{"id":2393,"date":"2024-03-23T12:54:19","date_gmt":"2024-03-23T10:54:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.arciecuriel.it\/?p=2393"},"modified":"2024-03-23T12:54:59","modified_gmt":"2024-03-23T10:54:59","slug":"yorgos-lanthimos-il-piacere-dellimbarazzovenerdi-29-marzo-2024-ore-20-45","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/?p=2393","title":{"rendered":"Yorgos Lanthimos, il piacere dell\u2019imbarazzo<br>VENERDI\u2019 29 MARZO 2024 ore 20.45"},"content":{"rendered":"\n<p><strong>LA FAVORITA<\/strong><br><em><strong>The Favourite<\/strong><br>di\u00a0Yorgos Lanthimos<br>con\u00a0Emma Stone, Olivia Colman, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark Gatiss<br>Iralnda\/Gran Bretagna\/USA\u00a0\u00a0 2018\u00a0 120&#8242;<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"http:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/favorita.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"717\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/favorita-717x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2394\" srcset=\"https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/favorita-717x1024.jpg 717w, https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/favorita-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/favorita-768x1097.jpg 768w, https:\/\/www.arciecuriel.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/favorita.jpg 1050w\" sizes=\"(max-width: 717px) 100vw, 717px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p>La grande costante del suo cinema, diciamo almeno da <em>Dogtooth<\/em> in poi, Lanthimos l&#8217;aveva esplicitata attraverso Martin, il diabolico ragazzo de <em>Il sacrificio del cervo sacro<\/em> (in una scena peraltro brillantemente analizzata da Alessandro Baratti nella recensione del film): \u00abDo you understand? It&#8217;s metaphorical. My example, it&#8217;s a metaphor. I mean, it&#8217;s symbolic\u00bb. Che si tratti di una casa-prigione entro la quale costruire una diversa realt\u00e0, di un&#8217;infermiera che fornisce assistenza a coloro che hanno appena perso una persona cara sostituendosi ad essa e interpretandone il ruolo, di una distopia dove i single vengono rinchiusi in un hotel prima di trasformarsi in animali o ancora di una divinit\u00e0 che si vendica distruggendo una famiglia borghese, la dimensione metaforico-allegorica della narrazione messa in scena dal regista greco \u00e8 sempre stata un elemento evidente e centrale, quando non addirittura ingombrante (\u00e8 il caso, ad esempio, di <em>The Lobster<\/em>), nella sua filmografia. La concezione del racconto come grande metafora, come film-simbolo in cui ogni elemento rimanda a\/riflette su qualcosa d&#8217;altro, porta per\u00f2 con s\u00e9 delle inevitabili conseguenze, sulle quali i detrattori pi\u00f9 agguerriti di Lanthimos (chi scrive non \u00e8 tra questi) fanno costantemente leva. Personaggi che non diventano mai persone, burattini senza sentimenti che non fanno nulla per nascondere il loro essere manovrati dall&#8217;alto, e per di pi\u00f9 osservati con uno sguardo apparentemente gelido e invece cinico, sadico e compiaciuto, attento a mettere in risalto le perverse tragedie e il dolore che li colpisce. Ci viene in aiuto ancora Il sacrificio del cervo sacro (ad oggi forse il suo film pi\u00f9 compiuto, assieme a <em>Dogtooth<\/em>): quelle di un chirurgo che viviseziona gli spazi e le sofferenze altrui in modo asettico e glaciale e di una figura divina profondamente sadica che tiene saldamente in mano le regole del mondo in cui si trova sono ancora due figure chiave per comprendere il cinema di Lanthimos. Metaforicamente, \u00e7a va sans dire.<br><br>Ricordare nuovamente e a grandi linee qual \u00e8 stato il cinema del Nostro fino a <em>La favorita<\/em>, di fatto un inaspettato (ma non radicale) momento di svolta nella sua filmografia, \u00e8 sicuramente utile a mettere in luce gli aspetti di rottura e quelli di continuit\u00e0 del suo ultimo lavoro, entrambi, come vedremo, profondi portatori di senso. Nei crudeli giochi di potere al femminile che animano il nuovo film di Lanthimos infatti, la dimensione allegorica del racconto \u00e8 certamente presente, ma non finisce mai per sottrarre energia a quel sincero e divertito gusto per la narrazione che finora era rimasto piuttosto estraneo al cineasta greco. Il merito di tutto questo, la variante che rende La favorita una parentesi atipica all&#8217;interno di un&#8217;idea di cinema a forte rischio stagnazione, \u00e8 presto detto: trattasi infatti del primo film in cui n\u00e9 Lanthimos n\u00e9 il suo fedele compare di scrittura Efthymis Filippou firmano la sceneggiatura (qui di Deborah Davis e Tony McNamara, quest&#8217;ultimo impegnato principalmente sul fronte seriale). Lo scarto, nella vitalit\u00e0 che anima personaggi finalmente liberi dai fili del burattinaio e nella calda carnalit\u00e0 che emerge naturalmente dai corpi delle sue attrici (si metta in relazione una qualsiasi inquadratura di Emma Stone con la carne gelida e morta della Nicole Kidman de <em>Il sacrificio del cervo sacro<\/em>), \u00e8 evidente. Cos\u00ec come \u00e8 evidente, d&#8217;altra parte, quanto quello di Lanthimos non sia affatto un film che aderisce alle svogliate logiche del lavoro su commissione: il suo mondo (il suo sguardo) c&#8217;\u00e8 tutto, solo declinato in forme differenti e legate ad una dimensione prettamente visiva, le cui peculiarit\u00e0, se possibile, vengono perfino accentuate. Gli spazi (bellissimi e mostruosi) pesantemente deformati dal grandangolo e i personaggi inquadrati, beffardamente, sempre dal basso, come a voler mettere in risalto una regalit\u00e0 e un&#8217;imponenza di facciata che stride con la miseria morale delle loro azioni, sono solo gli elementi pi\u00f9 evidenti e significativi. Sicuramente i pi\u00f9 stranianti, soprattutto in un mondo, quello del &#8216;700, che si vorrebbe dominato dalla ragione e che qui invece, tra corse delle oche, giochi con le arance e spietate quanto inutili gare per godere dei favori del potere, pare posseduto dalle forme pi\u00f9 subdole di bestialit\u00e0 (sta qui il metaforone con il presente?). Di fronte alla rigorosa suddivisione dei ruoli di questo mondo poi, le interpretazioni di stampo femminista sono inevitabili: gli uomini sono costantemente messi in disparte quando non apertamente in ridicolo, sempre privi di una reale capacit\u00e0 di azione, mentre le donne hanno (e lottano per) il dominio. Letture sacrosante, ma sempre ambigue, e forse proprio per questo ancora pi\u00f9 complesse e interessanti. In questa sede per\u00f2, per questioni di tempo e spazio, non andiamo oltre.<br><br>In fin dei conti insomma, <em>La favorita<\/em> non \u00e8 altro che una tragedia, l&#8217;ennesima nella filmografia del regista greco, osservata per\u00f2 attraverso il filtro deformante della commedia grottesca in costume; un travestimento che consente a Lanthimos di alludere senza gridare, di osservare senza indugiare nel sadismo, di raccontare senza compiacersi del dolore (e ce n&#8217;\u00e8 di dolore in questo gioco al massacro) messo in scena. La risata nasconde il dramma, ma non lo annulla mai. La giocosa superficialit\u00e0 del mondo rappresentato e il tono leggero con cui vengono raccontati gli infantili screzi tra le due (tre) protagoniste servono ad alleviare le sofferenze mentre queste continuano a maturare, silenziose, sotto la pelle. Per farle esplodere, per ritornare improvvisamente e senza sconti alla tragedia pi\u00f9 disperata svelando che la vicinanza al potere \u00e8 anche e soprattutto una questione di sottomissione e abiura della propria libert\u00e0, ci vuole un attimo. Giusto il tempo di tre inquadrature unite da una (straordinaria) dissolvenza incrociata.<br><em>Gli Spietati, Marco Catenacci<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>LA FAVORITAThe Favouritedi\u00a0Yorgos Lanthimoscon\u00a0Emma Stone, Olivia Colman, Rachel Weisz, Nicholas Hoult, Joe Alwyn, Mark GatissIralnda\/Gran Bretagna\/USA\u00a0\u00a0 2018\u00a0 120&#8242; La grande costante del suo cinema, diciamo almeno da Dogtooth in poi, Lanthimos l&#8217;aveva esplicitata attraverso Martin, il diabolico ragazzo de Il sacrificio del cervo sacro (in una scena peraltro brillantemente analizzata da Alessandro Baratti nella recensione [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[36,5],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2393"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2393"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2393\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2396,"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2393\/revisions\/2396"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2393"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2393"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.arciecuriel.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2393"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}