Il matrimonio di Lorna – venerdì 20.04.2012 ore 20.30
sabato 07 Aprile 2012, 14:19
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Le silence de Lorna   Belgio/Gran Bretagna/Francia/Italia/Germania 2008   105′
di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
con Jérémie Renier, Arta Dobroshi, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet, Morgan Marinne

httpv://www.youtube.com/watch?v=JBKKsK3LARM

Lorna è una giovane immigrata albanese a Liegi. Per ottenere la cittadinanza si è messa nelle mani del malavitoso Fabio. Costui le ha procurato un matrimonio con Claudy (un tossicodipendente) e Lorna ha ottenuto ciò che desiderava. Ora vorrebbe poter aprire un bar con il suo fidanzato Sokol che fa il pendolare da una frontiera all’altra. Per ottenere la somma necessaria deve però portare a compimento il piano di Fabio. Deve cioè poter ottenere un rapido divorzio per poter così sposarsi nuovamente. Questa volta con un mafioso russo che ha, a sua volta, bisogno della cittadinanza belga. Le procedure rischiano però di essere troppo lente e allora Fabio mette in atto la soluzione che già aveva in mente: elimina Claudy con un’overdose. Lorna mantiene il silenzio ma c’è qualcosa di nuovo nella sua vita.
Qualcosa è cambiato anche nel cinema dei Dardenne. Noti agli appassionati (e vincitori di ben due Palme d’oro con Rosetta e L’enfant) per il rigore di un cinema da sempre attento a scavare nelle cause del dolore delle persone più vulnerabili, i due fratelli vantano caratteristiche stilistiche ben definite. La camera a mano, la scelta del super 16 mm, l’assenza di qualsiasi commento musicale hanno sempre costituito gli elementi identificativi del loro cinema unitariamente a uno stile teso a non aggiungere al film un’inquadratura in più del necessario.
In questa occasione la forma (camera molto meno mobile e scelta del formato 35 mm) sembra avere avuto il suo influsso anche sul contenuto. Lo sguardo che i due fratelli belgi proiettano sul grave problema dell’immigrazione, legalizzata attraverso percorsi illegali, si lascia andare con maggiore disponibilità a un’indagine sui sentimenti venata da un accenno di patetismo. Lorna ha un volto dolcissimo ma è entrata in un’arena in cui dominano i lupi. Se vuole realizzare i propri sogni non può e non deve affezionarsi in alcun modo a Claudy con il quale è costretta a convivere per rispondere ad eventuali controlli delle autorità belghe. Ma Lorna non è un lupo. È una giovane donna che finisce col provare una pietà che sconfina nell’amore per quel relitto umano che le chiede costantemente aiuto per uscire dal tunnel in cui si è infilato. La scoperta di questo sentimento precede di poco l’eliminazione fisica del ragazzo. Il quale muore ma continua a viverle ‘dentro’ al punto da farla sentire in attesa di una nuova vita.
Come sempre i Dardenne offrono nel finale ai loro protagonisti una luce (per quanto fioca) di speranza. È quanto accade anche a Lorna, protagonista dell’inizio di un nuovo corso del loro cinema.
Giancarlo Zappoli, mymovie

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Un giorno senza messicani – venerdì 06.04.2012 ore 20.30
sabato 24 Marzo 2012, 13:29
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A Day Without A Mexican   USA/Messico/Spagna   2004   100′
di Sergio Arau
con Caroline Aaron, Tony Abatemarco, Yareli Arizmendi, Todd Babcock, Melinda R. Allen

httpv://www.youtube.com/watch?v=P8t8DCSP020

California in un giorno qualunque. Ma non proprio qualunque. Perché, all’improvviso, una nebbia fitta avvolge i confini dello Stato e le comunicazioni con l’esterno si interrompono. Ma non è questa la cosa più importante perché, al contempo, scompaiono tutti i messicani. La moglie americana di un musicista non lo trova più e con lui il loro figlio maschio (la femmina è invece in casa e poi scopriremo perché). Il conduttore delle seguitissime previsioni meteo televisive non c’è più e una collega ne è visibilmente scossa. Insomma una parte fondamentale della popolazione californiana è scomparsa causando tracolli che vanno dalla sfera privata a quella socioeconomica.
Sergio Arau, figlio del più famoso Alfonso, colpisce al centro con questo divertente e intelligente film a tesi che si svolge in California ma potrebbe essere ambientato ovunque esista un’immigrazione rilevante.
Grazie a una nebbia carpenteriana che isola lo Stato Arau costruisce un film in cui la scomparsa dei messicani fa emergere tutte le contraddizioni di una società che ha ormai un bisogno ineludibile degli immigrati anche se poi, in alcune sue manifestazioni, li ritiene solo presenze dannose e parassitarie.
Lo stile adottato riporta alla memoria il caustico La seconda guerra civile americana di Joe Dante con una particolare attenzione alla ‘narrazione’ televisiva. Arau costruisce un saggio per immagini assolutamente godibile su come sia ormai il piccolo schermo a gestire l’immaginario collettivo indirizzandone l’attenzione e ri-costruendo gli accadimenti. Un gran numero di situazioni (così come le didascalie che vengono spesso sovrapposte alle immagini) spesso amaramente divertenti potrebbero essere trasferite, con le debite ma non sostanziali varianti, alle nostre latitudini. Il pregiudizio non ha confini.
Giancarlo Zappoli mymovie

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Once we were strangers – venerdì 23.03.2012 ore 20.30
sabato 10 Marzo 2012, 13:18
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Once We Were Strangers USA 1997 96′
di Emanuele Crialese
con Vincenzo Amato, Lynn Cohen, Anjalee Deshpande, Lou George, Alisha McKinney, Ajay Naidu, Susan Mitchell

httpv://www.youtube.com/watch?v=vU_NQ_tC3pg

Antonio e Apu vivono a New York inseguendo il sogno americano. La vita di Antonio è segnata dall’incontro con Ellen, una speaker radiofonica che per lavoro deve andare a Parigi. Apu invece deve fare i conti con l’arrivo di Devi, la sposa sconosciuta che i genitori hanno scelto per lui dall’infanzia. La New York del primo lungometraggio di Crialese ha le tonalità brumose del romanticismo sepolcrale. Una sospensione, una malinconia e una ricerca che non trova quiete accomunano i due protagonisti. Antonio è un cuoco che viene licenziato per essersi rifiutato di cucinare una carbonara con l’aglio e Apu, l’amico indiano, fa da cavia in un laboratorio. I tentativi di integrarsi nella logica americana diventano per entrambi grotteschi e spietati. La ricerca della propria identità per Antonio non avviene nel lavoro ma nell’incontro con Ellen, la ragazza che ha qualcosa di Leonardo. Ma questa Leda col cigno, una volta raggiunta, diviene fuggevole. Col tempo viene a manifestarsi una dissonanza con l’ambiente anche per Apu che invece ce la mette tutta per essere americano. L’arrivo di Devi, sradicata dall’India e trapiantata negli Usa, per giunta nell’oscurità di un sottoscala, segna lo spettro di tradizioni perdute e rinnegate.
Il film ricorda in molti passaggi Pane e cioccolata di Brusati, dove un giovane Manfredi da cameriere diventava spennatore di polli, costretto a vivere in un pollaio, in una Svizzera disumana, arrivando a sbiondirsi i capelli e a tifare Germania per essere rispettato e non sembrare italiano. Una scelta simile toccherà a Devi ma, fatta una permanente dal parrucchiere e occidentalizzata, renderà palese a se stessa e ad Apu il volto triste dell’omologazione e della perdita d’identità. Crialese apre uno squarcio su una particolare condizione umana, quella dello sradicamento, dentro il disagio e il conflitto tra l’affermazione personale e l’abiezione lavorativa.

La mestizia, il grido silente e il senso di una privazione indefinibile strappano la pellicola dalla consueta definizione di commedia, così come era accaduto per il film di Brusati del ’74.
Andreina Sirena, mymovie

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Quando sei nato non puoi più nasconderti – venerdì 09.03.2010 ore 20.30
sabato 25 Febbraio 2012, 13:08
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2004 115′
di Marco Tullio Giordana
con Alessio Boni, Michela Cescon, Rodolfo Corsato, Matteo Gadola

httpv://www.youtube.com/watch?v=XFEYBbxBlK0

Infanzia di un capo del Nordest: 13enne con playstation, famiglia bresciana con taverna e fabbrichetta, casca in mare durante crociera in Grecia. Lo raccolgono i clandestini, tutti sullo stesso barcone, nessuno si potrà più nascondere: tagliato il cordone, uccisa l’adolescenza, nasce nella vita una storia di amicizia forse tradita. Rimossi con La meglio gioventù i suoi anni ’70, Giordana offre un film su essere e apparire, sulla convivenza, sulla multimedialità dei sentimenti. Vuole soprattutto spiazzare: niente pregiudizi e stereotipi, tutto è da conoscere e reinventare, anche a rischio di sacrificare un po’ di snobismo ed emotività per raccontare daccapo, con un cast eccezionale, come sta cambiando l’Italia.
Maurizio Porro, Corriere della Sera

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Machan – venerdì 24.02.2012 ore 20.30
sabato 11 Febbraio 2012, 12:59
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Machan Italia/Germania 2008 110′
di Uberto Pasolini
con Dharshan Dharmaraj, Dharmapriya Dias, Namal Jayasinghe

httpv://www.youtube.com/watch?v=duqn95fReNY

Colombo, Sri Lanka. Quando apprendono che la Germania vorrebbe invitare la nazionale di pallavolo dello Sri Lanka a un torneo in Baviera, Manoj e Stanley ñ in attesa da anni di un visto per emigrare ñ raccolgono altri 21 disperati cingalesi, ignari di pallavolo, e s’imbarcano per Monaco, ma all’arrivo sono obbligati a giocare. 1a regia di Pasolini, responsabile di Full Monty (1997) e del suo straordinario successo, e anomalo produttore indipendente in area anglofona, che l’ha scritto con Ruwanthie De Chickera. Dopo quella sulla disoccupazione della classe operaia britannica, una commedia sulla fuga dal Terzo Mondo in cerca di lavoro e di una nuova identità. Pur in toni quasi cronachistici per descrivere lo spaesamento degli emigranti nella parte finale in Germania, rimane una commedia: “Un tema di forte presa sociale, un certo cinismo nel prenderlo di petto, una malcelata componente di qualunquismo, ma anche una lucidità fuori dal comune…” (Sergio Di Lino). Esposto alle Giornate degli autori a Venezia 2008 dove prese il Premio FEDIC (Federazione dei Cineclub).
Il Morandini

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Saimir – venerdì 10.02.2012 ore 20.30
domenica 29 Gennaio 2012, 12:57
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Saimir   2004   88′
di Francesco Munzi
con Xhevdet Feri, Anna Ferruzzo, Lavinia Guglielman, Mishel Manoku

httpv://www.youtube.com/watch?v=ybSAQ9qcswMv

Saimir significa Il giusto, un destino segnato fin dal nome che tenta in tutti i modi di ribellarsi al suo ineluttabile karma. Perché Saimir, sedicenne albanese finito chissà come nel degradato litorale laziale, Ë costretto dal padre a una sporca complicità in un traffico di clandestini. Sogna di andarsene Saimir, mentre scappa via da se stesso in sella al suo motorino, sogna di innamorarsi, di condurre una vita normale. E sogna suo padre, che la sera conta i risparmi, pensando a un altro matrimonio, a un altro lavoro, a un’altra vita. L’opera prima di Francesco Munzi arriva dopo una solida esperienza documentaristica concentrata sulle strazianti problematiche degli stranieri in Italia, sulle nuove, tragiche coordinate di un’immigrazione che paga ogni giorno pesantissimi dazi, Il suo linguaggio e il suo sguardo sono debitori soprattutto al cinema dei fratelli Dardenne (in special modo, La promessa) e le radici affondano nell’immaginario pasoliniano di Ragazzi di vita, Una vita violenta e Accattone. Una scelta di campo dunque che impone uno stile essenziale, che fa parlare i corpi, le sfumature, i silenzi, e che ribalta in tragedia la gioiosa passeggiata in Vespa del Moretti di Caro diario.
Alberto Fittante, Film TV

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