’ per il francese l’annuncio di una possibilità, la possibilità di ogni essere umano di ritrovare se stesso e l’altro.
mymovie Marzia Gandolfi

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