{"id":370,"date":"2009-05-26T22:31:27","date_gmt":"2009-05-26T20:31:27","guid":{"rendered":"http:\/\/ecuriel.netsons.org\/?p=370"},"modified":"2009-05-26T22:35:38","modified_gmt":"2009-05-26T20:35:38","slug":"the-banishment-lesilio-05062009-ore-2030","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/?p=370","title":{"rendered":"The Banishment \/ L&#8217;esilio &#8211; 05.06.2009 ore 20.30"},"content":{"rendered":"<p><em>The Banishment &#8211; Izgnanie\u00a0\u00a0 Russia\u00a0 \u00a02007\u00a0\u00a0 150&#8242;<br \/>\ndi\u00a0Andrei Zvyagintsev<br \/>\ncon K. Levronenko, M. Bonnevie<br \/>\nsceneggiatura di\u00a0Artyom Melkumian, Oleg Negin dal libro \u201cThe Laughing Matter\u201d di William Saroyan<br \/>\n<\/em>Alex torna nella casa dove aveva trascorso l\u2019infanzia insieme ai genitori, e con lui ci sono la moglie Vera e i due figli. La breve vacanza nella casa situata nella sperduta campagna, diventa per l\u2019uomo l\u2019inizio di un vero e proprio calvario quando la donna gli confessa di aspettare un figlio non suo&#8230;<\/p>\n<p>httpv:\/\/www.youtube.com\/watch?v=Li5BPbida1s<\/p>\n<p>Tra le migliori visioni dell\u2019ultimo Festival del Cinema europeo di Lecce spicca questo <em>The Banishment<\/em> (gi\u00e0 passato in anteprima alla 60ma edizione del Festival di Cannes), film che segna il ritorno dietro la macchina da presa di Andrei Zvyagintsev, che nel 2003 aveva vinto il Leone d\u2019Oro alla Mostra del Cinema di Venezia con il suo primo lungometraggio, <em>Il ritorno<\/em>. Il rapporto con la Storia e con il tempo \u00e8 al centro di questa cupa storia, e si estrinseca sia in una ricerca formale che non nasconde i propri modelli (in primis il cinema di Andrei Tarkovskij) sia in una riflessione pi\u00f9 ampia sul ruolo dell\u2019uomo all\u2019interno di uno spazio che riconosce il proprio passato, ma nel mettere in crisi il presente denuncia una mancanza di futuro.<\/p>\n<p>Il ritorno di Alex nella casa di famiglia diventa infatti per l\u2019uomo un\u2019occasione di confronto sia con ci\u00f2 che i suoi genitori avevano realizzato in passato che con quanto egli stesso \u00e8 stato invece capace di costruire sino a quel momento: il luogo \u00e8 in s\u00e9 simbolo di memoria, riconduce all\u2019infanzia del protagonista e, attraverso i volti degli avi impressi sulle fotografie, trasuda il suo provenire da un tempo passato, solido ma ormai distante: una sorta di alterit\u00e0 temporale che si ritrova anche a livello fisico nell\u2019isolamento del maniero e nella sua discrasia (gli interni sono oppressivi, cupi e domina una sorta di costante penombra) rispetto allo spazio aperto e solare della campagna circostante. In questo il luogo prosegue la grande tradizione delle case-organismo al cui interno si combatte la lotta dell\u2019umanit\u00e0 e dell\u2019equilibrio interiore (ma anche morale) del protagonista: come l\u2019hotel di <em>Psycho<\/em> e quello di <em>Shining<\/em>.<\/p>\n<p>Zvyagintsev lascia che sia quindi il contesto a parlare e ammanta il suo film di un sentimento panico che rende la messinscena e la scelta delle location (il film \u00e8 stato girato tra Belgio, Moldavia e Francia) significativa e particolarmente potente a livello emotivo: una qualit\u00e0 visiva che predomina e anche per questo i presupposti che hanno portato alla situazione di decadenza nel rapporto fra Alex e Vera sono affidati, pi\u00f9 che ai passaggi narrativi costruiti in sceneggiatura, a piccoli gesti, a frasi disseminate quasi casualmente lungo i 150 minuti di durata, come un puzzle che lo spettatore deve lentamente ricostruire. La durata estremamente ampia del film non nuoce all\u2019incedere del racconto, che si rivela teso e dolente regalando un senso di profondo rispetto per i sentimenti umani messi in campo.<\/p>\n<p>La logica che domina il rapporto fra Alex e Vera \u00e8 dunque quasi utilitaristica, convenzionale, certamente priva di qualsivoglia calore umano, domina una perenne freddezza che Zvyagintsev restituisce a livello visivo attraverso giochi fotografici che addensano i colori, allargano le zone d\u2019ombra e conferiscono all\u2019immagine una densit\u00e0 degna di un noir di Michael Mann (molto simile in effetti \u00e8 il lavoro sulla composizione orizzontale dell\u2019inquadratura in Cinemascope e sui toni plumbei della fotografia).<\/p>\n<p>La costruzione delle dicotomie \u00e8 poi complessa, perch\u00e9 Alex \u00e8 al centro di un sistema di relazioni apparentemente ben definite, ma nel loro insieme molto variegate: i vicini dal nucleo familiare tutto sommato solido, il fratello che si fida di lui ma che a sua volta \u00e8 un individuo poco raccomandabile (il folgorante incipit ce lo mostra ferito da un colpo di pistola) che lega la gente a s\u00e9 attraverso relazioni di comodo (come accade con il suo medico, cui rinfaccia i debiti contratti con lui per ottenere il suo aiuto), sono tutti elementi che contribuiscono a isolare il protagonista nel suo microcosmo interiore fatto di incapacit\u00e0 relazionali e giudizi errati.<\/p>\n<p>Il rapporto con Vera (una Maria Bonnevie di straordinaria intensit\u00e0) \u00e8 dunque fatto di vicinanze e lontananze e contribuisce a minare alle fondamenta la relazione, intesa sia come legame (affettivo e spirituale) che come costruzione di un nucleo capace di garantire un futuro, una prospettiva che, a livelli universali, possa garantire il perpetrarsi della specie e della societ\u00e0: la solidit\u00e0 del passato dunque si rispecchia in un presente caotico e fragile, dove dominano incomprensioni ed equivoci che contribuiscono a perpetrare il disfacimento.<br \/>\n&#8230;<br \/>\nAttraverso una messinscena che ha il sapore della solennit\u00e0, ma non perde mai di vista la concretezza dei rapporti umani, Zvyagintsev riflette quindi sulle possibilit\u00e0 di una ricostruzione interiore, in una umanit\u00e0 che ha completamente smarrito la propria capacit\u00e0 di trascendere i singoli eventi in nome di una prospettiva alta in grado di redimere la societ\u00e0 dai suoi peccati: una specie di sacralit\u00e0 che va intesa in senso non semplicemente religioso quanto filosofico e che tenta di trarre in salvo l\u2019umanit\u00e0 rispetto alla barbarie in cui \u00e8 decaduta. Significativa in questo caso la scena che vede i figli di Alex, insieme ai loro amici, cercare di completare un puzzle a soggetto religioso, chiara e sin troppo lampante (forse anche didascalica) sintesi del tentativo di ricostruire una possibile componente spirituale in un universo che sembra avere smarrito la propria lucidit\u00e0.<\/p>\n<p>Il puzzle guida quindi noi spettatori verso il finale, con le sue rivelazioni e con l\u2019estema sintesi garantita dall\u2019ultima inquadratura, dove alcune lavoranti nei campi intonano un canto popolare, incontro simbolico di passato e presente. Un attimo e una delle donne attraversa il campo con un bambino fra le braccia: una nuova ipotesi di possibile futuro dal quale forse sar\u00e0 possibile ricominciare?<br \/>\n<em>Il nido di Rodin<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Banishment &#8211; Izgnanie\u00a0\u00a0 Russia\u00a0 \u00a02007\u00a0\u00a0 150&#8242; di\u00a0Andrei Zvyagintsev con K. Levronenko, M. 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