Assemblea soci 2011
domenica 25 Marzo 2012, 21:36
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Arci
Siete invitati al consueto appuntamento annuale del circolo, per fare un bilancio di quanto è stato fatto nel 2011 e per proporre l’attività 2012.
L’assemblea dei soci 2011 si terrà martedì 27 marzo 2012 alle ore 19.30 in prima convocazione, ed alle 20.30 in seconda convocazione, presso la sede del circolo, sala 5 del centro civico Primo Levi in via Trieste 12 a San Canzian d’Isonzo, con il seguente ordine del giorno:
1. Relazione attività svolta nel 2011 ed approvazione relativo bilancio consuntivo
2. Attività programmata per il 2012 ed approvazione relativo bilancio preventivo
3. Rinnovo cariche sociali
4. Varie ed eventuali
ARCI Eugenio Curiel
Il Presidente
Lucio Furlan
Un giorno senza messicani – venerdì 06.04.2012 ore 20.30
A Day Without A Mexican USA/Messico/Spagna 2004 100′
di Sergio Arau
con Caroline Aaron, Tony Abatemarco, Yareli Arizmendi, Todd Babcock, Melinda R. Allen
httpv://www.youtube.com/watch?v=P8t8DCSP020
California in un giorno qualunque. Ma non proprio qualunque. Perché, all’improvviso, una nebbia fitta avvolge i confini dello Stato e le comunicazioni con l’esterno si interrompono. Ma non è questa la cosa più importante perché, al contempo, scompaiono tutti i messicani. La moglie americana di un musicista non lo trova più e con lui il loro figlio maschio (la femmina è invece in casa e poi scopriremo perché). Il conduttore delle seguitissime previsioni meteo televisive non c’è più e una collega ne è visibilmente scossa. Insomma una parte fondamentale della popolazione californiana è scomparsa causando tracolli che vanno dalla sfera privata a quella socioeconomica.
Sergio Arau, figlio del più famoso Alfonso, colpisce al centro con questo divertente e intelligente film a tesi che si svolge in California ma potrebbe essere ambientato ovunque esista un’immigrazione rilevante.
Grazie a una nebbia carpenteriana che isola lo Stato Arau costruisce un film in cui la scomparsa dei messicani fa emergere tutte le contraddizioni di una società che ha ormai un bisogno ineludibile degli immigrati anche se poi, in alcune sue manifestazioni, li ritiene solo presenze dannose e parassitarie.
Lo stile adottato riporta alla memoria il caustico La seconda guerra civile americana di Joe Dante con una particolare attenzione alla ‘narrazione’ televisiva. Arau costruisce un saggio per immagini assolutamente godibile su come sia ormai il piccolo schermo a gestire l’immaginario collettivo indirizzandone l’attenzione e ri-costruendo gli accadimenti. Un gran numero di situazioni (così come le didascalie che vengono spesso sovrapposte alle immagini) spesso amaramente divertenti potrebbero essere trasferite, con le debite ma non sostanziali varianti, alle nostre latitudini. Il pregiudizio non ha confini.
Giancarlo Zappoli mymovie
Once we were strangers – venerdì 23.03.2012 ore 20.30
Once We Were Strangers USA 1997 96′
di Emanuele Crialese
con Vincenzo Amato, Lynn Cohen, Anjalee Deshpande, Lou George, Alisha McKinney, Ajay Naidu, Susan Mitchell
httpv://www.youtube.com/watch?v=vU_NQ_tC3pg
Antonio e Apu vivono a New York inseguendo il sogno americano. La vita di Antonio è segnata dall’incontro con Ellen, una speaker radiofonica che per lavoro deve andare a Parigi. Apu invece deve fare i conti con l’arrivo di Devi, la sposa sconosciuta che i genitori hanno scelto per lui dall’infanzia. La New York del primo lungometraggio di Crialese ha le tonalità brumose del romanticismo sepolcrale. Una sospensione, una malinconia e una ricerca che non trova quiete accomunano i due protagonisti. Antonio è un cuoco che viene licenziato per essersi rifiutato di cucinare una carbonara con l’aglio e Apu, l’amico indiano, fa da cavia in un laboratorio. I tentativi di integrarsi nella logica americana diventano per entrambi grotteschi e spietati. La ricerca della propria identità per Antonio non avviene nel lavoro ma nell’incontro con Ellen, la ragazza che ha qualcosa di Leonardo. Ma questa Leda col cigno, una volta raggiunta, diviene fuggevole. Col tempo viene a manifestarsi una dissonanza con l’ambiente anche per Apu che invece ce la mette tutta per essere americano. L’arrivo di Devi, sradicata dall’India e trapiantata negli Usa, per giunta nell’oscurità di un sottoscala, segna lo spettro di tradizioni perdute e rinnegate.
Il film ricorda in molti passaggi Pane e cioccolata di Brusati, dove un giovane Manfredi da cameriere diventava spennatore di polli, costretto a vivere in un pollaio, in una Svizzera disumana, arrivando a sbiondirsi i capelli e a tifare Germania per essere rispettato e non sembrare italiano. Una scelta simile toccherà a Devi ma, fatta una permanente dal parrucchiere e occidentalizzata, renderà palese a se stessa e ad Apu il volto triste dell’omologazione e della perdita d’identità. Crialese apre uno squarcio su una particolare condizione umana, quella dello sradicamento, dentro il disagio e il conflitto tra l’affermazione personale e l’abiezione lavorativa.
La mestizia, il grido silente e il senso di una privazione indefinibile strappano la pellicola dalla consueta definizione di commedia, così come era accaduto per il film di Brusati del ’74.
Andreina Sirena, mymovie
Quando sei nato non puoi più nasconderti – venerdì 09.03.2010 ore 20.30
2004 115′
di Marco Tullio Giordana
con Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Matteo Gadola
httpv://www.youtube.com/watch?v=XFEYBbxBlK0
Infanzia di un capo del Nordest: 13enne con playstation, famiglia bresciana con taverna e fabbrichetta, casca in mare durante crociera in Grecia. Lo raccolgono i clandestini, tutti sullo stesso barcone, nessuno si potrà più nascondere: tagliato il cordone, uccisa l’adolescenza, nasce nella vita una storia di amicizia forse tradita. Rimossi con La meglio gioventù i suoi anni ’70, Giordana offre un film su essere e apparire, sulla convivenza, sulla multimedialità dei sentimenti. Vuole soprattutto spiazzare: niente pregiudizi e stereotipi, tutto è da conoscere e reinventare, anche a rischio di sacrificare un po’ di snobismo ed emotività per raccontare daccapo, con un cast eccezionale, come sta cambiando l’Italia.
Maurizio Porro, Corriere della Sera
Machan – venerdì 24.02.2012 ore 20.30
Machan Italia/Germania 2008 110′
di Uberto Pasolini
con Dharshan Dharmaraj, Dharmapriya Dias, Namal Jayasinghe
httpv://www.youtube.com/watch?v=duqn95fReNY
Colombo, Sri Lanka. Quando apprendono che la Germania vorrebbe invitare la nazionale di pallavolo dello Sri Lanka a un torneo in Baviera, Manoj e Stanley ñ in attesa da anni di un visto per emigrare ñ raccolgono altri 21 disperati cingalesi, ignari di pallavolo, e s’imbarcano per Monaco, ma all’arrivo sono obbligati a giocare. 1a regia di Pasolini, responsabile di Full Monty (1997) e del suo straordinario successo, e anomalo produttore indipendente in area anglofona, che l’ha scritto con Ruwanthie De Chickera. Dopo quella sulla disoccupazione della classe operaia britannica, una commedia sulla fuga dal Terzo Mondo in cerca di lavoro e di una nuova identità. Pur in toni quasi cronachistici per descrivere lo spaesamento degli emigranti nella parte finale in Germania, rimane una commedia: “Un tema di forte presa sociale, un certo cinismo nel prenderlo di petto, una malcelata componente di qualunquismo, ma anche una lucidità fuori dal comune…” (Sergio Di Lino). Esposto alle Giornate degli autori a Venezia 2008 dove prese il Premio FEDIC (Federazione dei Cineclub).
Il Morandini
Saimir – venerdì 10.02.2012 ore 20.30
Saimir 2004 88′
di Francesco Munzi
con Xhevdet Feri, Anna Ferruzzo, Lavinia Guglielman, Mishel Manoku
httpv://www.youtube.com/watch?v=ybSAQ9qcswMv
Saimir significa Il giusto, un destino segnato fin dal nome che tenta in tutti i modi di ribellarsi al suo ineluttabile karma. Perché Saimir, sedicenne albanese finito chissà come nel degradato litorale laziale, Ë costretto dal padre a una sporca complicità in un traffico di clandestini. Sogna di andarsene Saimir, mentre scappa via da se stesso in sella al suo motorino, sogna di innamorarsi, di condurre una vita normale. E sogna suo padre, che la sera conta i risparmi, pensando a un altro matrimonio, a un altro lavoro, a un’altra vita. L’opera prima di Francesco Munzi arriva dopo una solida esperienza documentaristica concentrata sulle strazianti problematiche degli stranieri in Italia, sulle nuove, tragiche coordinate di un’immigrazione che paga ogni giorno pesantissimi dazi, Il suo linguaggio e il suo sguardo sono debitori soprattutto al cinema dei fratelli Dardenne (in special modo, La promessa) e le radici affondano nell’immaginario pasoliniano di Ragazzi di vita, Una vita violenta e Accattone. Una scelta di campo dunque che impone uno stile essenziale, che fa parlare i corpi, le sfumature, i silenzi, e che ribalta in tragedia la gioiosa passeggiata in Vespa del Moretti di Caro diario.
Alberto Fittante, Film TV