Laboratori per bambini
domenica 07 Marzo 2010, 12:49
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Iniziative
COSTRUIAMO UNA STORIA
L’Associazione ARCI “E. Curiel” di San Canzian d’Isonzo, con il contributo della Fondazione Ca.Ri.Go. di Gorizia e il Patrocinio del Comune di San Canzian d’Isonzo, organizza sette giornate di laboratori artistico-creativi, rivolti ai bambini dai 3 ai 6 anni.
I laboratori si terranno ogni venerdì dalle 17:00 alle 18:30 nei locali adiacenti alla Biblioteca Comunale di Pieris a partire da VENERDI 12 MARZO 2010.
Nei primi quattro appuntamenti del ciclo (12, 19 e 26 marzo e 2 aprile), si costruirà una storia usando materiali da riciclo, vari tipi di carta, colori, spugnette e pennelli, partendo da un bosco fantastico e un folletto.
Nei tre appuntamenti successivi ( 9 e 16 e 23 aprile), i laboratori saranno a tema libero con l’utilizzo di materiali e colori di vario tipo.
E’ consigliata la prenotazione a causa del numero limitato di posti (dieci) al numero 347.2100361 (Antonella Delbianco). Si suggerisce un abbigliamento comodo che si possa “colorare involontariamente”.
IL FANTASTICO MONDO DI MARC CHAGALL
L’Associazione ARCI “E. Curiel” di San Canzian d’Isonzo, con il contributo della Fondazione Ca.Ri.Go. di Gorizia e il Patrocinio del Comune di San Canzian d’Isonzo, organizza sette giornate di laboratori artistico-creativi, rivolti ai bambini dai 7 ai 9 anni.
I laboratori si terranno ogni giovedì dalle 17:00 alle 18:30 nei locali adiacenti alla Biblioteca Comunale di Pieris (Centro Giovani) a partire da GIOVEDI 4 MARZO 2010.
Nei primi quattro appuntamenti del ciclo (4, 11, 18 e 25 marzo), si entrerà nel magico mondo di MARC CHAGALL e nei tre successivi (1, 8 e 15 aprile), ci saranno laboratori a tema libero, con l’utilizzo di materiali da riciclo e colori diversi.
E’ consigliata la prenotazione a causa del numero limitato di posti (quindici) al numero 347.2100361 (Antonella Delbianco). Si suggerisce un abbigliamento comodo che si possa “colorare involontariamente”.
Appello liberazione Jafar Panahi
giovedì 04 Marzo 2010, 19:54
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Arci,
Video
Nella notte tra il 1 e 2 marzo il regista (Leone d’Oro nel 2000 per il film Il cerchio) è stato arrestato insieme ad altre 15 persone, tra cui la moglie e la figlia. La motivazione dell’arresto è legata all’ultimo lavoro di Panahi, dedicato alla difficile situazione dell’Iran e a sostego del movimento di protesta contro il regime.
Il testo dell’appello lo trovate su facebook (gruppo “Protestiamo per l’arresto del regista Jafar Panahi a Teheran”) e sarebbe davvero molto importante aderire in molti.
APPELLO
Al Presidente della Repubblica Italiana
Giorgio Napolitano
Al Ministro degli Esteri
On. Franco Frattini
Signor Presidente,
Signor Ministro,
con la presente inoltriamo formale richiesta per sollecitare il Vostro immediato impegno nella protesta da inoltrare presso le autorità della Repubblica Islamica d’Iran, contro la gravissima violazione dei diritti umani e della libertà di espressione commessa dalle autorità di quel Paese, arrestando la sera del 1° marzo 2010 presso la sua abitazione di Teheran il regista cinematografico Jafar Panahi insieme a sua moglie, sua figlia e altri presenti in quel momento nell’abitazione (tra cui i registi Mohammad Rasulov, Mahnaz Mohammadi, Rokhsareh Ghaem-Maghami e il cineoperatore Ebrahim Ghafari). Al regista sarà in questo modo impedito di proseguire le riprese di un film documentario sulle attuali proteste popolari in corso in Iran nei confronti delle autorità governative.
La gravità simbolica dell’atto, che colpisce uno dei più importanti, premiati e autorevoli cineasti iraniani come monito intimidatorio affinché nessuno – men che mai un artista -, documenti la feroce repressione in corso nel paese, è l’ennesimo episodio di disprezzo delle Convenzioni Internazionali per i Diritti dell’Uomo, peraltro sottoscritte anche dall’Iran, a cui sentiamo di doverci opporre come cittadini italiani, europei, e cittadini del mondo e parti in causa della società civile.
Chiediamo pertanto che il nostro appello sia parimenti promosso presso le sedi dell’Unione Europea e dell’ONU, affinché sostengano la protesta contro le autorità iraniane per questo deprecabile atto.
8 marzo – storie di donne
In occasione della
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE DONNE 8 MARZO 2010
il Comune di San Canzian d’Isonzo, il Comune di Turriaco ed il Circolo ARCI E. Curiel presentano
STORIE DI DONNE
Martedì 9/03/10 alle ore 20.00
San Canzian d’Isonzo Centro Civico “Primo Levi” – via Trieste 12
A mia madre piacciono le donne di Inés París, Daniela Fejerman
con Leonor Waitling, Rosa María Sardá, Marìa Pujalte, Silvia Abascal, Eliska Sirova, Chisco Amado 96′ Spagna 2002
Introdurrà la serata e la presentazione della rassegna la Consigliera di Parità della Provincia di Gorizia FULVIA RAIMO
Il giorno del suo compleanno Sofia annuncia alle figlie di essersi innamorata di… una donna! Le tre sorelle accettano la cosa senza problemi, o almeno così pare, perché iniziano ben presto a mettere i bastoni tra le ruote alla madre e alla sua bella pianista ceca. Le commedie spagnole non possono non confrontarsi con il cinema di Almodovar. Questa a maggior ragione perché ha nel cast una delle protagoniste di “Parla con lei”. Dal confronto le due registe escono bene lavorando sull’incertezza delle relazioni nel mondo occidentale contemporaneo con stile brillante ma non superficiale.
Giovedì 11/03/10 alle ore 21.00
Turriaco Sala Civica – piazza Libertà 35
Lo spazio bianco di Francesca Comencini
con Margherita Buy, Gaetano Bruno, Giovanni Ludeno, Antonia Truppo, Guido Caprino 98′ Italia 2009

Maria, insegnante di italiano in una scuola serale di Napoli, vive da sola, senza genitori né amanti. Tra una confidenza all’amico Fabrizio e un ballo in discoteca, trascorre i pomeriggi al cinema, dove incontra Pietro, ragazzo padre in preda a una crisi isterica del figlioletto. I due si frequentano, hanno una relazione e Maria rimane incinta. Alla notizia, il compagno non ne vuole sapere, rifiuta di partecipare alla gravidanza, non vuole prendersi responsabilità e, quando la bambina nasce prematura, Maria dovrà affrontare il calvario dell’attesa completamente da sola.
La nascita di un bambino prematuro spezza il naturale percorso di crescita di madre e bambino. Con l’interruzione – seppur transitoria – dell’evoluzione fisica della piccola creatura, si sospende anche la preparazione psicologica di chi lo ha portato in grembo fino a quel momento. Impotente di fronte ad un’incubatrice algida e ostile, Maria non può fare altro che rimanere in attesa di un’epifania che illumini una strada da seguire. La rivelazione del destino di Irene, indecisa tra nascita e morte, ‘incubata’ anch’essa in un processo di maturazione, si trattiene e svela, con parsimonia, solo piccoli segni di vita: il monitor che conferma il battere del cuoricino, e il ritmo, fin troppo costante, del respiro costretto a tubi e pompe ospedaliere.
Il tempo passa, lasciando il segno del suo spietato scorrere verso il futuro sull’animo della madre, costretta a rimanere bloccata nello ‘spazio bianco’ del titolo, dove vita e morte coincidono. La toccante storia di Maria, alle prese con una gravidanza inaspettata e tardiva, viene narrata con dolcezza, senza accomodanti: la protagonista, inizialmente infastidita da tutte le preoccupazioni tipiche da mamma (i primi vestitini e i disegni infantili), impara assieme alla figlia ad avvicinarsi al compito della maternità. Non è sicura di voler accettare la responsabilità di una bimba da crescere, fatica ad avere pazienza, vorrebbe scoprire subito se la piccola Irene ce la farà. La figura di Margherita Buy, svestita dai tic nervosi a cui ci ha abituato, viene incessantemente seguita dalla macchina da presa e inquadrata in primi piani commoventi, difficili da sostenere. Attorno a lei, si muovono personaggi che hanno subito il dramma della rinuncia: la dirimpettaia magistrato, costretta a vivere scortata e lontano dai figli, gli attempati alunni della scuola, in difficoltà con Dante e Leopardi, le madri dell’ospedale, private della giovinezza dall’arrivo casuale di un figlio. Sono figure di contorno che vanno avanti, accecate dalle incombenze quotidiane, ma capaci di esprimere grande umanità. In qualche modo, tutte contribuiscono a dare un senso compiuto alla maternità di Maria, aiutandola ad affrontare il dolore, anche quando rimangono apparentemente lontani dall’evoluzione degli eventi.
Lo stile narrativo della Comencini, posato e realistico come in passato, si apre questa volta anche alla forza visionaria di alcune scene surreali (il ballo delle madri, la scomparsa di Pietro dietro una folla di scout in piazza Plebiscito), intermezzi dell’anima che esprimono la parte più intima e personale della protagonista. Nell’attesa di un segno rivelatore, di un cambiamento, di un assestamento, le tende dell’ospedale si aprono e si chiudono segnando il repentino passaggio dall’insicurezza a brevi momenti di gioia, dallo sconforto alla speranza. La musica, tutta al femminile (Blondie, Nina Simone, Cat Power, Ella Fitzgerald), avvolge il dramma dell’attesa in una delicatezza priva di facili sentimentalismi, accarezzando la storia e infondendole forza e tenacia. Un modo raro di raccontare che porta l’attenzione su uno dei momenti più straordinari della vita di una donna. Tra il ‘bianco’ che annulla e contiene tutte le emozioni e lo ‘spazio’ dell’anima, dove la nascita di un figlio riserva un posto speciale.
Giovedì 18/03/10 alle ore 21.00
Turriaco Sala Civica – piazza Libertà 35
Frida di Julie Taymor. Con Salma Hayek, Alfred Molina, Geoffrey Rush, Antonio Banderas, Valeria Golino 120′ USA 2002

Ci sono urgenze nella vita di un una donna che il destino spesso può favorire o addirittura accelerare. Un incidente diventa l’accidente della e per la vita di Frida Kahlo, giovane donna messicana, per formalizzare intuizioni. Intuizioni che Frida strappa al mondo visibile – i volti dei genitori e della sorella, il sentimento complesso per Diego Rivera – compagno nell’arte e nella vita -, ai segni della natura e della cultura messicana, consegnandoli a quello bidimensionale della tela. Artista a partire da un incidente sull’autobus, Frida diventa portatrice di un dolore fisico che sembra urlarne uno più profondo che sta dentro la tradizione, anzi la Tradizione, quella femminile della resistenza e della rivoluzione quotidiana che affianca quella-più eroica?-degli uomini. Frida le abbraccia entrambe giacendo nei letti caldi di chi se ne fa portatore, delle donne come degli uomini. Pur aderente alla biografia di Herrera, il lungometraggio di Julie Taymor si scontra, con effetti comici, assolutamente non voluti, contro lo scoglio della Storia, quella stessa a cui Frida si è generosamente concessa e al quale il testo, cartaceo, dedica un accenno velato e dignitoso. Dignitoso nel riproporre la figura di Trotskij, di Picasso e di tutti coloro che abbracciarono il corpo dell’icona Frida Kahlo.
tutte le serate ad ingresso libero
Cuore di vetro – 26.02.2010 ore 20.30
Herz aus Glas Germania 1976 94’
di: Werner Herzog
con: Joseph Bierbichler, Stefan Guttler, Clemens Scheitz, Volker Precht
httpv://www.youtube.com/watch?v=wXgGQp5fWYw
Parlare di Cuore di vetro non è una cosa facile. Leggendo svariate recensioni, ciò che emerge è proprio una grande pluralità di lettura, denotando la polisemia dell’arte. Chi guarda attua un suo modo di leggere le immagini, attua una sua chiave di lettura, mette la sua cultura in quello che vede. Ciò che non si possiede non si riconosce, si impara a vedere, si impara a conoscere, l’atto del vedere è un appropriarsi delle cose. Dico questo, perchè Cuore di vetro è un evento, un nuovo modo di guardare al mondo, un nuovo modo di sentire. La trama è in parte inesistente, almeno in senso lato, e ciò che emerge è questa psicosi collettiva che azzera la comunicazione rendendo impossibile il dialogo basato su una struttura logica precostituita. Si azzera la conoscenza e tutto compare avvolto in un alone rivelatorio dell’abisso che si và spalancando.Visioni su visioni scorrono davanti a noi nella visione del film e si sente che il mondo stà subendo un grosso trauma. Nella Baviera, un pastore ha delle visioni dove gli viene rivelato che la fine del mondo è vicina.Visioni molto vicine a Diluvi Universali, proprio a livello visivo, iconograficamente parlando, si susseguono nei primi minuti del film con un impatto visivo e pittorico devastante. Rara intensità. In queste montagne della Baviera una bottega conosce il segreto della produzione del vetro rubino. Morto il capomastro della bottega, l’unico a conoscere il segreto, la popolazione cade in una psicosi collettiva cadendo in una sorta di ipnosi congelante (reale!). Incapaci a reagire e privati della conoscenza tecnologica il paese impazzisce, forse il mondo impazzisce, infatti il tempo e gli spazii si dilatano assorbendo così una patologica perdita di senso. Nel film mai ci viene rivelato il periodo in cui le vicende sono ambientate. Quello che emerge, anche dagli abiti, è che il film è ambientato in un’epoca di trapasso, fra il 1700 e il 1800. L’ambiente è isolato, privo di contatto con l’esterno, fuori dal mondo. In questi luoghi un uomo emerge e inizia a profetizzare la fine e questi avvenimenti si trovano in concomitanza con la morte del capomastro. I presagi della sciagura compaiono dovunque, ma il paese perso nella sua malattia subcosciente non è in grado di riconoscerli e si incammina verso la sua fine, arrivando addirittura ad incarcerare il pastore profeta che pare l’unico ad essere lucido (pare). Le visioni diventano sempre piu’ frequenti e la morte si annuncia quasi come una perdita di coscenza, e il profeta vede una zona remota del mondo dove la gente crede che la terra sia quadrata, ed essendo su un’isola decidono di vedere dove il mare finisce…
www.mescalina.it, Marco Genzanella
Sunshine – venerdì 12.02.2010 ore 20.30
Gran Bretagna 2007 108’
di: Danny Boyle
con: Cillian Murphy, Chris Evans, Rose Byrne, Michelle Yeoh
httpv://www.youtube.com/watch?v=qTIT1KAOdsQ
Sulle orme di tre capolavori come Solaris di Andrei Tarkovskij, il primo Alien di Ridley Scott e 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, Danny Boyle, il regista di Trainspotting, lancia un film di fantascienza pura. Con il thriller claustrofobico a sfondo fantascientifico, Sunshine, il britannico Boyle offre un ulteriore prova del suo talento psichedelico. Immaginando che tra cinquant’anni il sole sarà sul punto di morire e con esso l’umanità intera. Anche se in realtà gli scienziati ritengono che il sole abbia sufficiente energia per altri cinque miliardi di anni, la missione dell’Icarus II raccontata da Boyle dovrà far esplodere bombe potentissime per ridare vita ad un sole che si sta spegnendo. Il film è stato anche un pretesto per sollevare la discussione sulla scienza contrapposta a Dio, su problemi religiosi e filosofici e sul concetto dell’Uomo che si lancia nel vuoto ma che in realtà sta viaggiando solo nella sua mente. Così, nel 2057, otto astronauti vivono un viaggio fisico, psicologico e spirituale. Ma tra loro c’è anche una sorta di talebano che si oppone ai loro obiettivi perché – a suo parere – la missione interferisce con i piani di Dio: è questa la battaglia centrale del film. Dopo sette anni di viaggio, l’astronave capta il messaggio di S.O.S. dell’Icarus I, prima nave spaziale mandata in missione verso il sole e che si credeva ormai perduta. L’incontro tra l’astronave e il vecchio relitto della missione precedente muta i destini degli otto eroi. E quando tutto sembra finito il film prende il ritmo del thriller. Sebbene le prove attoriali siano nascoste dalla regia, Boyle rende al meglio l’interpretazione del cast: uomini e donne soli nella quiete siderale, persi nella navigazione spaziale e smarriti di fronte a un universo indifferente al loro sacrificio e ai destini dell’umanità. Le fantastiche suggestioni cinematografiche vengono plasmate dallo stile ricercato e visionario del regista. L’uso delle luci e dei suoni stordiscono e coinvolgono, nell’alternarsi di momenti di tensione e di forte emozione lirica. Il trio, composto dal regista, dallo sceneggiatore Alex Garland e dall’interprete Cilian Murphy, torna di nuovo – in seguito alla pellicola 28 giorni dopo – a offrire un film intenso e sensazionale.
Il Tempo, Dina D’Isa
La banda Baader Meinhof – venerdì 29.01.10 ore 20.30
Der Baader Meinhof Komplex Germania 2007 149′
di: Uli Edel
con: Martina Gedeck, Moritz Bleibtreu, Johanna Wokalek, Bruno Ganz
httpv://www.youtube.com/watch?v=o9z1UWakA9Q
Germania occidentale, anni 70. Bombe, attentati mortali insieme alla paura e alla minaccia di un nemico interno scuotono le fragili fondamenta della giovane democrazia tedesca. I più radicali figli della generazione nazista guidati da Andreas Baader (Moritz Bleibtreu), Ulrike Meinhof (Martina Gedeck) e Gudrun Ensslin (Johanna Wokalek) combattono una violenta guerra contro ciò che percepiscono come la nuova faccia del fascismo: l’imperialismo americano sostenuto dalle istituzioni tedesche nelle quali ancora agiscono uomini dal passato nazista. Il loro scopo era quello di riuscire a creare una società più umana ma l’utilizzo di strumenti disumani con i quali diffusero terrore e spargimento di sangue fu proprio ciò che gli fece perdere la propria umanità. L’uomo che più li comprese fu anche il loro più irriducibile cacciatore: Horst Herald (Bruno Ganz) il capo delle forze di polizia Che, se riuscì nella sua strenua caccia ai giovani terroristi fu tuttavia consapevole che si trattava solo della punta dell’iceberg.