{"id":298,"date":"2009-01-08T23:12:11","date_gmt":"2009-01-08T21:12:11","guid":{"rendered":"http:\/\/ecuriel.netsons.org\/?p=298"},"modified":"2009-01-08T23:13:57","modified_gmt":"2009-01-08T21:13:57","slug":"cinemapiu-sergio-citti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/?p=298","title":{"rendered":"Cinemapi\u00f9 &#8211; Sergio Citti"},"content":{"rendered":"<p><strong>Da \u00abAccattone\u00bb a \u00abVipera\u00bb: il cinema scellerato di Sergio Citti<br \/>\n<\/strong><em>di Gaetano Gentile<\/em><\/p>\n<p>La prima cosa che viene in mente quando si sente nominare Citti, oltre alla ormai proverbiale confusione tra Sergio (regista) e Franco (attore), \u00e8 <strong>Pasolini<\/strong>. Ci\u00f2 ha un suo fondamento, ma non \u00e8 tutto.<br \/>\nCerto \u00e8 il fatto che <strong>Sergio Citti<\/strong> \u00e8 stato praticamente coautore di <em>Ragazzi di vita<\/em> e <em>Una vita violenta<\/em>, i romanzi che fecero esplodere il caso letterario Pasolini alla fine degli anni \u201950, che ha avuto una parte fondamentale nella scrittura e nella realizzazione di <em>Accattone<\/em>, un film ormai oggetto di studio in tutte le cineteche, e che ha collaborato in vari modi a quasi tutta la filmografia di Pasolini.<br \/>\nInsomma, in un excursus che va da <em>Ragazzi di vita<\/em> a <em>Sal\u00f2<\/em>, il nome di Sergio Citti \u00e8 legato a quello dell\u2019intellettuale friulano, che seppe attingere a piene mani da quello che definiva, un po\u2019 riduttivamente, il suo &#8220;vivente lessico romanesco&#8221;, e a cui lo legava una profonda amicizia. Cos\u00ec Pasolini diceva di Citti:<\/p>\n<p><em>Pongo Sergio tra <strong>Sandro Penna<\/strong> e <strong>Moravia<\/strong>. A Sandro Penna egli assomiglia per la totale e quasi santa libert\u00e0, l\u2019anarchia assolutamente priva di aggressivit\u00e0, cos\u00ec naturale da non opporsi in alcun modo allo stato di vita degli altri (tutti schiavi!) come alternativa: a Sergio non salterebbe mai in mente di pretendere di offrirsi come esempio o di fare l\u2019apostolato (ch\u2019\u00e8 sempre terroristico) della sua anarchia. A Moravia egli assomiglia per la rapidit\u00e0 dell\u2019intelligenza e il pessimismo.<\/em><\/p>\n<p>Sarebbe interessante approfondire la simbiosi-interazione tra Pasolini e Citti, ossia tra due culture opposte (borghese e proletaria, &#8220;scritta&#8221; e &#8220;orale&#8221;, egemone e subalterna) ma convergenti, che si completano l\u2019una con l\u2019altra. E, invece di sbarazzarsi di Citti con l\u2019appellativo &#8220;pasoliniano&#8221;, valutare quanto cittiano sia stato Pasolini.<br \/>\nA ribadire l\u2019autonomia del Citti autore, ci sono una serie di film, ognuno straordinario per motivi diversi, non inscrivibili a nessun genere, se non a quello personalissimo frutto della sua visione della vita grottesca e disincantata. A partire dall\u2019esordio di <em>Ostia<\/em> (1970), storia di un amore fraterno insidiato da una donna-demone che <strong>Lino Miccich\u00e8<\/strong> definisce uno dei migliori esordi postsessantotteschi, a <em>Storie scellerate<\/em> (1973), intreccio di amori, castrazioni e morte nella Roma papalina raccontato da due condannati a morte (secondo <strong>Marco Giusti<\/strong> &#8220;bellissimo, ma cos\u00ec violento e scatenato che \u00e8 difficile non considerarlo un film maledetto&#8221;), a <em>Casotto<\/em> (1977), che vince la sfida di un film tragicomico senza storia, girato tutto in un ambiente &#8211; un casotto di una spiaggia appunto \u2013 un kammerspiel balneare che \u00e8 ormai un film culto, nuovo a ogni visione, come <em>Febbre da cavallo<\/em> (Steno, 1976) o <em>Morire gratis<\/em> (S. Franchina, 1968), di quelli attorno ai quali si organizzano serate di amici, a <em>Duepezzidipane<\/em> (1979), nostalgia dei tempi andati in un confronto amarissimo tra anni Cinquanta e Settanta, attraverso la vicenda di un figlio con due padri, risolta con un personalissimo uso della musica diegetica, a <em>Il minestrone<\/em> (1981), un viaggio collettivo dietro un\u2019atavica fame, ai tredici telefilm della serie <em>Sogni e bisogni<\/em> (1983), orchestrati da Destino, Padreterno e Demonio, di cui cito almeno lo straniante-stralunato-struggente <em>Verdeluna<\/em>, a <em>Mortacci<\/em> (1989), sulla vita ambientata in un allegro cimitero, a <em>I magi randagi<\/em> (1997), toccante realizzazione del Porno-Teo-kolossal scritto anni prima con Pasolini, a <em>Cartoni Animati<\/em> (1998), triste apologo sui poveri impoveriti dal possesso, fino a <em>Vipera<\/em>,\u00a0uscito solo a Roma, in un circuito alternativo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da \u00abAccattone\u00bb a \u00abVipera\u00bb: il cinema scellerato di Sergio Citti di Gaetano Gentile La prima cosa che viene in mente quando si sente nominare Citti, oltre alla ormai proverbiale confusione tra Sergio (regista) e Franco (attore), \u00e8 Pasolini. 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