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a Giorgio Furlan
The Night of the Hunter USA 1955 90’
di: Charles Laughton
con: Evelyn Varden, Robert Mitchum, Shelley Winters, Peter Graves, Lillian Gish
httpv://www.youtube.com/watch?v=Y8dX6ZKJe2o
Sceneggiatura di James Agee (1909-55) dal romanzo The Night of the Hunter (Il terrore corre sul fiume, 1953) di Davis Grubb. Harry Powell (Mitchum), falso pastore protestante, psicopatico e assassino, va in caccia di un tesoro nascosto il cui segreto è custodito dai fratellini John (Chapin) e Pearl (Bruce). Per ottenerlo ne sposa la madre Willa (Winters) e poi la uccide. Film di culto, l’unico diretto da Laughton, si avvale della straordinaria interpretazione di Mitchum e della splendida fotografia di Stanley Cortez al servizio dell’originale stile visivo della regia, influenzata dall’espressionismo tedesco e dal cinema scandinavo, ma anche da Griffith. Film misterioso di grande complessità polifonica dove “confluiscono più generi e tradizioni. Due sono i percorsi evidenti: la storia nera e il racconto infantile e fiabesco. L’intreccio di questi percorsi maggiori e l’inserimento di altri motivi danno luogo a una serie di trasformazioni e incroci che… rendono il film inclassificabile” (B. Fornara). Il film pone molte domande e dà poche risposte. Ha suscitato letture a forte valenza psicanalitica.
Il Morandini
A Londoni Ferfi Germania/UK/Francia/Ungheria 2007 139’
di: Béla Tarr
con: Miroslav Krobot, Tilda Swinton, Ági Szirtes, János Derzsi, Erika Bok
httpv://www.youtube.com/watch?v=x3CAYwYs-fM
Mainon conduce una vita semplice e priva di prospettive ai bordi del mare. Quasi non si accorge della realtà che lo circonda e ha ormai accettato la solitudine in cui è immerso. Finché un giorno diviene testimone di un omicidio. La sua vita subisce uno sconvolgimento. È costretto a chiedersi cosa separi il bene dal male e quale sia la sottile linea che divide l’innocenza dalla complicità. Progressivamente è costretto a porsi domande, che aveva sempre rimosso, sul senso ultimo della vita. Il film è tratto da un romanzo di Georges Simenon. Il figlio dello scrittore ha detto in proposito: “Le vite di alcuni personaggi creati da mio padre non sono facili da trasporre in un film o in televisione. Questo vale anche per L’Homme de Londres perché la macchina da presa aspira a seguire la suspense che ha luogo nella mente del protagonista e l’impresa sembra impossibile. Béla Tarr ne ha fatto un esercizio di stile che mi ha toccato nel profondo” …
Giancarlo Zappoli






