In Another Country – venerdì 16 marzo 2018 ore 20.45
venerdì 09 marzo 2018, 21:53
Filed under: Cinemapiù 35,Video

Da-reun na-ra-e-suh   Corea del sud   2012   88’
di: Hong Sang-soo
con: Isabelle Huppert, Kwon Hye Hyo, Jung Yu-mi, So-ri Moon, Moon Sung-keun

La spiaggia di Mohang è l’occasione per un’incursione nel surreale, terreno di elezione per Hong Sang-soo. Che si aiuta con poche e semplici frasi e luoghi, elementi della narrazione che il regista-demiurgo si diverte a scambiare e ricomporre in incastri ripetitivi con variazioni minime. Una donna francese alle prese con differenti tipologie, tutte ugualmente e palesemente stereotipate, di sudcoreani, come in un’astrazione di sceneggiatura, un esercizio di stile tra Queneau e lo Smoking/No Smoking di Resnais. E la cornice della storia – una sceneggiatura scritta da una ragazza con una donna francese come protagonista – rappresenta il distacco massimo dall’oggetto della narrazione e nel contempo l’esaltazione dello storytelling simmetrico e ricorsivo come forma d’arte. Simmetrico nella concatenazione di storie o di storia, una e trina, su una donna straniera che, per quanto colori, umore o vestiti possano mutare, resta sola, in cerca di salvezza o di un senso ultimo (il faro, il monaco) ma si smarrisce nel piccolo (il bagnino, l’ombrello smarrito). L’elemento straniero e perturbante permette a Sang-soo di insistere, ancor più del solito, sulla figura tragicomica del maschio coreano e della sua discutibile (ma efficace) arte seduttiva. Ma naturalmente In Another Country è anche un omaggio al cinema francese – da parte del più “francese” tra i registi sudcoreani – attraverso un’icona del medesimo come la Huppert, nonché un’occasione per tornare su temi che ormai sono quasi dei mantra più che dei topoi per un regista che ha fatto dell’autoreferenzialità (e della riduzione dell’intreccio a nonsense) la propria bandiera. Hong Sang-soo guarda alla nouvelle vague e a se stesso che osserva la nouvelle vague (come la Huppert amorevolmente ripresa di spalle mentre osserva l’orizzonte) in una messa in abisso autoriale che si dimostra più suggestiva con proporzione diretta rispetto alla propria artificiosità. Quasi un loop di situazioni palesemente stereotipate su seduzione e guerra dei sessi, maschi fedifraghi e attrazioni inspiegabili, che riprende anche iconograficamente Woman on the Beach per abbracciare il cinema francese, ricorrendo al meglio di quello sudcoreano (nel cast tanto la Moon So-ri di Oasis che la Yoon Yeo- jeong di The Housemaid).
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