
Marongiu e i muleti de via cosani

Sydney Salmon & Univesal Vibes

Marongiu e i muleti de via cosani

Sydney Salmon & Univesal Vibes
La collaborazione tra LIVE – Musiche di Sconfine e la Festa della Musica organizzata dal Circolo Arci “Eugenio Curiel” di San Canzian d’Isonzo e dal Centro Giovani di Pieris, il centro di aggregazione del Comune di San Canzian d’Isonzo, nasce spontanea.
Questo perché le due manifestazioni, oltre ad essere chiaramente accomunate dalla centralità data alla musica in tutte le sue forme e declinazioni, si pongono come obiettivo quello di offrire spazi di espressione ai giovani talenti del territorio, non solo creando un palco per band e artisti emergenti ma anche dando loro l’opportunità di esibirsi e confrontarsi con nomi noti della scena musicale nazionale.
Sullo sfondo di questi intenti, esiste la convinzione che la musica, linguaggio universale per eccellenza, possa fungere da medium per il dialogo intergenerazionale, da un lato, ed interculturale, dall’altro.
Così come le associazioni del Forum Giovani si trovano a lavorare in sinergia con l’amministrazione provinciale e con quelle comunali nell’ambito della realizzazione di LIVE – Musiche di Sconfine, così i ragazzi coinvolti dal Centro Giovani di Pieris, che con l’Arci Curiel organizza la Festa della Musica, hanno occasione di sperimentare (e conoscere gli strumenti per superare) le problematiche inerenti l’organizzazione di un evento.
Un dato che acquista tanta più importanza se si considera che la “rete” di collaborazioni per l’edizione 2009 della Festa della Musica arriva ad includere, oltre al progetto LIVE – Musiche di Sconfine, anche la ProLoco di San Canzian d’Isonzo, il Centro Giovani di Monfalcone, il Punto Giovani di Gorizia e il Progetto OverNight, e il Progetto Tibebe, iniziativa di sostegno all’Etiopia.

“Più Spazio alla Musica – Più Spazi per la Musica”
L’edizione 2009
La Festa della Musica che, come ormai da tradizione, si inserisce nella più ampia festa della musica internazionale del 21 giugno cui partecipano tutti i circoli Arci, quest’anno vedrà come impegno principale la richiesta di nuovi spazi per la musica e di provvedimenti che sostengano gli spazi già esistenti al fine di valorizzare la creatività giovanile e le produzioni indipendenti.
Accanto a tale tema, la Festa della Musica si propone di sostenere una cultura musicale diffusa attraverso la promozione di progetti musicali interculturali ed una riflessione sugli strumenti di tutela degli artisti (quali Enpals e Siae) che comprenda le nuove frontiere della difesa del diritto d’autore, come le licenze Creative Commons, strumento innovativo che offre ai musicisti la possibilità di scegliere le modalità di distribuzione delle proprie creazioni, anche gratuitamente (www.creativecommons.it).
La Festa della Musica 2009 inoltre sostiene il Coordinamento Nazionale Amici della Musica, una rete di organizzazioni legate alla produzione, diffusione, formazione, promozione della Musica, di cui l’Arci fa parte (www.amicimusica.org).
VENERDI’ 26 GIUGNO 2009
dalle 20:00
JAH SOUND reggae sound system . Gorizia
MARONGIU E I MULETI DE VIA COSANI teenagers punk rock bisiaco . Turriaco
SYDNEY SALMON & UNIVERSAL VIBES reggae . Jamaica, Ethiopia, Italia
SABATO 27 GIUGNO 2009
dalle 20:00
HUMBLE BEAT digital roots . Gorizia
KAOS & DJ TRIX hip hop . Bologna
Sydney Salmon è un cantante giamaicano, emigrato prima negli Stati Uniti e poi trasferitosi in Etiopia.
Membro dell’affiliazione Rasta “Twelve Tribes of Israel”, ha collaborato con artisti quali Dennis Brown, Beres Hammond, Freddie McGregor, Half‐Pint, Sugar Minott, Sister Carol, Shinehead, e The Abyssinians.
Nel settembre del 2000 ha pubblicato il singolo ‘Shashamane on my mind’, ispirato da un viaggio in Etiopia, i cui proventi sono stati devoluti al Shashemane Development Building Project, un progetto a sostegno di Shashamane, territorio etiopico dove vive una comunità di Rasta giamaicani rimpatriati in Africa.
Emigrato in Etiopia con la famiglia, Sidney crea la Imperial Majestic Band che, nel febbraio 2005, prende parte al concerto‐tributo a Bob Marley “Africa Unite”, esibendosi al fianco di Rita Marley, Cedella Marley, Bob Andy, I-Threes, e Cedric Brooke.
www.myspace.com/sydneysalmon72

Universal Vibes è una band reggae nata nel 2008 in Friuli Venezia Giulia per accompagnare in Europa la voce di Sydney Salmon ed è composta 5 elementi che hanno diversi anni di esperienza nel settore musicale: Clarke Ainsworth (basso), Bossi Fabio (batteria), Carlo Carli (chitarra), Ivano Albano (tastiere) e Nicola Masolini (percussioni).
Band che ha suonato al Reggae Sunsplash 2008 (Main Stage) tenuto concerti in Italia e Austria (Bluesiana club ecc.).
www.myspace.com/universalvibesband

Kaos One, al secolo Marco Fiorito, classe 71, è stato, ed è tuttora,indiscutibilmente uno dei più apprezzati nonchè longevi artisti che il panorama Hip Hop italiano abbia mai avuto.
Dopo aver fatto parte della formazione Fresh Press Crew, divenuta poi Radical Stuff (rimasta negli annali con due LP e numerosi “12 single”, oltre che per gli innumerevoli live show in tutta la penisola), collabora per la sua prima fatica da solista, “Fastidio”, con Mdee, Dj Skizo e Neffa, alle cui sapienti mani affida la produzione della maggior parte dei pezzi. L’album diventa subito cult.
Ma la ventennale carriera di Kaos lo vede anche nel ruolo di produttore e lyricist per il progetto discografico Merda&melma, al fianco nuovamente di Mdee e Sean, conosce nel 2000 la nascita di un secondo lavoro da solista, dall’enigmatico e non pronunciabile titolo di ‐|‐|‐|‐|‐ (l’attesa) così come la creazione, nel 2003, di una nuova formazione con il veterano Gopher D dall’esauriente nome Neo Ex, a cui segue l’ EP “low budget” dal titolo L’Anello Mancante che vanta featuring illustri e che viene proposto in giro per la nazione con notevole successo.
Al momento l’artista è impegnato in una serie di live accompagnato da dj Trix e nella promozione del suo ultimo lavoro, l’attesissimo kARMA. in co‐produzione con TRIX SHOP, 14 tracce prodotte da: Donjoe, Mace, Shablo, DjArgento e con i featuring di: Moddi, Colle Der Fomento, Club Dogo, Turi.
www.myspace.com/kaosone
www.myspace.com/trixdj

Mercoledì 17 giugno – Biblioteca comunale di Pieris – ore 18.30
Burattini senza confini
Teatro in Piedi presenta
STORIE DI LIBRI
di Pierpaolo Di Giusto
Tre storie che hanno come protagonisti tre grandi libri di legno. Il primo libro è il grande libro del circo; il secondo è il libroteatro; il terzo libro è il libromatto come un gatto….

Pierpaolo Di Giusto, burattinaio e cantastorie dal 1979, ha allestito fino ad oggi innumerevoli spettacoli di burattini, teatro delle ombre, cantastorie e teatro di strada
Lo spettacolo, gratuito e aperto a tutti, grandi e piccini, è organizzato da:
Circolo Arci “E. Curiel”
Biblioteca Comunale del Comune di San Canzian d’Isonzo
in collaborazione con:
Associazione Libera Cultura Europea
Tutti i cittadini sono invitati alla conferenza organizzata dai Giovani Comunisti in collaborazione con ARCI, Legambiente e Comitato No-Tav dal titolo:
Più Treni
meno TAV
Che ne sarà del nostro territorio
delle nostre case, delle nostre vite?

All’iniziativa che si terrà giovedì 11 giugno alle ore 20 a Pieris in piazza Garibaldi, si cercherà di fare il punto sulla infausta possibilità di vedere i paesi di Begliano, Pieris e Turriaco troncati da un mega-mostro con impatti visivi, acustici, vibrazioni e vincoli abitativi rispetto ai binari, oltre ad indicare le alternative possibili.
Alla conferenza parteciperanno:
– Ferrentino Antonio
Direttivo Nazionale Legambiente e Presidente Comunità Montana Valle di Susa
– Pastorutti Giancarlo
Componente del Comitato No TAV Bassa Friulana
– Modera: Bean Angelo
Esp. dei GC e studente di “Scienze e tecnologie per l’ambiente e la natura“
The Banishment – Izgnanie Russia 2007 150′
di Andrei Zvyagintsev
con K. Levronenko, M. Bonnevie
sceneggiatura di Artyom Melkumian, Oleg Negin dal libro “The Laughing Matter” di William Saroyan
Alex torna nella casa dove aveva trascorso l’infanzia insieme ai genitori, e con lui ci sono la moglie Vera e i due figli. La breve vacanza nella casa situata nella sperduta campagna, diventa per l’uomo l’inizio di un vero e proprio calvario quando la donna gli confessa di aspettare un figlio non suo…
httpv://www.youtube.com/watch?v=Li5BPbida1s
Tra le migliori visioni dell’ultimo Festival del Cinema europeo di Lecce spicca questo The Banishment (già passato in anteprima alla 60ma edizione del Festival di Cannes), film che segna il ritorno dietro la macchina da presa di Andrei Zvyagintsev, che nel 2003 aveva vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia con il suo primo lungometraggio, Il ritorno. Il rapporto con la Storia e con il tempo è al centro di questa cupa storia, e si estrinseca sia in una ricerca formale che non nasconde i propri modelli (in primis il cinema di Andrei Tarkovskij) sia in una riflessione più ampia sul ruolo dell’uomo all’interno di uno spazio che riconosce il proprio passato, ma nel mettere in crisi il presente denuncia una mancanza di futuro.
Il ritorno di Alex nella casa di famiglia diventa infatti per l’uomo un’occasione di confronto sia con ciò che i suoi genitori avevano realizzato in passato che con quanto egli stesso è stato invece capace di costruire sino a quel momento: il luogo è in sé simbolo di memoria, riconduce all’infanzia del protagonista e, attraverso i volti degli avi impressi sulle fotografie, trasuda il suo provenire da un tempo passato, solido ma ormai distante: una sorta di alterità temporale che si ritrova anche a livello fisico nell’isolamento del maniero e nella sua discrasia (gli interni sono oppressivi, cupi e domina una sorta di costante penombra) rispetto allo spazio aperto e solare della campagna circostante. In questo il luogo prosegue la grande tradizione delle case-organismo al cui interno si combatte la lotta dell’umanità e dell’equilibrio interiore (ma anche morale) del protagonista: come l’hotel di Psycho e quello di Shining.
Zvyagintsev lascia che sia quindi il contesto a parlare e ammanta il suo film di un sentimento panico che rende la messinscena e la scelta delle location (il film è stato girato tra Belgio, Moldavia e Francia) significativa e particolarmente potente a livello emotivo: una qualità visiva che predomina e anche per questo i presupposti che hanno portato alla situazione di decadenza nel rapporto fra Alex e Vera sono affidati, più che ai passaggi narrativi costruiti in sceneggiatura, a piccoli gesti, a frasi disseminate quasi casualmente lungo i 150 minuti di durata, come un puzzle che lo spettatore deve lentamente ricostruire. La durata estremamente ampia del film non nuoce all’incedere del racconto, che si rivela teso e dolente regalando un senso di profondo rispetto per i sentimenti umani messi in campo.
La logica che domina il rapporto fra Alex e Vera è dunque quasi utilitaristica, convenzionale, certamente priva di qualsivoglia calore umano, domina una perenne freddezza che Zvyagintsev restituisce a livello visivo attraverso giochi fotografici che addensano i colori, allargano le zone d’ombra e conferiscono all’immagine una densità degna di un noir di Michael Mann (molto simile in effetti è il lavoro sulla composizione orizzontale dell’inquadratura in Cinemascope e sui toni plumbei della fotografia).
La costruzione delle dicotomie è poi complessa, perché Alex è al centro di un sistema di relazioni apparentemente ben definite, ma nel loro insieme molto variegate: i vicini dal nucleo familiare tutto sommato solido, il fratello che si fida di lui ma che a sua volta è un individuo poco raccomandabile (il folgorante incipit ce lo mostra ferito da un colpo di pistola) che lega la gente a sé attraverso relazioni di comodo (come accade con il suo medico, cui rinfaccia i debiti contratti con lui per ottenere il suo aiuto), sono tutti elementi che contribuiscono a isolare il protagonista nel suo microcosmo interiore fatto di incapacità relazionali e giudizi errati.
Il rapporto con Vera (una Maria Bonnevie di straordinaria intensità) è dunque fatto di vicinanze e lontananze e contribuisce a minare alle fondamenta la relazione, intesa sia come legame (affettivo e spirituale) che come costruzione di un nucleo capace di garantire un futuro, una prospettiva che, a livelli universali, possa garantire il perpetrarsi della specie e della società: la solidità del passato dunque si rispecchia in un presente caotico e fragile, dove dominano incomprensioni ed equivoci che contribuiscono a perpetrare il disfacimento.
…
Attraverso una messinscena che ha il sapore della solennità, ma non perde mai di vista la concretezza dei rapporti umani, Zvyagintsev riflette quindi sulle possibilità di una ricostruzione interiore, in una umanità che ha completamente smarrito la propria capacità di trascendere i singoli eventi in nome di una prospettiva alta in grado di redimere la società dai suoi peccati: una specie di sacralità che va intesa in senso non semplicemente religioso quanto filosofico e che tenta di trarre in salvo l’umanità rispetto alla barbarie in cui è decaduta. Significativa in questo caso la scena che vede i figli di Alex, insieme ai loro amici, cercare di completare un puzzle a soggetto religioso, chiara e sin troppo lampante (forse anche didascalica) sintesi del tentativo di ricostruire una possibile componente spirituale in un universo che sembra avere smarrito la propria lucidità.
Il puzzle guida quindi noi spettatori verso il finale, con le sue rivelazioni e con l’estema sintesi garantita dall’ultima inquadratura, dove alcune lavoranti nei campi intonano un canto popolare, incontro simbolico di passato e presente. Un attimo e una delle donne attraversa il campo con un bambino fra le braccia: una nuova ipotesi di possibile futuro dal quale forse sarà possibile ricominciare?
Il nido di Rodin
Mutter und Sohn/Mat’ i syn Germ.-Russ. 1997 73′
di Aleksandr Sokurov
con Gudrun Geyer, Aleksej Ananischnov
Madre e figlio è davvero un film raro, anzi rarissimo. Non capita spesso di incontrare un film così “insolitamente” vibrante, semplice e prezioso.
Alexandr Sokurov non è certo alle prime prove con la macchina da presa, ha già realizzato documentari e ben dieci lungometraggi, ma a dire il vero Madre e Figlio potrebbe sembrare un’opera prima, una prima prova d’autore. In qualche modo c’è, in questo film, una tale ricerca estetica, una così grande e viva tensione lirica come non sempre ci si aspetta da un cineasta all’opera da più di vent’anni. Non è certo Alexandr Sokurov uno di quei registi che appena dopo un paio di buone prove si adagiano su un proprio stile che presumono consolidato e ormai praticamente perfetto. Madre e Figlio è un film frutto di una ricerca mai interrotta e di riflessioni che vanno lungo tutto l’arco di una vita.
httpv://www.youtube.com/watch?v=et1XK0sOUN8
I due protagonisti sono gli unici personaggi, una madre e un figlio. Vivono in un paese russo che potrebbe essere qualunque luogo in un tempo indefinibile, oggi come all’inizio della storia dell’uomo, la loro storia è una storia di sempre, vera da quando c’é l’uomo e vera fino a quando l’uomo ci sarà. Sokurov racconta delicatamente e quasi pudicamente il loro legame d’amore, un legame primordiale appunto, che sempre si perpetua, un legame imprescindibile più forte della vita e della morte.
La madre sta morendo in una casa vuota, buia e condivide questi ultimi momenti con il figlio amorevole. Lui la accudisce, la cura, la porta in braccio tra i boschi lì intorno per farle sentire l’aria e vedere il cielo, benché sia sempre grigio, ancora una volta. Nell’approssimarsi della morte il figlio si allontana, sa che quando tornerà la madre probabilmente la madre sarà morta. Il suo vagare, il momento in cui si ferma, abbraccia un albero e piange, il modo in cui osserva le cose della natura quasi a chiedergli un perché, tutto questo è semplicemente poesia.
La macchina da presa indugia sui volti, i lineamenti dei corpi, li esalta, per meglio dire li sottolinea, ce li fa contemplare per diversi minuti e ci sembra di non vedere un film, piuttosto delle tele di pittura romantica nord-europea. La fotografia è livida e a tratti opaca, le immagini della madre morente nel letto o del figlio in un prato sono allungate e davvero irreali. La natura è viva, sembra avere un’anima, è irreale anch’essa, ma viva. La regia di Sokurov coglie immagini, ferma momenti dipinti di rara bellezza. I dialoghi sono ridotti quasi a nulla, tutte le parole non dette finiscono per far risaltare ancora di più l’intensità dei sentimenti tra i due.
Sokurov con il suo film ha voluto riflettere proprio sull’amore che salda i legami tra una madre e il figlio. Certamente il tema non è nuovo nel cinema, ma è difficile ricordare quando con il cinema si è arrivati a tanta emozione e bellezza per raccontare una madre e un figlio. Nell’impegno che mette per assistere la madre, il figlio è quasi un eroe, quello stesso eroe austero e silenzioso e segnato da un destino di allontanamento dagli affetti che vive in numerose pagine di letteratura russa, un eroe che dica di “vivere razionalmente per non spezzare il cuore”. Per questo Sokurov è un regista, un artista tipicamente russo. Sa esprimere con il cinema la sensibilità, l’essenza dell’arte russa e sa raccontarla con poesia in un film breve, ma semplicemente indimenticabile.
1998 reVision, Simone Porrovecchio