Un fiume chiamato Titas – venerdì 13 aprile 2018 ore 20.45
Titas Ekti Nodir Naam Bangladesh/India 1973 159’
di: Ritwik Ghatak
con: Kabori Sarwar, Rosy Samad, Rani Sarkar, Sha kul Islam, Prabir Mitra
httpv://www.youtube.com/watch?v=Ec6qOd966AM
Ambientato nel Bengala orientale, questo film in bianco e nero basato su un romanzo di Advaita Malo Barman, racconta la povertà e la perdita di un territorio per cause naturali ed economiche da parte di una comunità di pescatori: il fiume si interra e i proprietari più ricchi comprano appezzamenti sottoprezzo da chi si è impoverito e si riduce alla fame. La vita delle comunità fluviali e la cultura materiale (la pesca, il lavoro dei campi) sono resi con accuratezza naturalistica, ma senza perdere di vista il momento mitico, reso ad esempio dalla trasfigurazione di Rajar Jhi deceduta in una divinità agli occhi del figlio: la sua comparsa magica è data con la spontaneità dei dati di fatto più che con l’aura trasfigurante dei sogni, accettata com’è dai compaesani in quanto esistenza reale, non fittizia. La crudezza dei rapporti tra i benestanti e gli indigenti è rappresentata con rigore. Non c’è sentimentalismo nel delineare i rapporti interpersonali e anche familiari determinati in parte dagli affetti ma dettati al contempo dalla difficoltà delle condizioni economiche (come tollerare l’adozione di un orfano se non c’è da mangiare a sufficienza? Prevale il buon cuore o la realtà del sostentamento?). È un film notevole, di respiro sociale e antropologico ampio, che ci fa venire in mente, in Occidente, Man of Aran (di Robert J. Flaherty, 1934) e La Terra Trema (di Luchino Visconti, 1948).
Il mio migliore incubo – venerdì 6 aprile 2018 ore 20.45
Mon pire cauchemar Francia/Belgio 2011 99’
di: Anne Fontaine
con: Isabelle Huppert, Benoît Poelvoorde, André Dussollier, Virginie Efira, Corentin Devroey
httpv://www.youtube.com/watch?v=PvI_dZJ3f6E&t=5s
Agathe è precisa, metodica e puntale, e gestisce la propria famiglia e il figlio Adrien in maniera impeccabile, così come tiene salde le redini della fondazione d’arte di cui è a capo e i suoi impegni istituzionali. Patrick, invece, è sregolato, grezzo e sfacciato, vive con il figlio Tony nel retro di un furgone, si arrangia con piccoli lavoretti saltuari e tutto ciò che ama sono l’alcol e le belle donne formose. Due universi opposti che vengono in contatto grazie ai due figli, amici e compagni di scuola. Così quando il marito di Agathe decide per sua sfortuna di affidare a Patrick dei lavori nella casa in cui vivono, ogni aspetto della loro vita viene invaso dal caos.
FilmTV.it
La terra trema – episodio del mare – venerdì 23 marzo 2018 ore 20.45
Italia 1948 157’
di: Luchino Visconti
con: Antonio Arcidiacono, Giuseppe Arcidiacono, Venera Bonaccorso, Nicola Castorino
httpv://www.youtube.com/watch?v=Wjl8uFYrbhA&t=10s
Liberamente tratto da I Malavoglia di Verga. La storia di una famiglia di pescatori siciliani che nel tentativo di acquistare la barca perde la casa e si dispera. Gli attori, non professionisti, che parlano in siciliano stretto, rendono il film piuttosto difficile, anche se la bellezza delle immagini e la drammaticità della storia ne fanno uno dei capolavori della nostra cinematografia..
MyMovies.it
In Another Country – venerdì 16 marzo 2018 ore 20.45
Da-reun na-ra-e-suh Corea del sud 2012 88’
di: Hong Sang-soo
con: Isabelle Huppert, Kwon Hye Hyo, Jung Yu-mi, So-ri Moon, Moon Sung-keun
httpv://www.youtube.com/watch?v=EA7H8NjNhC0&t=92s
La spiaggia di Mohang è l’occasione per un’incursione nel surreale, terreno di elezione per Hong Sang-soo. Che si aiuta con poche e semplici frasi e luoghi, elementi della narrazione che il regista-demiurgo si diverte a scambiare e ricomporre in incastri ripetitivi con variazioni minime. Una donna francese alle prese con differenti tipologie, tutte ugualmente e palesemente stereotipate, di sudcoreani, come in un’astrazione di sceneggiatura, un esercizio di stile tra Queneau e lo Smoking/No Smoking di Resnais. E la cornice della storia – una sceneggiatura scritta da una ragazza con una donna francese come protagonista – rappresenta il distacco massimo dall’oggetto della narrazione e nel contempo l’esaltazione dello storytelling simmetrico e ricorsivo come forma d’arte. Simmetrico nella concatenazione di storie o di storia, una e trina, su una donna straniera che, per quanto colori, umore o vestiti possano mutare, resta sola, in cerca di salvezza o di un senso ultimo (il faro, il monaco) ma si smarrisce nel piccolo (il bagnino, l’ombrello smarrito). L’elemento straniero e perturbante permette a Sang-soo di insistere, ancor più del solito, sulla figura tragicomica del maschio coreano e della sua discutibile (ma efficace) arte seduttiva. Ma naturalmente In Another Country è anche un omaggio al cinema francese – da parte del più “francese” tra i registi sudcoreani – attraverso un’icona del medesimo come la Huppert, nonché un’occasione per tornare su temi che ormai sono quasi dei mantra più che dei topoi per un regista che ha fatto dell’autoreferenzialità (e della riduzione dell’intreccio a nonsense) la propria bandiera. Hong Sang-soo guarda alla nouvelle vague e a se stesso che osserva la nouvelle vague (come la Huppert amorevolmente ripresa di spalle mentre osserva l’orizzonte) in una messa in abisso autoriale che si dimostra più suggestiva con proporzione diretta rispetto alla propria artificiosità. Quasi un loop di situazioni palesemente stereotipate su seduzione e guerra dei sessi, maschi fedifraghi e attrazioni inspiegabili, che riprende anche iconograficamente Woman on the Beach per abbracciare il cinema francese, ricorrendo al meglio di quello sudcoreano (nel cast tanto la Moon So-ri di Oasis che la Yoon Yeo- jeong di The Housemaid).
FilmTV.it
L’ isola nuda – venerdì 9 marzo 2018 ore 20.45
Hadaka no shima Giappone 1960 96’
di: Kaneto Shindô
con: Nobuko Otowa, Taiji Tonoyama, Masanori Horimoto, Shinji Tanaka
httpv://www.youtube.com/watch?v=I6k9JSQa9Dg&t=29s
E’ la storia di due contadini che coltivano con fatica l’isoletta dove sono nati e cresciuti; il lavoro è massacrante e monotono, oltre che arido di soddisfazioni…
Giustamente il film è senza dialoghi: il dolore, la rassegnazione, la fatica, sono mute; il silenzio è la più commossa testimonianza di quella vita logorante, che ha senso soltanto nell’economia globale della natura.
Médée Miracle – venerdì 23 febbraio 2018 ore 20.45
Francia/Italia 2007 81’
di: Tonino De Bernardi
con: Isabelle Huppert, Giulietta De Bernardi, Tommaso Ragno, Lou Castel, Rossella Dassu, Isabelle Ruth
httpv://www.youtube.com/watch?v=S-GX0pCEFw8
Iréne passa ogni notte in compagnia di un uomo diverso per fuggire la solitudine e l’amarezza di una vita andata in frantumi. Continua a esibirsi in uno squallido locale notturno dove intona sempre la stessa canzone: l’amore è folle, l’amore è cieco. Madre di due figli e donna abbandonata brutalmente dal marito Jason, vaga per la città alla ricerca di se stessa e di un posto dove fermarsi finalmente a riflettere. Tonino De Bernardi, regista torinese con più di quarant’anni di cinema alle spalle, ha solcato con gli anni tutti i palcoscenici del sottosuolo culturale senza mai raggiungere il cuore del grande pubblico. Ed è un peccato, perché De Bernardi è una conferma più che una sorpresa. Con Medee Miracle, ripercorre con sobrietà le fragilità femminili, riappropriandosi del mito greco e riadattandolo in una singolare chiave di lettura: straniante e delicato. Da sempre affascinato ai drammi legati all’emarginazione sociale (soprattutto nei soprusi subiti dalle donne) questa attualizzazione della tragedia, si discosta dall’originale, evocando le atmosfere che raccolgono il meglio del neorealismo italiano e della nouvelle vague francese. Tragedia, in fondo, tutta interna alla protagonista – la fascinosa e “maledetta” Isabelle Huppert – vittima di un destino che accomuna e devasta, imprigionando in sé tutto il dolore dell’esistenza. Dolore espiato nell’aiutare chi soffre, senza giungere a un infanticidio scontato e doloroso. La medea di De Bernardi è un dramma contemporaneo sul desiderio di appartenenza – a un luogo o semplicemente a se stessi – e sul bisogno d’essere amati. Un barlume di speranza, in fondo, è sempre possibile. Anche nella notte più buia del mito.
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