Lacapagira – 27.04.07
venerdì 27 aprile 2007, 23:34
Filed under: Cinemapiù 24,Video

Italia   1999   73’

di: Alessandro Piva
con: Dino Abbrescia, Mino Barbarese, Mimmo Mancini, Dante Marmone, Paolo Sassanelli

Dall’alba al tramonto di un giorno d’inverno a Bari nel giro della piccola malavita: traffico di albanesi immigrati, spaccio di droga (e un pacchetto, buttato da un treno, che non si trova), una bisca clandestina, criminali sfigati che delinquono poco e parlano molto (in dialetto stretto con molto turpiloquio). Costato 300 milioni, autofinanziato dal regista con 2 produttori locali, scritto dal fratello minore Andrea Piva, sfrangiato nella struttura narrativa, con prolissi indugi su corse in quattro o due ruote per superare la durata di 1 ora. L’esordiente A. Piva (1966) ha occhio e soprattutto orecchio e si è scelto gli attori giusti. Racconta la Bari malavitosa con un filo di tenerezza non priva di ironia e furbizia, mettendo a frutto la lezione teatrale di Eduardo. Premiato con il Nastro d’argento, il Donatello e il Ciak d’oro per l’opera prima e al Festival di Valencia per la colonna sonora. 1 miliardo d’incasso in Italia. Distribuito con sottotitoli in italiano.

Il Morandini 2005

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La terra – 13.04.07
venerdì 13 aprile 2007, 23:32
Filed under: Cinemapiù 24,Video

Italia   2005   112’

di: Sergio Rubini
con: Fabrizio Bentivoglio, Paolo Briguglia, Claudia Gerini, Sergio Rubini, Emilio Solfrizzi, Massimo Venturiello

La terra come metafora familiare di una tragedia che può anche renderci ridicoli. All’ottava regia Sergio Rubini realizza il suo film più ambizioso e maturo, più carnale e liberato. Come se il suo cammino a I’indietro alla ricerca delle proprie radici meridionali avesse finalmente captato segnali in chiaro. Per l’escamotage narrativo si affida a modelli assai alti: da La sfida de! samurai di Kurosawa (che poi divenne Per un pugno di dollari) al Padrino. passando per almeno un paio di strette parentele cinematografiche di coriaceo, romantico spessore: i Fratelli 0\ Rosi e di Ferrara. E dunque, il “samurai” che torna nel villaggio abbandonato anni prima è questa volta un professore di filosofia trapiantato a Milano, costretto a tornare in Puglia per sistemare alcune beghe familiari. Il Mezzogiorno di fuoco (sveltissimi i rimandi western) che si ritrova davanti agli occhi e che ricomincia a calpestare con timoroso smarrimento si trasforma nel sud di se stesso, in un vortice di ricerca che lo coinvolgerà definitivamente. La cinepresa di Rubini, svincolata e coppoliana, pensa in grande. E. la scelta del cast lo ripaga in ciascuna delle sfumature cesellate: Bentivoglio è il maggiore che si scopre patriarca. Venturiello il fratellastro che insegue amore sogni e donne, Briguglia la giovinezza idealista, Solfrizzi il corrotto indebitato, Giovanna DiRauso la purezza che reclama attenzioni. Mentre Rubini – nei panni di un volgare e raccapricciante usuraio – è il marchio indelebile di quanto si possa nuclearizzare il mondo contagiandolo con il male. Le musiche di Pino Donaggio suonano tra Bernard Herrmann e Morricone.

Film TV, Aldo Fittante

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