Sunshine – venerdì 12.02.2010 ore 20.30
sabato 30 gennaio 2010, 17:31
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Gran Bretagna   2007   108’
di: Danny Boyle
con: Cillian Murphy, Chris Evans, Rose Byrne, Michelle Yeoh

Sulle orme di tre capolavori come Solaris di Andrei Tarkovskij, il primo Alien di Ridley Scott e 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, Danny Boyle, il regista di Trainspotting, lancia un film di fantascienza pura. Con il thriller claustrofobico a sfondo fantascientifico, Sunshine, il britannico Boyle offre un ulteriore prova del suo talento psichedelico. Immaginando che tra cinquant’anni il sole sarà sul punto di morire e con esso l’umanità intera. Anche se in realtà gli scienziati ritengono che il sole abbia sufficiente energia per altri cinque miliardi di anni, la missione dell’Icarus II raccontata da Boyle dovrà far esplodere bombe potentissime per ridare vita ad un sole che si sta spegnendo. Il film è stato anche un pretesto per sollevare la discussione sulla scienza contrapposta a Dio, su problemi religiosi e filosofici e sul concetto dell’Uomo che si lancia nel vuoto ma che in realtà sta viaggiando solo nella sua mente. Così, nel 2057, otto astronauti vivono un viaggio fisico, psicologico e spirituale. Ma tra loro c’è anche una sorta di talebano che si oppone ai loro obiettivi perché – a suo parere – la missione interferisce con i piani di Dio: è questa la battaglia centrale del film. Dopo sette anni di viaggio, l’astronave capta il messaggio di S.O.S. dell’Icarus I, prima nave spaziale mandata in missione verso il sole e che si credeva ormai perduta. L’incontro tra l’astronave e il vecchio relitto della missione precedente muta i destini degli otto eroi. E quando tutto sembra finito il film prende il ritmo del thriller. Sebbene le prove attoriali siano nascoste dalla regia, Boyle rende al meglio l’interpretazione del cast: uomini e donne soli nella quiete siderale, persi nella navigazione spaziale e smarriti di fronte a un universo indifferente al loro sacrificio e ai destini dell’umanità. Le fantastiche suggestioni cinematografiche vengono plasmate dallo stile ricercato e visionario del regista. L’uso delle luci e dei suoni stordiscono e coinvolgono, nell’alternarsi di momenti di tensione e di forte emozione lirica. Il trio, composto dal regista, dallo sceneggiatore Alex Garland e dall’interprete Cilian Murphy, torna di nuovo – in seguito alla pellicola 28 giorni dopo – a offrire un film intenso e sensazionale.
Il Tempo, Dina D’Isa

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La banda Baader Meinhof – venerdì 29.01.10 ore 20.30
giovedì 21 gennaio 2010, 22:08
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Der Baader Meinhof Komplex   Germania   2007   149′
di: Uli Edel
con: Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Johanna Wokalek, Bruno Ganz

Germania occidentale, anni 70. Bombe, attentati mortali insieme alla paura e alla minaccia di un nemico interno scuotono le fragili fondamenta della giovane democrazia tedesca. I più radicali figli della generazione nazista guidati da Andreas Baader (Moritz Bleibtreu), Ulrike Meinhof (Martina Gedeck) e Gudrun Ensslin (Johanna Wokalek) combattono una violenta guerra contro ciò che percepiscono come la nuova faccia del fascismo: l’imperialismo americano sostenuto dalle istituzioni tedesche nelle quali ancora agiscono uomini dal passato nazista. Il loro scopo era quello di riuscire a creare una società più umana ma l’utilizzo di strumenti disumani con i quali diffusero terrore e spargimento di sangue fu proprio ciò che gli fece perdere la propria umanità. L’uomo che più li comprese fu anche il loro più irriducibile cacciatore: Horst Herald (Bruno Ganz) il capo delle forze di polizia Che, se riuscì nella sua strenua caccia ai giovani terroristi fu tuttavia consapevole che si trattava solo della punta dell’iceberg.

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Volver / Tornare – venerdi’ 15.01.10 ore 20.30
mercoledì 06 gennaio 2010, 18:18
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Volver   Spagna   2006   121’
di: Pedro Almodóvar
con: Penelope Cruz, Carmen Maura, Lola Dueñas, Blanca Portillo, Yohana Cobo

Ha spuntato gli artigli da grande provocatore, disinibito e trasgressivo, per maneggiare la materia della memoria personale e collettiva. Con Volver, concorso ufficiale a Cannes, Pedro Almodòvar entra a pieno diritto (per gli onori sul campo e per anzianità) nel novero dei grandi cineasti “nazionali”, quei registi che aspirano a diventare portavoci dello spirito, degli umori, dell’essenza più intima della propria gente. Non a caso in una sequenza della sua ultima fatica fa passare alcune immagini di Bellissima: un omaggio ad Anna Magnani e al Luchino Visconti più “ferocemente” neorealista. Lasciando da parte uomini-donne, donne-uomini e intrecci funambolici di realtà “straordinaria”, il regista spagnolo ha rimesso mano al suo diario intimo. Nei trent’anni della sua filmografia Almodòvar aveva già raccontato la sua giovinezza ribelle e libertaria con un esordio fulminante (Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio sulla movida madrilena post-franchista data 1980). Il corpo centrale delle sue opere, dedicato alla Spagna del boom, come affresco in tempo reale realizzato da un osservatore acuto e irriverente. Infine le sue origini e la sua infanzia, con La mala educaciòn e, appunto, Volver (tornare). Innamorato (artisticamente) delle sue attrici, Almodòvar costruisce ancora una volta un universo femminile solidale e precluso agli uomini. Che nella grande città come nel paesino di provincia, sa fare fronte comune per superare le difficoltà di un’esistenza popolare. Penélope Cruz (finalmente una ottima prova d’attrice) è Raimonda, giovane madre dalle forme generose e dal carattere di ferro che insieme alla sorella Soledad (Lola Duenas) ha lasciato molti anni prima il paesino della Mancha dove era cresciuta per trasferirsi a Madrid. In quella regione spazzata dal solano – un vento caldo e soffocante che alimenta le fiamme e si dice anche la pazzia – non abitano più padre e madre (Carmen Maura), morti durante un incendio. L’unico legame rimasto è la zia Paula (Chus Pampreave), anziana e quasi cieca, che vive da sola, aiutata dalla vicina di casa Augustina (Blanca Portillo). Questo è il quadro in linee generali. Perchè le trame di Almodòvar sono sempre fittamente intrecciate di avvenimenti, svelamenti, sterzate, giochi del destino che non sarebbe giusto svelare. Per esempio Carmen Maura non sarebbe tornata a lavorare dopo 17 anni con il regista che la lanciò per interpretare il personaggio di una defunta. Se non con la garanzia di una sceneggiatura che si ispira in parte all’impastatura di realtà e misterico propria degli scrittori latinoamericani, primo tra tutti Marquez. Perchè tratta senza imbarazzo e paure, proprio come fanno le donne radunate per una veglie funebre, il tema dei morti tra i vivi. Oggi accade meno spesso ma le nostre nonne ci hanno abituato ai racconti più incredibili sulle persone che se ne vanno e tuttavia restano con un piede in questo mondo. Volver è un film che potrebbe non piacere a quelli che hanno conosciuto l’Almodòvar delle prove più pop e politicamente scorrette. Questa volta il regista sembra aver detto: fermatevi un attimo, vi racconto una storia dal fascino di altri tempi, con i colori della provincia rimasti intatti e le sue regole non scritte. Ma anche gli aspetti più difficilmente condivisibili, come quel senso di giustizia che si affida soltanto alla legge della sopravvivenza. Penelope Cruz domina la scena con una sensualità che fa capolino dai suoi abiti castigati. Con labbra carnose e grandi occhi lucidi, pronti a passare dalla gioia al dolore come un temporale improvviso. L’amico Pedro le avrà riempito la testa con la Sophia Loren dei ruoli più popolani. E ci siamo quasi.
l’Unità, Pasquale Colizzi

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