{"id":2503,"date":"2025-05-13T10:34:19","date_gmt":"2025-05-13T08:34:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/?p=2503"},"modified":"2025-05-13T10:34:19","modified_gmt":"2025-05-13T08:34:19","slug":"solaris","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/?p=2503","title":{"rendered":"SOLARIS"},"content":{"rendered":"\n<p><em><strong>Soljaris<\/strong><br>di Andrei Tarkovsky<br>con Natalya Bondarchuk, Donatas Banionis, Yuri Charvet, J\u00fcri J\u00e4rvet, Vladislav Dvorzhetskiy<br>URSS &nbsp; 1971&nbsp; &nbsp;165&#8242;<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/solaris-2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"769\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/solaris-2-769x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2504\" srcset=\"https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/solaris-2-769x1024.jpg 769w, https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/solaris-2-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/solaris-2-768x1022.jpg 768w, https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/solaris-2-1154x1536.jpg 1154w, https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2025\/05\/solaris-2.jpg 1375w\" sizes=\"(max-width: 769px) 100vw, 769px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>In principio era Panthalassa. Tutto \u00e8 acqua, e questo enorme oceano \u00e8 materia e mente. Questo oceano composto da una strana sostanza gelatinosa, torbida e collosa, \u00e8 Solaris.<br>Furono forse queste le prime riflessioni che mossero lo scrittore polacco Stanslaw Lem a scrivere nel 1961&nbsp;<em>Solaris<\/em>, dal quale il regista russo Andrej Tarkovskij trasse l\u2019omonimo lungometraggio del 1972 (un altro, di produzione americana e con la regia di Steven Soderbergh, verr\u00e0 tratto dal romanzo nel 2002, ma modificandone e impoverendone la trama).<\/p>\n\n\n\n<p>Il film di Tarkovskij, che vinse il Gran Prix Speciale della Giuria al 25\u00b0 Festival di Cannes, fu portato in Italia nel 1974, privo dell\u2019abbondante prima sezione, antecedente la partenza del protagonista e con dialoghi snaturati rispetto all\u2019originale. Tali scelte avevano l\u2019obiettivo di \u201csnellire\u201d la pellicola per il pubblico italiano. Al di l\u00e0 di queste spiacevoli vicende, i cinefili italiani possono ad oggi fruire dell\u2019edizione integrale con audio in russo sottotitolato.<\/p>\n\n\n\n<p>In un imprecisato futuro, coerente con la corsa allo spazio perseguita da Stati Uniti e URSS negli anni Sessanta e Settanta, gli scienziati russi scoprono un pianeta al di l\u00e0 del sistema solare: esso appare come un enorme oceano, e viene battezzato Solaris. Nasce cos\u00ec la solaristica, ovvero quel ramo della scienza astronomica e astrofisica che si occupa di studiare il nuovo corpo celeste.<br>All\u2019avvio della vicenda la solaristica \u00e8 gi\u00e0 una scienza in declino, poich\u00e9 non \u00e8 stata in grado di assolvere al proprio compito. Kris Kelvin, il protagonista, \u00e8 l\u2019uomo a cui l\u2019umanit\u00e0 si affida per decretare la sorte della stazione spaziale in orbita intorno Solaris; egli \u00e8 inviato in orbita per accertare l\u2019avanzamento delle ricerche e per decidere se queste siano o meno un buco nell\u2019acqua.<\/p>\n\n\n\n<p>Il lungo antefatto che ne precede la partenza \u2013 inserito da Tarkosvkij e non presente nel romanzo \u2013 ha il compito non solo di presentare le intenzioni di Kelvin (porre fine agli studi della stazione spaziale), ma anche di mostrarci gli eventi che molti anni prima avevano coinvolto altri scienziati e militari sul pianeta misterioso. La registrazione della testimonianza presentata da Berton, amico del padre di Kelvin che aveva partecipato a una missione di salvataggio su Solaris, funge da flashback: l\u2019uomo, interrogato da una commissione, racconta di strani avvenimenti e visioni, di figure e corpi che ha visto emergere dal mare denso e ribollente. Quasi nessuno sembra aver fiducia nel suo rapporto, che viene etichettato come allucinatorio.<br>Queste le stranianti premesse al viaggio spaziale di Kelvin. Ma Solaris non \u00e8 un thriller fantascientifico: Tarkovskij sfrutta la trama per elaborare questioni non solo gnoseologiche, ma anche psicologiche ed esistenziali.<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00ab\u00c8 l\u2019uomo a rendere immorale la scienza\u00bb&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>La stazione spaziale \u00e8, innanzitutto, il luogo in cui gran parte della vicenda si svolge: essa rappresenta il limite (inteso come limes, confine tra il conoscibile e l\u2019inconoscibile) della conoscenza umana, di cui \u00e8 baluardo inefficace, cos\u00ec sospesa sopra quella materia sconosciuta e misteriosa; essa pu\u00f2 essere interpretata anche come il limite dell\u2019umanit\u00e0 stessa, luogo immaginario in cui gli uomini sono costretti a confrontarsi con se stessi, con il loro passato e con ci\u00f2 che umano sembra non essere.<br>Centrale, in&nbsp;<em>Solaris<\/em>, \u00e8 dunque il tema della conoscenza e, di conseguenza, dello strumento che l\u2019uomo utilizza per conoscere: la scienza, con il metodo che ne consegue. E proprio l\u2019approccio scientifico, con i suoi presupposti materialistici, meccanicistici e razionalistici, \u00e8 presentato come insufficiente agli scopi della solaristica. Risulta impossibile comprendere con gli strumenti a disposizione il funzionamento di Solaris; le strumentazioni di cui dispongono gli scienziati sono utili soltanto alla distruzione (si pensi al nichilizzatore messo a punto da Sartorius), e la possibilit\u00e0 di una scienza che sia etica e non soltanto un\u2019irrefrenabile sete di conoscenza \u00e8 questione che emerge sin dal confronto tra Berton ed il protagonista. L\u2019atteggiamento di una scienza meramente assetata di conoscenza, incapace di equilibrare i mezzi con il fine, \u00e8 esplicitato nel personaggio di Sartorius, che incarna l\u2019atteggiamento eccessivo proprio dell\u2019uomo assetato di Verit\u00e0, a tal punto da essere disposto a distruggere ci\u00f2 che non \u00e8 in grado di comprendere.<\/p>\n\n\n\n<p>Da un lato si pone dunque il metodo di una scienza priva di morale, incarnato appunto da Sartorius, il cui fine (e idolo) \u00e8 \u00abla verit\u00e0 scientifica, la sola\u00bb, per giungere alla quale ogni mezzo diviene lecito, anche la distruzione stessa dell\u2019oggetto di studio. L\u2019incomprensibile mostra la limitatezza dell\u2019uomo e delle sue capacit\u00e0, e l\u2019essere umano, che secondo Sartorius \u00ab\u00e8 stato creato dalla natura per conoscerla\u00bb (implicando lo studio approfondito della natura quale missione propria dell\u2019umanit\u00e0), deve essere disposto ad ogni mezzo per tale missione. \u00c8 inoltre interessante notare come sia la questione dell\u2019immortalit\u00e0 ad attrarre Sartorius: l\u2019immortalit\u00e0 degli ospiti in grado di rigenerarsi. Impossibilitato per natura a possedere quel potere, incapace di comprenderne la radice, desidera eliminare il problema stesso creando il nichilizzatore. In tal senso la stazione orbitante si presenta anche come un mondo alla rovescia, dove gli uomini non riescono ad abituarsi all\u2019immortalit\u00e0 degli ospiti e non vi aspirano, ma la rifuggono poich\u00e9 stravolge completamente la loro conoscenza del mondo e di se stessi.<br>Dall\u2019altro lato vi \u00e8, invece, una scienza mossa dalla morale, da uno scopo connotato da umanit\u00e0 in senso emotivo, che tenga conto del dolore che i metodi della ragione, per seguire la verit\u00e0, procurano. Kelvin non \u00e8 infatti disposto a sezionare l\u2019immagine della moglie, sebbene consapevole della sua immortalit\u00e0, poich\u00e9 non accetta che durante l\u2019operazione possa provare dolore.<\/p>\n\n\n\n<p>Il tema del dolore, inoltre, ritorna in una delle scene principali, come connotazione propria di ci\u00f2 che \u00e8 umano. Se Kelvin si lascia trasportare dalle emozioni \u2013 come inizialmente aveva sostenuto di non poter fare (\u00abnon posso lasciarmi condurre dai sentimenti. Non sono un poeta. Ho uno scopo\u00bb) \u2013 e trascura la sua missione di scienziato, Snaut incarna forse la via di mezzo tra i due: desideroso di conoscere, di avere un contatto con Solaris, e disposto a trascorrere la vita intera sulla stazione orbitante, non \u00e8 tuttavia pronto a soluzioni estreme, facendosi dunque portatore dell\u2019idea che permetter\u00e0 una sorta di collegamento con il pianeta. Snaut, inoltre, consapevole della deriva meccanicistica, impersonale e formale della scienza contemporanea, non si trattiene dall\u2019esprimere rimpianto per l\u2019abbandono da parte dell\u2019uomo della visione mitologica del cosmo: \u00ababbiamo perso il senso del cosmico. Per gli antichi era pi\u00f9 accessibile, lo accettavano come mito e lo vivevano come tale\u00bb. La citazione che egli fa del mito di Sisifo non \u00e8 casuale: \u00e8 forse la scienza, come l\u2019intero agire umano, una costante, faticosa ripetizione senza possibilit\u00e0 di successo?<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abPerch\u00e9 andiamo a frugare l\u2019universo quando non sappiamo niente di noi stessi?\u00bb<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il tema della conoscenza non viene declinato solamente verso l\u2019esterno, bens\u00ec anche verso l\u2019interiorit\u00e0: il busto di Socrate, presente in molteplici inquadrature delle scene in biblioteca, non pu\u00f2 che rimandarci al celebre motto gnoqi sauton, conosci te stesso, che \u00e8 l\u2019altro motivo centrale della pellicola. Il tema della conoscenza di s\u00e9 \u00e8 elaborato principalmente nei due personaggi principali, Kris Kelvin e la moglie Hari. Kelvin deve conoscere se stesso attraverso una riappacificazione con il passato e con sentimenti che aveva escluso in quanto incomprensibili, ma che ora, ripresentandoglisi, gli concedono una seconda opportunit\u00e0. La domanda che Hari gli pone (\u00abti conosci?\u00bb) e la sua risposta (\u00abcome ogni essere umano\u00bb) risulta ironicamente drammatica alla luce delle conclusioni cui il film stesso ci conduce: l\u2019individuo pu\u00f2 davvero conoscersi? Kelvin giunge a un\u2019elaborazione dell\u2019amore che prova verso la moglie, sebbene rispetto a lei il suo atteggiamento appaia pi\u00f9 votato a un\u2019egoistica occasione per rimediare agli eventi passati, finiti in tragedia.<br>Hari, invece, in quanto simulacro \u00e8 priva di identit\u00e0: deve conoscersi poich\u00e9 non si ricorda (nel senso propriamente riflessivo del verbo, ricordarsi). Davanti a una foto che la raffigura non \u00e8 in grado di riconoscersi, poich\u00e9 non ha un\u2019identit\u00e0. L\u2019identit\u00e0 che va cercando non le \u00e8 disponibile in quanto mancante delle esperienze che comportano la formazione di un individuo. \u00c8, emblematicamente, davanti allo specchio che Hari \u00e8 lentamente in grado di ricollezionare frammenti di un passato che \u00e8 s\u00ec suo, ma non le appartiene. Presa coscienza del suo status di copia, percorre due vie parallele: da un lato si dispera (sa che l\u2019amore tributatole da Kelvin non \u00e8 rivolto a lei, bens\u00ec alla donna di cui \u00e8 simulacro); dall\u2019altro intraprende un percorso di umanizzazione che la porta a diventare se stessa (come Kelvin le testimonia quando ammette \u00able somigliavi, ma ora sei tu la vera Hari\u00bb). In qualche modo diventa se stessa vivendo e soffrendo. La sua umanit\u00e0 e il suo amore per Kelvin, tuttavia, finiscono per esprimersi in un\u2019eterna ripetizione del tragico: come la donna dal cui ricordo \u00e8 venuta al mondo, la nuova Hari decide di suicidarsi, consegnandosi all\u2019annichilitore di Sartorius; non pi\u00f9, per\u00f2, per dolore, bens\u00ec questa volta per amore. Non \u00e8 chiaro se questo implichi una sorta di necessit\u00e0 che guida la vita di ogni individuo (nel caso di Hari la necessit\u00e0, per tutte le volte che vivr\u00e0, di giungere al suicidio), o se questo atto non fosse nel secondo caso dato dalla sola consapevolezza di non essere realmente umana e di non poter tornare sulla Terra con Kelvin.<br>Il personaggio di Hari, oltre a essere la prova tangibile del potere di Solaris, \u00e8 anche quello che pi\u00f9 si dimostra umano, in grado di comprendere se stesso e gli uomini, e di soffrire. \u00c8 il tema dell\u2019inumano che si umanizza tramite l\u2019amore ed il dolore, e che si contrappone alla figura di Sartorius, uomo disumanizzato incapace di vedere in Hari alcunch\u00e9 di umano, poich\u00e9 non terreste, poich\u00e9 materialmente differente. \u00c8 tuttavia proprio l\u2019inumano a far da specchio all\u2019uomo: \u00abproprio perch\u00e9 siete umani vi comportate cos\u00ec. Perch\u00e9 siete uomini litigate\u00bb. Quello specchio citato da Snaut, vero portatore del messaggio tarkovskijano: l\u2019uomo desidera la conoscenza assoluta, ma per ottenerla deve portare tutto a un livello umano, ridurre tutto, il macroscopico \u2013 il cosmo \u2013 e il microscopico \u2013 il S\u00e9 \u2013 alle proprie possibilit\u00e0 di conoscenza: \u00abNoi non vogliamo affatto conquistare il Cosmo. Noi vogliamo allargare la Terra alle sue dimensioni. Non abbiamo bisogno di altri mondi. Abbiamo bisogno di uno specchio. [\u2026] L\u2019uomo ha bisogno solo dell\u2019uomo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Culmine teoretico del film \u00e8 senza dubbio l\u2019incontro dei personaggi nella biblioteca. Sotto gli occhi degli elementi che tradizionalmente caratterizzano la conoscenza umana (libri, sculture, strumenti musicali, dipinti e maschere, tutti simboli delle diverse declinazioni e delle diverse forme in cui la conoscenza umana si \u00e8 espressa) i protagonisti dibattono sulle loro posizioni. Quale sia il ruolo della scienza; che cosa sia pi\u00f9 proprio dell\u2019uomo, se la sete incondizionata di conoscenza \u2013 presentata da Sartorius \u2013 o l\u2019accettazione, seppur piena di dubbi, del mistero dell\u2019inconoscibile che ci muove per\u00f2 all\u2019amore \u2013 incarnato da Kelvin. Le domande che sorgono sono molteplici: la conoscenza umana \u00e8 davvero sconfinata? Esiste l\u2019inconoscibile?<br>Sono forse le parole di Kelvin nel finale a illuminarci sulla prospettiva che Tarkovskij vuole assumere: \u00abper conservare le semplici verit\u00e0 umane ci vogliono i misteri. Il mistero della felicit\u00e0, della morte, dell\u2019amore\u00bb.<br>\u00c8 allora l\u2019accettazione dell\u2019inconoscibile in quanto tale, di ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 ma cui non sappiamo dare una causa e una descrizione analitica, qualcosa che non va eliminato, bens\u00ec mantenuto, e che faccia in qualche modo da garante proprio per le verit\u00e0 scientifiche a cui tanto aneliamo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Un oceano di neutrini<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il vero protagonista nascosto dell\u2019intero lungometraggio resta indubbiamente il pianeta, Solaris. L\u2019incapacit\u00e0 della scienza di comprenderne i segreti non ci impedisce di definire Solaris come una vera e propria res cogitans, una sostanza cosciente in grado di interagire e rispondere con la coscienza umana che cerca di lambirne l\u2019essenza. Solaris reagisce agli stimoli cui \u00e8 sottoposto dando vita a elementi nascosti nelle coscienze degli abitanti della stazione spaziale. \u00c8 in grado di concedere la propria materia, i neutrini, e il proprio campo magnetico per la stabilit\u00e0 delle figure che popolano i ricordi e le menti degli uomini. Il viaggio verso la stazione e le vicende che vi prendono luogo ricalcano abilmente il mito, quel mito che da Odisseo a Edipo descrive l\u2019uomo come un insaziabile cercatore di risposte, tanto sul mondo quanto su se stesso. La solaristica incarna questo desiderio di comprendere l\u2019incomprensibile che sta dentro e fuori di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel finale, indubbiamente ad effetto, ritorna anche un altro topos del mito: il nostos, il ritorno del protagonista a casa dopo aver viaggiato nel cosmo e in se stesso, con tanto di cane che lo riconosce, similmente a quanto Argo aveva fatto con Ulisse. Ma la possibilit\u00e0 di Kelvin di riabbracciare il padre \u00e8 in verit\u00e0 preclusa (ancora prima che Kelvin partisse per Solaris si intuisce da un dialogo con il padre che il protagonista non torner\u00e0 prima della morte del genitore): \u00e8 dunque l\u2019ennesima creazione di Solaris che ci viene mostrata. La soluzione trovata dal professor Snaut per entrare in contatto con il pianeta \u00e8 stata quella di inviargli l\u2019encefalogramma di Kelvin. In tal modo, sembra che l\u2019oceano pensante abbia potuto conoscere approfonditamente la coscienza di Kelvin e dar vita a isole dove i pensieri e i desideri del protagonista prendono forma: possiamo immaginare che Kelvin provi nostalgia della Terra e desideri incontrare di nuovo il padre; \u00e8 dunque Solaris a soddisfare questo desiderio. Appare un\u2019isola sperduta in questo oceano misterioso in cui la materializzazione del desiderio di Kelvin si fa realt\u00e0, dove una piccola dacia prende forma nel cosmo per realizzare un desiderio irrealizzabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sarebbe ancora molto altro da dire. Il film di Tarkovskij \u00e8 indubbiamente una pietra miliare del cinema che non smette di far sorgere interpretazioni, incapaci di rispondere pienamente a tutte le domande che suscita. Ma proprio per questo merita di essere visto e rivisto.<br><em>Federico Fornasino<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Soljarisdi Andrei Tarkovskycon Natalya Bondarchuk, Donatas Banionis, Yuri Charvet, J\u00fcri J\u00e4rvet, Vladislav DvorzhetskiyURSS &nbsp; 1971&nbsp; &nbsp;165&#8242; In principio era Panthalassa. Tutto \u00e8 acqua, e questo enorme oceano \u00e8 materia e mente. 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