Tutta colpa di Voltaire – venerdì 27 gennaio 2012 ore 20.30
La faute à Voltaire 2000 124′
di Abdel Kechiche
con Elodie Bouchez, Sami Bouajila
httpv://www.youtube.com/watch?v=863wrDZaNG8
Jallel e i suoi fratelli, i sans papiers. Una volta c’era il lucano Rocco nella Milano boom Anni Sessanta oggi c’è questo bravo ragazzo algerino che si trova a Parigi, strappa un permesso di soggiorno e poi finisce nella banale odissea quotidiana dei vu’ cumprà che vendono frutta e tulipani nei mezzanini del metrò. Dice il deb-regista Abdel Kechiche, premiato l’anno scorso a Venezia, che non esistono immigrati clandestini, ma soltanto esseri umani che cercano di sfruttare un diritto fondamentale quello di circolare liberamente. Un tema che il cinema tratta da sempre, basta ricordare America America di Kazan oppure il capolavoro letterario di Henry Roth Chiamalo sonno, ma oggi la libertà di circolare è messa a dura prova dal contrasto globalizzato tra i Nord e i Sud del mondo e il tema dell’immigrazione clandestina è all’ordine del giorno di qualsiasi governo, a partire dal nostro. Tutta colpa di Voltaire, al di là dell’ironia illuministica del titolo che denuncia il falso liberismo, ha un approccio molto umano al problema della convivenza nellíefficace descrizione di un qualunque povero Cristo che le tenta tutte per campare, ma che in Francia può in qualche modo essere aiutato anche dalle strutture e dal volontariato. Nel suo “albergo dei poveri” Jallel incontra, senza chiedere pietà allo spettatore, amici di ogni ordine, grado e follia, tenta di farsi sposare a scopo cittadinanza, va in clinica per depressione sotto falso nome e ne esce con una ninfomane patologica alle calcagna che non lo lascia più˘ vivere. Fino a quando un giorno, per caso, la polizia lo becca con i tulipani in mano e lo rispedisce a casa. La vita improvvisamente finisce con un foglio di via. Giusto? Il regista, attento al fattore umano e al piacere del racconto, riesce a suscitare simpatia e comprensione in un film in cui batte e si stupisce il cuore e non si sventolano ideali o partiti.
Maurizio Porro
L’ospite inatteso – venerdì 13 gennaio 2012 ore 20.30
The Visitor 2008 103′
di Thomas McCarthy
con Hiam Abbass, Richard Jenkins
httpv://www.youtube.com/watch?v=6alR3CS1d-I
Walter Vale, professore universitario quasi pensionato, vedovo e annoiato, torna a New York per una conferenza e scopre che il suo appartamento è stato subaffittato a una giovane coppia, il percussionista siriano Tarek e la disegnatrice di gioielli africana Zainab. Non li caccia, anzi fa amicizia con loro, al punto che, quando il ragazzo capisce la sua passione segreta per la musica, gli insegna a suonare e lo porta con sé e il suo gruppo. La polizia arresta Tarek, immigrato clandestino, e solo Walter può seguire la vicenda. Il suo affetto e interesse per il giovane si rafforza con l’arrivo della madre di Tarek. Opera seconda di McCarthy, è un piccolo film sull’amicizia e l’integrazione, che racconta con delicatezza i personaggi e i sentimenti che tra loro nascono; attacca con durezza l’ottusità delle leggi sull’immigrazione e la xenofobia del dopo 11 settembre. L’evoluzione psicologica e affettiva del maturo professore è resa da Jenkins che recita sotto le righe, in sordina.
Le tre sepolture – venerdì 30.12.2011 ore 20.30
The three burials of Melquiades Estrada USA 2005 115′
di Tommy Lee Jones
con Julio César Cedillo, January Jones, Tommy Lee Jones, Melissa Leo, Barry Pepper
httpv://www.youtube.com/watch?v=yy0Aka4zMck
Una guardia di frontiera stupida e arrogante uccide per errore Melquiades Estrada, messicano immigrato in Texas. Pete Perkins, datore di lavoro e unico amico del defunto trova il colpevole e lo punisce costringendolo a riportare insieme a lui la salma fino al suo paese natio in Messico, dove dargli degna sepoltura. Sceneggiato da Guillermo Arriaga (Amores Perros, 21 grammi e Babel), che qui compare nella parte del messicano che offre carne d’orso, è il film che segna lo straordinario esordio del 60enne T.L. Jones (che ha al suo attivo una sessantina di film come interprete) alla regia sul grande schermo con un bellissimo western moderno privo di inutili citazioni ma che svela uno dopo l’altro gli insegnamenti di maestri quali Peckinpah, Eastwood, Leone, Sayles e Richardson. Un affascinante e lirico road movie sul tema dell’amicizia e della pietas, irrispettoso del comune ordine narrativo, in un intreccio di flashback e flashforward di grande perfezione, a ritmo ora pacato ora impervio. Una storia d’iniziazione che nel raccontare la durezza della vita alla frontiera con il Messico parla con spietata e struggente onestà di morti ammazzati, di razzismo, dell’indifferenza – quando non è violenza – dei rappresentati della legge. Ottima colonna musicale di Marco Beltrami. Premio a Cannes alla sceneggiatura e all’interpretazione di Jones.
Welcome – venerdì 16 dicembre 2011 ore 20.30
Welcome 2009 110′
di Philippe Lioret
con Vincent Lindon
Bilal, giovane curdo, ha lasciato il suo paese alla volta di Calais, dove sogna e spera di imbarcarsi per l’Inghilterra. Dall’altra parte della Manica lo attende un’adolescente che il padre ha promesso in sposa a un ricco cugino. Fallito il tentativo di salire clandestinamente su un traghetto, Bilal è deciso ad attraversare la Manica a nuoto. Recatosi presso una piscina comunale incontra Simon, un istruttore di nuoto di mezza età prossimo alla separazione dalla moglie, amata ancora enormemente e in segreto. Colpito dall’ostinazione e dal sentimento del ragazzo, Simon lo allenerà e lo incoraggerà a non cedere mai ai marosi della vita. A sua volta Bilal aprirà nel cuore infranto di Simon una breccia in cui accoglierlo. Ma il mondo fuori è avverso e inospitale e l’uomo dovrà sfidare le delazioni dei vicini di casa e la legge sull’immigrazione che condanna i cittadini troppo umani e “intraprendenti” col prossimo.
httpv://www.youtube.com/watch?v=dvImtvPyVlc
Premiato dal pubblico a Berlino e campione di incassi in Francia, Welcome è un racconto morale che si interroga sul concetto di alterità e in cui è facile riconoscere i canoni dell’attualità. Polemizzando con la legge sull’immigrazione voluta da Sarkozy, che infligge sanzioni severe ai residenti colpevoli di cuore con la straniero, Philippe Lioret mette al centro del suo film l’Altro, un corpo estraneo da sfruttare o da espellere, senza una vera possibilità di integrazione. Come aveva già fatto con Tombès du ciel, film d’esordio del 1994, il regista francese riconferma la sua attenzione per la mercificazione delle vite nel complessivo processo di disumanizzazione dell’Europa contemporanea. Welcome, storia d’amore e di amicizia tra un uomo e un ragazzo, affronta con lirismo la realtà nelle sue manifestazioni più crude, disumane e inaccettabili. La sopraffazione del più debole è analoga a tutte le latitudini, compresa la democratica e “rivoluzionaria” Francia che “ospita” una teoria di convivenze rese difficili dai codici sociali e da paure ingiustificate. La coscienza collettiva è assente o rallentata da egoismi, bassezze e diffidenze, che sono l’humus in cui cresce e prospera l’intolleranza di una comunità verso una minoranza. Il coraggio del singolo, incarnato e interpretato da un intenso e dolente Vincent Lindon, sembra allora essere l’unica speranza contro la violenza delle istituzioni, raccontata non come attrito deflagrante ma come forza di inerzia, attraverso un logorio costante tra i personaggi.
Nella livida immobilità di fondo entrano in contatto e dialogano un uomo e un ragazzo, suggerendo un movimento paterno dell’uno verso l’altro e diminuendo “a bracciate” le distanze tra le parti. Il punto di incontro tra Simon e Bilal è rappresentato dall’acqua, elemento primitivo che innesca autentiche dinamiche relazionali e allo stesso tempo attende e accoglie la risoluzione del dramma. Il giovane curdo, in cerca di una patria e di un amore, E’ per il francese l’annuncio di una possibilità, la possibilità di ogni essere umano di ritrovare se stesso e l’altro.
mymovie Marzia Gandolfi
L’orchestra di piazza Vittorio – venerdì 02.12.2011 ore 20.30
Italia 2006 93’
di: Agostino Ferrente
httpv://www.youtube.com/watch?v=5jzl_oJccIo
Roma. Piazza Vittorio. Il quartiere più popolato da migranti di tutto il mondo: un insieme eterogeneo di colori, di stili di vita, di tradizioni culturali e di religioni che si intrecciano, in una convivenza che giorno dopo giorno cresce e si fa profondamente multietnica.
Un gruppo di artisti e intellettuali italiani, su tutti Mario Tronco, tastierista degli Avion Travel, decide si salvare il vecchio cinema teatro Apollo, che, dopo essere stato declassato a cinema porno, sta per essere trasformato in sala bingo, e di costituire un’orchestra stabile composta appunto, anche e soprattutto, da musicisti extracomunitari. Il progetto-sogno inizia nel 2001 e nel giro di diversi anni, con tantissime difficoltà e con tenacia ancora maggiore, vede la luce.
Agostino Ferrente, documentarista aiuto regista di Silvano Agosti, è parte attiva del progetto e, telecamera a spalla, filma tutti gli eventi che porteranno alla creazione dell’ensemble musicale. Il risultato è il film L’Orchestra di Piazza Vittorio, documusical sotto forma di diario che racconta la sofferta, entusiastica e travagliata genesi dell’omonima orchestra. Agostino e Mario iniziano a girare in vespa per Roma alla non facile ricerca di musicisti e si imbattono in persone e volti ognuno con la sua storia da raccontare, con il suo bagaglio di dolori e di aspettative, di sorrisi e di voglia di sentirsi parte di una comunità.
Storie e volti da Cuba, dall’India, dall’Ecuador, dalla Tunisia. Un film che racconta un piccolo pezzo di storia d’Italia: solidarietà e voglia di cambiamento, partecipazione civile e culturale. Un documento dalla musica trascinante e dal forte senso del ritmo, un documento da cui trasuda l’anima e il cuore di chi ha partecipato al progetto, credendoci incondizionatamente.