Festa della Musica 2014

Centro Giovani Pieris – Arci E. Curiel
Lab – Dobialab – LIVE Musiche di Sconfine
Comune di San Canzian d’Isonzo – Provincia di Gorizia
Fondazione Carigo – Pro Loco San Canzian d’Isonzo
In collaborazione con
Punto Giovani Gorizia
Centro Aggregazione Giovanile Monfalcone
Operatori di strada Progetto Ambito Basso Isontino
Forum Giovani Provinciale
Associazione Amici Bisiachi
Associazione Il Nuovo Giorno
GIOVEDI’ 19 GIUGNO
pomeriggio
ATTIVITA’ DI ANIMAZIONE
Associazioni di San Canzian d’Isonzo
WORKSHOP RECYCLED DRUM
a cura di Laboratorio Sonoro
GRAFFITI BISIACHI
writing
dalle 20:00
LABORATORIO SONORO
PG Gorizia – experimental sound
BLACK GEAR
Centro Giovani Pieris – tributo Black Sabbath
BOOMRIVER
PG Gorizia – reggae
VENERDI’ 20 GIUGNO
pomeriggio
TORNEO DI CALCIO
organizzato dagli educatori di
strada di Ambito Basso Isontino
GRAFFITI BISIACHI
writing
18:00 partita Italia-Costarica
dalle 20:00
EVERAGE
Forum Giovani Provinciale – rock
SBREMBERSON
CAG Monfalcone – punk rock
DOUBLE SWINDLE
Oderzo – punk
SABATO 21 GIUGNO
pomeriggio
ASSOCIAZIONE ESCOLA AFROBRASIL
dimostrazione e workshop percussioni brasiliane
GRAFFITI BISIACHI
writing
MNEVIS SOUND SYSTEM
progetto di strada Ambito Basso Isontino – jungle / drum n bass
DJ PAPPA
Centro Giovani Pieris – commerciale
BLACKNOB
Centro Giovani Pieris – dubstep
dalle 20:00
roots reggae & dub music
WARRIOR CHARGE SOUNDSYSTEM UD +
NUCLEUS ROOTS from Manchester UK

Con i Nucleus Roots possiamo ascoltare i più recenti sviluppi della scena UK Roots. L’idea che sta dietro la fondazione della band è stata quella di creare un collettivo che potesse fare da studio band ai numerosi cantanti reggae della scena di Manchester, la loro città.
Nel 1996, quindi, il progetto Nucleus Roots nasce come una band di dieci elementi dalle ceneri di una nota punky reggae band chiamata Community Charge: la band comprendeva personaggi come P.Lush e Richie Silva rispettivamente al basso e batteria, P.Teck alle tastiere e alle due chitarre Steely e Gary. Clive Stuart guidava la sezione fiati e alle voci c’erano Moses e Des Nia Lashimba.
Ben presto il gruppo si mette in evidenza per il suo suono dub potente e pulito. Nell’autunno del 1998, Nucleus Roots vengono invitati a suonare insieme al famoso roots sound di Leeds Iration Steppas: in questa occasione inseriscono gli effetti dub nel mixer e grazie al talento di engineer di Dub Dadda suonano una eccitante live dub sessions. Da quel momento la band diviene una presenza regolare a famosi festivals come i vari spazi dell’indie rock festival di Glastonbury.
Nel frattempo inziano a registrare ottimi albums: la loro discografia fino a questo momento comprende ‘Nucleus roots vol.1’, arricchito dalle dub versions presenti in ‘Nucleus in dub’, ‘Universal love’ e l’ultimo ‘Heart of the matter’ a cui ha avuto appena seguito il duale dub ‘Heart of dub’.
A San Canzian saranno presenti nella formazione con Paul Lush e Trevor Roots
https://www.facebook.com/FestaDellaMusicaArciECuriel
Di cos’è il nome un nome? – sabato 14 giugno 2014 ore 16.30
sabato 07 Giugno 2014, 16:33
Filed under:
Iniziative
14 giugno 2014
giornata della cultura resistente
area feste Selz di Ronchi ( Go) via Monte Cosich
Dalle 16.30 alle 19.00 Convegno storico, sociale e culturale:
DI COS’È IL NOME UN NOME?

con l’adesione di ANPI, ANED, Istituto di studi storici Gasparini e SKRD Jadro e circolo Arci Curiel San Canzian, circolo culturale e sportivo dell’Olmo; in collaborazione con la libreria la Linea d’Ombra di Ronchi e la casa editrice Kappa Vu
• Introduce e modera Luca Meneghesso
• Boris Pahor Proiezione video-intervista realizzata per il convegno
• Maurizio Puntin: La Ronchi “plurilinguistica” dei secoli passati
• Marco Barone: Ronchi “dei partigiani” le ragioni di una proposta
• Alessandra Kersevan: L’invenzione del nome “Venezia Giulia”
• Piero Purini: Costruzione della Nazione. I cambiamenti nelle denominazioni delle località dall’unità d’Italia al secondo dopoguerra.
• Wu Ming 1: Nomi tossici e Grande guerra
• Dibattito
Segue rinfresco con proposta di alcuni canti della tradizione sociale e politica di fine Ottocento – inizio Novecento, introdotti da brevi spiegazioni contestualizzanti il brano.
Dalle 21.00 alle 23.00 presentazione del nuovo libro del Collettivo WU MING “l’Armata dei Sonnambuli” con la presenza di WU MING1
https://www.facebook.com/RonchiDeiPartigiani
Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore – venerdì 6 giugno 2014 ore 20.30
Moonrise Kingdom USA 2012 94′
di: Wes Anderson
con: Bruce Willis, Edward Norton, Bill Murray, Frances McDormand, Tilda Swinton
httpv://www.youtube.com/watch?v=ms_HlhFPkdk
Estate 1965. Su un’isola del New England vive la dodicenne Suzy, preadolescente incompresa dai genitori. Sulla stessa isola si trova in campeggio scout il coetaneo Sam, orfano affidato a una famiglia che lo considera troppo ‘difficile’ per continuare ad occuparsene. I due si sono conosciuti casualmente, si sono innamorati e hanno deciso di fuggire insieme seguendo un antico sentiero tracciato dai nativi nei boschi. Gli adulti, ivi compreso lo sceriffo Sharp, si mettono alla loro ricerca anche perché è in arrivo una devastante tempesta.
È indispensabile prestare attenzione all’ouverture di Moonrise Kingdom e non abbandonare la sala prima della fine dei titoli di coda per comprendere il senso profondo del film di Anderson che, altrimenti, rischia di essere letto superficialmente come un’ulteriore esibizione di genialità narrativa infarcita di gag e di trovate visive senza però che si vada oltre. Non è così. Chi era bambino nella prima metà degli Anni Sessanta ha molto probabilmente nella propria raccolta di vinili la suite didattica “Young Person’s Guide to the Orchestra” di Benjamin Britten in cui si presentavano i diversi strumenti che compongono l’orchestra basandosi su un tema di Purcell in cui l’ensemble si riuniva per eseguire una fuga.
Una fuga è esattamente ciò che mettono in atto Suzy e Sam. Una fuga che serve apparentemente a scomporre ma in realtà ha come meta la ricomposizione dei frammenti di due vite che rischiano la dissoluzione. Alla fine del film Anderson gioca con questo fil rouge sonoro di nuovo ‘scomponendo’: questa volta tocca alla musica di Desplat, autore del soundtrack originale del film. Ci ricorda così, al contempo, che fare cinema (stanno scorrendo i titoli di coda non dimentichiamolo) è ‘orchestrare’ varie e quasi innumerevoli professionalità ma riesce anche a fare di più. Sottolinea che il suo cinema più recente è orientato a cercare le radici del comportamento adulto in accadimenti che hanno marcato gli anni giovanili.
Così era per i fratelli de Il treno per il Darjeeling, così è stato per Fantastic Mr.Fox (un ritorno alle proprie origini con il portare sullo schermo il primo libro che Anderson ricorda di aver letto), così accade ora. Suzy e Sam sono non dei disadattati ma dei ‘disadatti’ a un mondo adulto che si sta spegnendo nell’indifferenza (la famiglia della ragazzina) o sopravvive grazie a regole applicate puntigliosamente che pretendono di imbrigliare l’avventura (il campo scout per Sam). Nel prologo, dalla casa di bambola in cui vive con i genitori e i fratelli, Suzy osserva il mondo grazie alla distanza del suo binocolo ma, per un istante, guarda in macchina interrogandoci.
Siamo ancora capaci di emozionarci per un bacio? Sappiamo capire fino a che punto un essere umano in formazione abbia bisogno del nostro aiuto per togliersi il costume nero da corvo (e viene in mente “Blackbird”, masterpiece dei Beatles) e quanto invece possa e debba affrontare il piacere dell’avventura della vita con quel tanto di libertà che gli permetta di dipingere un mondo nuovo? Sono quesiti che ogni tanto gli adulti dovrebbero porsi. Anderson fa bene a riproporceli.
Cane randagio – venerdì 30 maggio 2014 ore 20.30
Giappone 1949 95′
di: Akira Kurosawa
con: Takashi Shimura, Yasushi Nagata, Toshiro Mifune

Derubato della pistola, giovane poliziotto, travestito da barbone, setaccia i quartieri malfamati di Tokyo finché identifica il ladro e ingaggia con lui una lotta mortale. Storia di un’indagine poliziesca e di una ricerca morale, questo film straordinario è anche quella di un’amicizia e di un’iniziazione, un bellissimo documentario su una metropoli in mutazione, una straziante sinfonia dei bassifondi.
Il Morandini
Ottimismo democratico – venerdì 16 maggio 2014 ore 20.30
venerdì 09 Maggio 2014, 21:57
Filed under:
Video
proiezione speciale dei corti di Flavia Mastrella Antonio Rezza
Video-percorso di cortometraggi di Flavia Mastrella e Antonio Rezza ideati e prodotti tra il 1990 e il 1999. Una costante caratteriale è la presenza del corpo tragico-catastrofico e della parola (ipnotica) di Antonio Rezza. Le storie raccontano di una cultura in decadenza. I film sono realizzati a basso budget e risentono delle influenze stilistiche dettate dalla tecnologia. Questa carenza conferisce al corto un ulteriore carattere espressivo e lo definisce fino a farlo trasudare amaro. Nelle storie, nella voce e nelle ambientazioni tutto è denso di atmosfere e le inquadrature intrappolano il corpo in uno spazio estraniante dove, nell’insieme frammentario, il protagonismo di un’umanità pedante campeggia meschino e estremamente comico.
Flavia Mastrella e Antonio Rezza hanno realizzato infiniti cortometraggi, tre lungometraggi, nove performance teatrali, diverse trasmissioni televisive ed opere artistiche e letterarie.
Mai pubblicati in home video, i loro lavori in bianco e nero, divenuti ormai dei cult, sono stati più volte premiati nei maggiori festival di cinema indipendente.
Dieci anni di produzioni originali, visionarie e surreali.
httpv://www.youtube.com/watch?v=bar9hjibVeI
Cosa piove dal cielo? – venerdì 9 maggio 2014 ore 20.30
Un Cuento Chino Argentina/Spagna 2011 93′
di: Sebastián Borensztein
con: Ricardo Darín, Huang Sheng Huang, Muriel Santa Ana, Enric Rodriguez, Ivan Romanelli
httpv://www.youtube.com/watch?v=qw9uWunNccA
Roberto è un burbero proprietario di un negozio di ferramenta a Buenos Aires. Nella sua vita, ogni giorno è meticolosamente uguale all’altro e di questa routine ha fatto una rude corazza per restare isolato dal mondo esterno e dalle assurde richieste della sua clientela. Unici capricci di questa burbera esistenza sono la costante ricerca di notizie bizzarre e incredibili sui quotidiani mondiali e le visite di Mari, un’amica di campagna da sempre innamorata di lui. Un giorno, proprio di fronte al suo negozio, viene scaraventato fuori da un taxi un giovane cinese. Il ragazzo non parla una parola di spagnolo ma ha un indirizzo scritto sul braccio che li porta a un alimentari un tempo gestito da suo zio. Roberto chiede allora aiuto all’ambasciata cinese, dove gli annunciano che per tutto il tempo necessario a ritrovare lo zio disperso, il giovane resterà sotto la sua tutela.
Come partorito da un destino stravagante, Cosa piove dal cielo? si presenta come un classico “Canto di Natale” dickensiano contaminato dalla comicità da cartoon e dalle fantasie bizzarre di Jean-Pierre Jeunet. Il protagonista Roberto è infatti un moderno Scrooge pronto a redimersi non di fronte alle visite dei fantasmi natalizi ma di quella altrettanto fantasmatica di un ragazzo cinese sopravvissuto a una mucca caduta dal cielo; così come la sua passione per le storie assurde e surreali ricorda molto da vicino gli aneddoti che entusiasmavano la giovane Amélie Poulain. Malgrado le notevoli differenze che dividono i profili delle due città e i caratteri dei relativi protagonisti, la Buenos Aires di Borensztein finisce col somigliare alla Parigi di Jeunet in funzione di un viraggio vagamente vintage che rende fuori dal tempo le proprie immagini, e di quel tono “favoloso” e dolce-amaro che fa dell’elemento surreale e grottesco il collante umoristico per portare avanti storie di personaggi soli e singolari.
Incupito dai fantasmi della guerra delle Falkland, il Roberto di Cosa piove dal cielo? fa vagare attorno a sé molti meno personaggi satellitari rispetto alla più giovane e radiosa cugina di Montmartre. Ma, pur demandando all’inevitabile ilarità di una “strana coppia” formata da un burbero argentino e da un cinese sfortunato l’energia comica della sua parabola di socializzazione, al cuore della storia resta la stessa schietta filosofia prevertiana che vede che in quei casi senza senso della vita ciò che dà un senso a tutto il resto.